"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Quarta Lettera

scritta ad un provinciale suo amico

Signore,
non c’è nulla che stia alla pari dei gesuiti.
Ho incontrato infatti giacobini, dottori e ogni sorta di persone; ma una visita di questo genere mancava alla  mia istruzione.
E, siccome desideravo in particolare di aver chiarimenti in merito a una controversia che li contrapponeva ai giansenisti , dissi a quel buon padre che gli sarei stato molto riconoscente se me ne voleva istruire.

(…) “Va bene- disse il padre- dunque noi sosteniamo come principio indubitabile che ‘un’azione non può essere imputata come peccato, se Dio non ci dà prima di commetterla , la conoscenza del male che è in essa ed un’ispirazione che ci spinge ad evitarla’. Mi capite ora?"
Meravigliato da un tale discorso secondo cui tutti i peccati di distrazione e quelli che vengono commessi in una completa dimenticanza di Dio non dovrebbero venire imputati perché , prima di commetterli, non si aveva conoscenza del male che è in loro né il pensiero di evitarli, mi rivolsi al mio amico che mi disse: ”Badate bene che né i padri della Chiesa, né i papi, né i concili, né la Scrittura, né alcun libro di pietà, neanche in questi ultimi tempi, hanno mai parlato in questo modo”.
Il buon padre gesuita mi offrì la ‘Somma dei peccati ‘ del padre Bauny, condannato sia a Roma che dai Vescovi di Francia.
Guardate-mi disse il padre- a p.906.
Lessi e trovai queste parole:
“Per peccare e per rendersi colpevoli dinnanzi a Dio bisogna sapere che la cosa che si vuol fare non vale niente, o almeno averne il dubbio, il timore, ovvero ritenere che a Dio non faccia piacere l’azione nella quale ci si impegna, che anzi la proibisca, e malgrado ciò , farla ugualmente, saltare il fosso e passare oltre.”
Comincia bene , gli dissi.
“Sì rispose, eppure guardate cosa fa l’invidia! Per queste affermazioni il buon Hallier, prima di diventare nostro amico, si burlava del padre Bauny e applicava a lui le parole: ”Ecce pater qui tollit peccata mundi”!
“E’ certo-gli dissi- che questa è una redenzione tutta nuova, se si segue il padre Bauny”!
“Volete dunque un’ autorità più autentica?-aggiunse-.Prendete questo libro del padre Annat, l’ultimo da lui scritto contro Arnauld, leggete pag.34, sono tutte parole d’oro.”
Lessi dunque: “Colui che non ha alcun pensiero di Dio, né dei suoi peccati, né alcuna conoscenza dell’obbligo di esercitare atti d’amore di Dio o di contrizione, non ha alcuna grazia attuale per esercitare tali atti; ma è anche vero che non fa alcun peccato omettendoli e, se viene dannato, non sarà per punizione di questa omissione”.
“Oh quanto mi piace!-esclamai io-Vedo che le persone giustificate da questa ignoranza e da questa dimenticanza di Dio sono senza confronto di più di quelle giustificate dalla grazia e dai sacramenti.”

(…) “Se volete essere più sicuro- rispose quello- prendete gli scritti di Le  Moyne, che l’ha insegnato in piena Sorbona.
Lo ha appreso da noi, ma l’ha ben sviluppato.
E con che forza lo ha stabilito!
Lessi dunque:

  1. Da una parte Dio diffonde nell’anima un amore tale che la inclina verso la cosa comandata. Dall’altra, la concupiscenza ribelle la stimola verso il contrario.
  2. Dio le ispira la conoscenza della sua debolezza
  3. Dio le ispira la conoscenza del medico che deve guarirla
  4. Dio le ispira il desiderio della guarigione
  5. Dio le ispira il desiderio di pregarlo e di implorare il suo aiuto.

MA SE TUTTE QUESTE COSE NON AVVENGONO NELL’ANIMA,L’AZIONE NON è PROPRIAMENTE PECCATO, E NON PUO’ ESSERE IMPUTATA.”

Rivolto al padre allora dissi: “O padre , questo è davvero un grabn bene per certe persone di mia conoscenza!
Bisogna proprio che ve le conduca qui.
Forse non avrete mai veduto nessuno con meno peccati di essi: essi infatti non pensano MAI  a Dio: i vizi hanno del tutto prevenuto la loro ragione!
Non hanno mai conosciuto né le loro infermità, né il medico che eventualmente può guarirla , infatti per loro non c’è nessuna infermità da guarire.
Probabilmente sono ancora nell’innocenza del Battesimo!”
E proseguii:
“Non è mai venuto loro in mente di poter amare Dio Né di potersi contrire dei propri peccati, di modo che ,secondo il padre Annat, non hanno mai commesso alcun peccato per difetto di carità o di penitenza: la loro vita passa in una continua ricerca di piaceri, di cui il benché minimo rimorso ha  mai interrotto il corso.
Tutti i loro eccessi mi fecero pensare che costoro fossero certamente perduti, ma , padre, ora mi insegnate  che sono proprio questi eccessi  ad assicurare loro la salvezza.
Siate benedetto padre perché giustificate così le persone!
Gli altri insegnano a guarire le anime a forza di penitenze, ma voi mostrate il contrario, che cioè vivono bene proprio quelle anime che si sarebbero credute le più disperate.
O quale buona via per essere felici in questo mondo e nell’altro!
Avevo sempre pensato che si peccasse quanto meno si pensasse a Dio; ma a quanto vedo, una volta che si sia riusciti a vincere se stessi in modo da non pensarci completamente più, ogni cosa diventa pura anche per l’avvenire!
Basta con questi peccatori a metà che hanno un residuo di amore per la virtù! Saranno dannati tutti, questi mezzi peccatori; ma per i peccatori schietti, peccatori incalliti, peccatori senza compromessi, completi e perfetti, per questi non c’è nessun inferno: hanno già imbrogliato il diavolo a forza di affidarsi a lui”!

(…) Qui l’amico intervenne:
“Non è sufficiente per capire l’errore che san Paolo dicesse di essere il ‘primo fra i peccatori’ per un peccato di aver commesso per ignoranza e con zelo?
Non basta che nel Vangelo si veda che coloro che crocifiggevano Gesù avevano loro bisogno del perdono che Egli infatti chiedeva per loro, benché non conoscessero affatto il male della loro azione, e che-secondo san paolo- non avrebbero mai commessa se ne avessero solo avuta conoscenza?
NON VI BASTA CHE GESU’ CI AVVERTA CHE CI SARANNO DEI PERSECUTORI DELLA CHIESA CHE CREDERANNO DI RENDERE SERVIZIO A DIO SFORZANDOSI DI MANDARLA IN ROVINA PER FARCI INTENDERE CHE QUESTO PECCATO, CHE SECONDO L’APOSTOLO E’ IL MAGGIORE DI TUTTI,PUO’ ESSERE COMMESSO DA COLORO CHE SONO COSI’ LONTANI DAL SAPERE CHE STANNO PECCANDO E CHE ANZI CREDEREBBERO DI NON PECCARE SE NON LO FACESSERO?”
Che direte voi gesuiti di coloro che si impegnano in cose realmente cattive perché le credono buone”?
Ma io insistetti: “L’ignoranza nella scelta del bene e del male non fa si che un’azione sia involontaria, ma solo che essa sia viziosa.
Come quando taluno ignora in generale le regole del proprio dovere, perché tale ignoranza rende gli uomini degni di biasimo e non di scusa.
Come dice Aristotele ,che voi per altro fine  citate: “Coloro che peccano per ignoranza compiono la propria azione solo perché vogliono compierla, anche se peccano senza voler peccare” (Retractationes, 15)

(Parigi, 25 Febbraio 1656)