"Ed ecco la mia vita
Giunta sino all’orlo
Come un vaso d’alabastro
Infrango innanzi a Te
"

Boris Pasternák

Minerva - Assisi 1
Qualcuno davanti a cui perfino inchinarsi

Dal 5 all’8 Giugno u.s., a San Pietroburgo, si è svolto il XXVII Forum Economico Internazionale (SPIEF).
La notizia è venuta in mio possesso leggendo on line gli aggiornamenti dell’ambasciata russa in Francia.
Riferimento ancora fortunatamente non censurato, a cui mi rivolgo - da un po’ di tempo a questa parte - per trovare notizie che non siano mistificate o - come in questo caso - totalmente ignorate dai media ‘democratici’ europei.
Quei media che, fingendo di aggiornarci, altro non fanno che ingozzarci di minestre preriscaldate e predigerite.
Dunque, si è svolto non lontanissimo da tutti noi, un summit di rilevanza estrema a cui quest’anno hanno partecipato, come Paesi invitati, anche Oman e Bolivia e che ha visto la partecipazione rappresentanti di più di 130 paesi e territori, 17000 invitati, personalità pubbliche, rappresentanti di ambienti scientifici, universitari e del mondo dell’economia.
In concomitanza, tutti i media ‘locali ’- perché più che espressione di localistiche e provinciali appartenenze i nostri media non sono- ci hanno ammannito immagini a fiume delle celebrazioni per l’80mo anniversario dello Sbarco in Normandia.
Immagini nelle quali facevano bella mostra, come tanti burattini allineati, i Capi di quegli Stati che all’operazione parteciparono, ma con la particolarità di esserci tutti tranne la Russia.
La Russia, infatti, non era stata invitata.
Invitato - totalmente fuori luogo e senza senso del ridicolo - risultava invece il ‘presidente’ ucraino anche se il suo mandato elettorale è regolarmente scaduto dal 20 maggio.
Immagine che, se non fosse per il risvolto tragico aveva un che di altamente comico e quasi sboccato, quella delle potenze europee ,sovrastate dalla supervisione USA, allineate come tanti scolaretti al giorno di chiusura della scuola, esibendo senza decenza l’esclusione di un Paese che, per la causa da loro tanto sbandieratamente sostenuta, vide il sacrificio di ben 20 milioni di esseri umani, ma con, invece, in mezzo a loro questo ometto, Zelenskj, distruttore di pace e del suo sfortunato popolo.
Il Paese che lui si ostina a rappresentare non partecipò, in quanto tale, alla Liberazione dal nazismo, ma, anzi, parecchi suoi figli ne furono aperti sostenitori. Uno su tutti: Bandera.
Come ben si sa, documentandosi anche solo un pochino, fu grazie all’Armata rossa e ai suoi successi sul fronte Est che lo sbarco in Normandia poté avere luogo.
Guardando le potenze ‘occidentali’ allineate sulla spiaggia, non riuscivo altro che a vedere una straniante immagine di solitudine, anziché di gruppo, di comunità di vincitori.
La solitudine di chi, ostinandosi a non aprire gli occhi, si autoconferma della propria superiorità ed unicità.
E intanto - come evidenziato dallo SPIEF a Pietroburgo - un nuovo ordine mondiale multipolare sta mettendosi in moto.
I rapporti di forza geopolitici sono una realtà oggi e sono evidenziati dal sorgere di nuovi poli di influenza, grazie al rafforzamento della sovranità e capacità concorrenziale di potenze altre rispetto alle solite date per ‘vincenti’.
Tristemente dobbiamo ammettere che, sostenendo ciecamente la politica aggressiva e guerrafondaia della Nato come stiamo facendo in questi inutili Stati Uniti d’Europa, non è la Russia che perde elementi di cultura e di ricchezza nostri, bensì l’Europa occidentale che li perde drammaticamente.
E mi sento di dire che come stiamo vivendo e gestendo la questione delle due guerre attuali - Ucraina e Gaza - i valori tradizionali fondanti dell’Europa che sono quelli legati al cristianesimo - cioè ad un uso razionale della ragione - non sono più di casa qui tra noi.
Questi valori sono quelli negati da Hegel e dall’idealismo di stampo protestantico, i quali - come in un post sequel distopico - si espandono rigogliosi nel nostro oggi nichilista.
Quando Hegel tratteggiava la metafora del padrone e del servo, stava gettando forse uno sguardo visionario sul nostro oggi. I frutti di quella visione - traditrice del cristianesimo e dell’umanità autentica - germogliata dalla Riforma in poi in Europa, sono illustrati dall’attuale cupio dissolvi che ci porta a scegliere la guerra prima delle trattative, o a impedirle, quando fanno timidamente capolino. Ma questa cupio dissolvi altro non è che il risvolto della logica di contrapposizione gli uni agli altri per cui - hegelianamente - uno è servo e uno è padrone. Tertium non datur.
Altra forma di relazionalità tra gli uomini non esiste.
In questo modo di vedere - dapprima solo speculativo, poi sempre più effettuale e pratico - l’altro è la ‘negazione di sé’ (di sartriana memoria) e, se il nemico non ci fosse, come accade oggi, occorre inventarselo.
Perché altra possibilità - per l’autocoscienza di sé, per il riconoscimento e la possibilità di attuare sé stessi - non è data, se non nella negazione del diverso da me. Anche se nessuno di noi lucidamente lo ammetterebbe.

(immagine: Santa Maria sopra Minerva, Assisi)