"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

La Donna Assurda
(Dopo l'interrogatorio in Procura del 13 Marzo 2013)

Durante l’interrogatorio in Pretura a causa di un mio preteso coinvolgimento in affari di riciclaggio, accusa che partiva esclusivamente dalle indagini in corso su mio marito, c’era la PM davanti a me che rifiutava di credere che io non fossi una truffatrice smaniosa di ingannare lei e lo Stato.
E questo sostanzialmente per una ragione.

Perché, cioè, mi ostinavo a confermare che avevo vissuto un’intera vita fidandomi di un uomo che non mi aveva mai messo al corrente dei suoi affari.
No, questo in un‘epoca di globalizzazione ed emancipazione della donna, suona falso e ipocrita: la mia non poteva essere una vita accettabile.
La mia è stata una vita POLITICAMENTE SCORRETTA.SCORRETTISSIMA.
Se altro fino a quel momento non mi fosse stato chiaro del perché misterioso un bel giorno io abbia avuto la ventura di venire al mondo e di restarci fino ad allora, in quel momento tutto era limpido: ero venuta al mondo per sconfessare le conquiste della civiltà.
Civiltà che si identifica con donna in carriera e s, soprattutto,incapace di fidarsi di chiunque non fosse lei stessa.
Del proprio coniuge prima di tutto.
Soprattutto se, sono parole testuali del PM, a vivere così scorrettamente era una donna 'colta e intelligente' Era così che la PM- bontà sua-faceva le viste di considerarmi.
Bontà sua.
Ma io , nulla...Ottusamente dimostravo di essere  proprio quella lì.
Quella che –come milioni di donne prima di me e , spero, dopo-anche e perfino in Europa, non necessariamente negli sperduti confini dell’Isis, si ostinava a ripetere che lei, se un uomo lo aveva sposato, era perché si fidava di lui… Inaccettabile.
Il problema per cui era c convocata lì, così drammatico e urgente, in fin fine non si riduceva che a questa incatalogabilità della sottoscritta.
Reticente ad entrare in qualunque 'codice civile ed aggiornato' di definizione.
Semplicemente stavo recitando una parte  fuori tempo massimo…
E dire che  non me ne ero mai resa conto!
Si, non sapevo mai se il marito tornava a casa e quando, probabilmente ero considerata come  un oggetto puramente decorativo da tenere  in famiglia, ma avevo cresciuto 4 figli ,sia pure - è vero -, senza pretendere di svolgere una professione tutta mia personale.
E mi pareva che la cosa fosse tutt’altro che disdicevole...
Invece ci voleva un rinvio a giudizio per scoprire quanto ero fuori moda e assurda.
Quasi quasi, sembrava dirmi lo sguardo e il tono di voce di chi mi interrogava, la galera me la sarei meritata anche semplicemente per questo: aver fatto la casalinga.
A priori ero una poco di buono di cui era senz’altro meglio non fidarsi.
Ecco perché tutto quell’interrogatorio in realtà pareva partire da un lapidario presupposto: ero una casalinga e pure contenta di esserlo, quindi non potevo che essere un soggetto inaffidabile e propenso a delinquere.
Quando finalmente questo strazio si concluse, dopo ore e ore durante le quali, non sapendo nulla come avevo detto all’inizio, nulla avevo potuto aggiungere alle prime parole, e camminando per tornarmene a casa, continuavo a  tentare di scoprire dei motivi per cui anche  una come me poteva avercela fatta a sopravvivere…
Ma più pensavo e più riuscivo a mettere a fuoco solo una cosa: nonostante tutta la delusione che avevo generato nella PM, io ero stata felice.
Una felicità costituita da una miriade di frammenti di piccoli istanti in cui miriadi di frammenti di piccole cose mi avevano dato la certezza di esistere.
E di avere un senso a questo mondo , anche se non producevano ‘scatti di carriera’.
Cucinavo, portavo i bambini a scuola o a danza o dal dentista.
Andavo ai colloqui coi maestri  prima e coi professori poi.
Mi ricordavo dei compleanni di tutti, nonni e amici dei figli compresi.
Consigliavo quando qualcuno di casa non sapeva che pesci prendere ,e aiutavo per fare i compiti.
Oltre a fare le lavatrici e altre inezie di questo tipo.
Facevo passare le lunghe ore di attesa del diventare grande che era la ‘mission’ per cui ero diventata mamma.
Per descrivermi forse potevo usare semplicemente un paragone con le donne di Oscar Wilde il quale tra il sornione e il compassionevole anticipava con le sue battute il giudizio negativo che i PM di  oggi avrebbero riservato a quelle come me: ”Essere state ben educate è un grande svantaggio al giorno d’oggi. Vuol dire essere escluse da una quantità di cose!”
Forse io sono veramente fuori tempo massimo: una di età vittoriana.
Sì forse per quelle come me un giorno può improvvisamente diventare dura cercare di non finire in galera.
Ma questo dubbio avrebbe richiesto, a farmelo venire, uno sforzo di fantasia così intenso che occupata com’ero a scaldare biberon o girare per negozi a fare la spesa, sinceramente non avrei potuto permettermi.