"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"


Funzionari della Fede

Quello che colpisce è che il 22 maggio scorso Mons.Georg Ganswein, ordinando ventisette nuovi sacerdoti nella Basilica di Sant'Eugenio a Roma abbia sentito il dovere di rivolgere loro questo ammonimento ed, al contemppo, augurio: "Il sacerdote non è un funzionario di un un'istituzione: Dio si serve di un uomo, quale ognuno di noi è, per esserci, e operare per noi attraverso di lui".
Colpisce perché, studiando un po' le cose che hanno nel tempo logorato e modificato quasi completamente il contenuto della fede cristiana e cattolica non può non tornare in mente il giuseppinismo di 231 anni fa.
Il figlio di Maria Terersa è passato alla storia come colui che aveva inaugurato una concezione decisamente funzionaristica e burocraticistica della Chiesa. E questo anche grazie ad una amministrazione ecclesiastica statalizzata, come l’opera del giuseppinismo aveva maturato.
Con mezzi apparentemente più che legali, l’Imperatore aveva portato avanti tutta una parte del laicismo francese, esattamente quello stesso che, in Francia, avrebbe annientato la religione.
D’altra parte proprio questa mania dell’imperatore-sacrestano di intervenire nelle cose del culto, aveva incoraggiato molti uomini di Chiesa, totalmente infeudati alle idee del tempo, a occuparsi di una ‘riforma liturgica’.
In realtà ‘antiliturgica’ come la definirebbe dom Guéranger.
Il desiderio di ‘sbarocchizzare’ la celebrazione liturgica e di coinvolgere il popolo, si era espresso con la richiesta da parte di taluni di restaurare l'uso della Comunione sotto le due specie eucaristiche, considerato come l’unico modo per ridare ai fedeli l’intelligenza del Mistero celebrato.
Partendo dall'idea che la Messa è un atto pubblico, vi era la tendenza a rigettare le messe private e a non ammettere neppure che il Santo Sacrificio si celebrasse  senza che i fedeli partecipassero ad esso con la Comunione sacramentale.
Ci si spingeva a dichiarare che la confessione pubblica avrebbe dovuto sostituire quella auricolare e, cosa ben più grave, si patrocinava la soppressione del celibato.
Come scrive G. Goyau, nella Germania del XVIII secolo "l’idea di Incarnazione era ormai svuotata del suo contenuto a tal punto che gli dei di marmo e pietra di cui parla il salmista, apparivano a Schiller come dei veri dèi umani".
Tramontato qualunque concetto di Tradizione, sopravvissuta nessuna vera nozione di Chiesa, si assisteva ad una disgregazione completa dell’idea cristiana.
Questo movimento, intriso di principi  illuministici senza adeguato filtro, avrebbe un giorno fatto eco, con una nota ancor più razionalista, al sinodo di Pistoia.
Quando si parla di ‘Tradizione’, si tende ad immaginare chissà che cosa di vetusto ed elitario.
In realtà J.A. Moehler che, fu difensore della Liturgia tradizionale, da teologo e non innanzitutto da studioso di Liturgia, ribadiva come "il culto appaia, assieme al dogma, l'espressione di grandi ‘generazioni’, le quali attraverso esse spargono i raggi della propria vita interiore sulle generazioni future, in modo tale che queste, potranno sempre trovarvi la fiamma che anima la propria speranza”.