"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

La chiesa e l'occidente abbandonano i cristiani armeni al massacro - Carla Vites
La chiesa e l'occidente abbandonano i cristiani armeni al massacro

 

(da F. Perretta)

La regione caucasica del Nagorno-Karabakh, da sempre abitata da popolazioni armene, fu arbitrariamente sottomessa all’Azerbaigian nel 1923 da Stalin, con finalità evidentemente anticristiane. Conformemente al diritto dell’URSS, la regione riuscì ad autoproclamarsi repubblica indipendente il 6 gennaio del 1992, e questo determinò una sanguinosa guerra nei 2 anni successivi, che si risolse con più di 30.000 morti e la vittoria sul campo delle forze armene con l’indipendenza “de facto” della giovane democrazia, senza che però seguisse un formale riconoscimento da parte della comunità internazionale. ONU e paesi occidentali hanno sempre adottato una politica noncurante o addirittura ostile rispetto ai diritti dei cristiani armeni, tutto il contrario di quanto è avvenuto per le popolazioni musulmane del Kosovo, al fianco delle quali scese in guerra la NATO.
È letteralmente vergognoso che tutti i paesi occidentali abbiano abbandonato i cristiani armeni al loro destino, un destino fatto di incessanti persecuzioni che durano da secoli. Occorre ricordare che il popolo armeno fu vittima di un genocidio dalle proporzioni apocalittiche: ben oltre un milione e mezzo di morti, massacrati, crocifissi, lasciati morire di stenti e di fame durante le “marce della morte” tra il 1915 e il 1916. Uno sterminio secondo solo a quello dei nazisti in Germania, paese che allora appoggiò l’Impero Ottomano nonostante queste atrocità, atrocità che ispirarono Hitler negli anni successivi.

Anche adesso la Germania flirta con la Turchia e non osa mettersi contro Baku, pur richiedendo un immediato cessate il fuoco e un tavolo delle trattative tra le parti, senza ovviamente sottolineare che la parte offesa è la Repubblica del Nagorno-Karabakh.
Non parliamo del silenzio di Di Maio, interessato, forse, a mantenere i rapporti commerciali con l’Azerbaijan, primo fornitore di petrolio del nostro Paese, che ha nell’Italia il principale partner commerciale. Affari floridi e in crescita, come testimonia la recente visita del presidente azero Ilham Aliyev, ricevuto in pompa magna da Mattarella il 21 febbraio 2020. Che dire? Era meglio Gheddafi. D’altronde Francia e Germania sgomitano per occupare le nostre posizioni.
Intanto la Turchia bombarda, uccide decine di civili, fornisce droni e truppe paramilitari, mentre l’unica potenza che supporta l’Armenia è la Russia, che ha inviato derrate e approvvigionamenti militari attraverso l’Iran, paese non certo felice delle folli mire espansionistiche della Turchia, che vorrebbe realizzare un immenso impero dai Balcani all’Asia Centrale, dalla Libia all’Iraq, appropriandosi di tutto il Mediterraneo orientale e, se possibile, di Gerusalemme.
Il panturchismo e il panislamismo di Erdogan non rappresentano più un sogno propagandistico ma un solido e sfacciato progetto di espansionismo nazionalista, supportato da un esercito fortissimo, con quasi un milione di effettivi e armato all’inverosimile.
La Turchia gioca sporco sull’ambiguità di essere paese membro della NATO, il che blocca gli Stati Uniti, preoccupati di perdere un alleato così potente nello scacchiere mediorientale. Tuttavia, i tempi della democrazia laica e liberale di Atatürk sono finiti da tempo, e Washington dovrà rendersi conto, prima o poi, del grande rischio che corre a tenersi la serpe in casa.