"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Carla Vites - Mistero senza età 3
Mistero senza età 3

Riflettendo sull’attuale tempo liturgico è bello ricordare che ogni Messa di Quaresima ha una sua Stazione.

Questa parola è stata presa dalla milizia romana perché i cristiani arruolati nella milizia di Cristo si riunivano nelle ore in cui i soldati cambiavano la guardia; donde i nomi di Terza, Sesta, Nona che si danno alla parte dell’Ufficio che si dice alla 3a, 6a e 9a. Dopo l’ora Nona, che recitavasi verso le 15, si celebrava, in Quaresima, la Messa. Poi si cantavano i Vespri, dopo di che si rompeva il digiuno. Da ciò deriva l’uso attuale, nelle chiese ove si canta l’Ufficio, di recitare durante la Quaresima i Vespri prima del pranzo. Sul Georges-Calonghi, troviamo, tra le varie voci di statio, stationis, da sto, l’indicazione del significato militare del termine: posto di guardia, sentinella, picchetto, e anche quartiere di soldati. Come “riunione o luogo di raduno di cristiani”, il termine risale a Tertulliano (sempre il dizionario). Probabilmente il significato prevalente, nel gergo militare, era quello di: posto di guardia. Comunque sia, Tertulliano ci attesta che il termine era d’uso tra i cristiani per indicare il loro raduno.
Il papa celebrava, nel corso dell’anno, successivamente nelle grandi basiliche e nelle venticinque chiese parrocchiali di Roma, e in qualche altro santuario, la Messa solenne, circondato da tutto il clero e dal popolo e questo si è chiamato ‘fare la Stazione’. Il nome di ciascuna chiesa romana sede di stazione è rimasto nel Messale, e ricorda che Roma è il centro del culto cristiano ed indica una liturgia più di dodici volte secolare e anticamente solennissima.
Circa le venticinque parrocchie di Roma, queste parrocchie esistevano già dal V secolo ed erano chiamate "titoli" (tituli) ed i parroci di Roma che vi erano preposti portavano il nome di Cardinali (incardinati), addetti a queste chiese. Per questo motivo ancora ai nostri giorni ogni Cardinale è titolare di uno di questi santuari.
Nella Messa antica, la personalità del prete non conta. Conta la sua funzione, e lui e il popolo insieme sono rivolti al Signore. Conversi ad Dominum. E per questa ragione il ruolo del prete è altamente obbiettivo. Non ha nulla di soggettivo o personalistico: per questa ragione egli scompare. Ovviamente, egli è il mediatore tra la congregazione di fedeli e Dio, colui che guida la comunità riunita (ecclesia) verso Dio, ma egli scompare a motivo dell'oggettività dell’impianto strutturale liturgico. Questo è molto salutare, perché la Messa non riguarda il prete, ma riguarda Dio. Nel Novus Ordo, a causa della pratica di celebrare versus populum, e a causa di tutte le scelte del celebrante che inseriscono una sorta di commento, o di spontaneismo ovunque, il ruolo di esso diventa terribilmente soggettivo. Pertanto, si sposta inesorabilmente il centro dell’attenzione, ed è così che la Messa è assolutamente clericizzata: essa ruota tutta attorno alla persona del celebrante.