"Ed ecco la mia vita
Giunta sino all’orlo
Come un vaso d’alabastro
Infrango innanzi a Te
"

Boris Pasternák

I Minori osservanti pare che andassero predicando un ‘rosario di San Francesco’, formato da 9 Misteri ognuno di 9 Ave Marie.
Fu così che Alessandro VII, nel 1664 condannò pubblicamente il ‘rosarium seraphicum’ e le immagini sacre che raffiguravano la Vergine in atto di consegnare il Rosario a san Francesco o a santa Chiara.
Inoltre, sempre in quest’anno, il Papa volle connessi alla recita del Rosario, la meditazione dei 15 misteri come condizione per ottenere le Indulgenze legate alla pratica.

Sappiamo che, ancora nell’anno 1677, tale padre A.D. Giumigi, per mezzo della confraternita da lui fondata chiamata "Comunella", dovette cercare di innalzare ad ‘un livello spirituale’ quanto si compiva diffusamente sul piano strettamente ‘amoroso’.
In una cronaca dell’Archivio di san Domenico a Fiesole, si legge:” Essendo giunte le feste di maggio e sentendo noi il giorno avanti molti secolari che incominciavano a ‘cantar Maggio’ e far festa alle creature da loro amate, stabilimmo di volerlo cantare anche noi alla Santa vergine Maria” e aggiunge, significativamente:” Non era dovere che ci lasciassimo superare dai secolari”.
Le pratiche religiose del mese mariano contemplavano quindi l’incoronazione di Maria con una corona di rose.
Circa i parallelismi ancora ben riscontrabili tra le festività ‘canoniche’ e le sopravvivenze di quelle sotterraneamente ancora pagane ci illumina P. Stubbes con il suo "Anatomie of abuses", Londra 1583. Ivi egli descrive con palese disapprovazione e sdegno, come si usasse portare il palo di maggio “ai tempi della buona regina Betta”. A maggio nel dì di Pentecoste e pure in altri giorni, garzoncelli e donzelle, vecchi e vecchie vagano nottetempo per boschi, fratte, colline e monti, trascorrendo la notte in sollazzi e tornano al mattino recando rami e fronde.
Fra gli Slavi di Carinzia il giorno di san Giorgio (23 aprile), in molte zone o un pupazzo o un giovane vengono immersi nel fiume per assicurarsi che la pioggia faccia verdeggiare d’estate campi e prati.

 

Formazione dell’Ave Maria.

Già nel VII secolo, nella quarta domenica di avvento, era usuale - come antifona offertoriale - la formula "Ave piena di grazia, il Signore è con te". La Chiesa andò aggiungendo "Maria" al saluto dell’Angelo, facendolo seguire dal saluto di Elisabetta a Maria stessa: "Tu sei benedetta fra tutte le donne".
Questa formula antifonale, all’inizio del XII secolo, era diffusa in tutto l’Occidente. La parte successiva a questa semplice formula ancora puramente antifonale risale al XV secolo quando, nel 1483, venne completata la prima parte con "Gesù” per poi far seguire alla ‘salutatio’ la formula di invocazione "Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte" che era quella adottata dalle confraternite mariane che assistevano i morenti.
Si riteneva infatti che “chi avesse salutato Maria molte volte in questa vita, avrebbe, dopo la propria morte, ricevuto il saluto di Maria alla porte del Paradiso”.
Il “Gloria” finale di ogni decina fu introdotto a Santa Maria sopra Minerva nel 1613.

 

Formulazione dei Misteri

All’inizio la devozione era tutta incentrata sulle cosiddette ‘gioie della Vergine’, ovvero episodi scritturali taluni di una tenerezza e delicatezza notevoli, evidenziati come fonte della gioia di Maria.
Sono espressioni di devozione molto antica.
Troviamo nel Codice Rossiano 205 risalente alla seconda metà del X secolo, proveniente dall’Abbazia di Moissac e attualmente alla Biblioteca Apostolica vaticana, varie salutatio che risalgono all’impero carolingio.
Come pure troviamo Litanie che risalgono al 1078/1085 nel Salterio di Egberto donato al Capitolo generale della città di Cividale del Friuli-dove tuttora si trova- da sant’Elisabetta d’Ungheria, nel 1229.
Il primo, scritto in elegante minuscola dell’epoca, detta appunto carolina, riporta nel fr.101r una lunga preghiera intitolata proprio "Salutatio Beatae Mariae".

Questo il testo:

Ave Maria, gratia plena, qui es super solem et lunam miserere nobis.
Ave, cuius speciem rex coeli et terre concupivit.
Ave, salutata ab Angelo.
Ave, ab Spiritu Sancto abumbrata.
Ave, pregnam de Deo et homine.
Ave, que ex tuis visceribus meruisti Dei Filium generare.
Ave, que Filium. Dei in cunabulis restrinxisti
Ave, que Filium. Dei in balneo misisti
Ave, que Filium. Dei declinasti in presepio
Ave, que Filium. Dei vidisti crescere secundum carnem, quam de te immaculata virgine assumere dignatus est
Ave, gloriosa, que Filium tuum audisti praedicantem salute nostram

I Francescani, da parte loro, diedero impulso perché, oltre alle gioie si sottolineassero anche i ‘Dolori’ della Vergine, originando una devozione parallela a quella delle "Gaude".
Alla fine del XIV secolo si avranno tre sertum di preghiere.
Il primo avrà per soggetto gli episodi principali dell’Incarnazione e dell’Infanzia di Gesù, il secondo quelli della Passione e il terzo le Gioie della Madonna.