"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"

Gustave Flaubert

Al contrario cantare e rappresentare la Donna era diffusamente legato al genere letterario del ‘Roman de la rose’.
Opera questa che narrava il culto della Donna sublime cui si doveva il servizio cortese e che fino a metà del '500, fu assiduamente letta tra quelle della letteratura francese
È proprio a maggio, il mese dedicato a Maria, che inizia il sogno del Roman…
Quest'opera consta di due parti diseguali: una prima parte con i suoi 1000 versi, fu composta da Guillaume de Lorris fra il 1225 e il 1240. La seconda parte, di carattere più evidentemente sessuale fu compiuta nel 1270 da Jean Chapinel de Meung.
Intanto si diffonde sempre più l’uso tutto ‘cortese’, dello chapelet (coroncine da mettere come cappelli).
Questo tipo di ‘cultura cortese’ e la sua interpretazione secolare del ‘senso della Rosa’ era certamente alla base della scelta di Alano di chiamare Salterio e non Rosario la devozione a Maria da lui rifondata.
Il nome Rosario prevalse anche se le coroncine di rose e le rose andarono via via dissolvendosi nel repertorio iconografico ad esso dedicato. Da grande e significativa presenza la Rosa venne sempre più a ritrovarsi come ‘ricordo’ nel nome puro e semplice della devozione
Clemente VII già nel 1534 ridusse l’imponente numero di orazioni del rosario alla terza parte da recitarsi almeno un sol giorno alla settimana.
Nel 1569, il giorno 17 settembre, la consacrazione ufficiale del Rosario nella forma dei 15 misteri, (divenuti, secoli dopo ,20 per opera di san Giovanni Paolo II), fu stabilita da papa Pio V con la Bolla Consueverunt., la Magna Charta della devozione alla preghiera rosariana. In essa il Pontefice definisce l’origine del Rosario, il nome, gli elementi essenziali, gli effetti, le finalità e i modi di pregarlo. In questo documento per la prima volta il Papa sosteneva che, per ottenere le Indulgenze connesse alle preghiere, è indispensabile durante la recita del Rosario la meditazione sui 15 Misteri.
Di qui l'inizio di quella consuetudine artistica di circondare l'immagine della Beata vergine del Rosario con la rappresentazione visiva dei Misteri relativi alla vita di Maria e di Gesù, affinché, sulla scorta dell’antica ars reminescendi, il collegamento tra l'immagine che la meditazione del Mistero evoca, e il vissuto della fede personale, diventassero irreversibili. Da allora, come autentica sorta di “diapositive a colori di conferenze sempre uguali” trovava espressione diffusamente rappresentativa ed iconografica la collocazione di immagini dei Misteri da meditare, disposti generalmente tutt'attorno all’immagine di Maria, a conferma una religiosità che, se talora ritualistica e modesta, era ed è vigorosamente sentita.
Alla fine del ‘500 veniva portata a termine quella ormai famosa ‘gloriosa’ gara che vedeva impegnati i vecchi maestri e i più giovani pittori bolognesi insieme, nella realizzazione del bellissimo altare della Madonna del Rosario nella chiesa di san Domenico, a Bologna.
Nella prima metà del ‘700 queste immagini troveranno una collocazione tutta speciale nel Portico di San Luca. Un percorso di 3 Km che si snoda attraverso 666 archi e porta i fedeli al Colle della Guardia, ove sorge il santuario della Madonna di san Luca. Qui le cappelle vennero proprio a sostituire le immagini di carta che i devoti erano soliti attaccare agli alberi per segnare il riferimento ad ogni mistero, salendo al santuario mentre recitavano il Rosario.
Nel 1571, la Battaglia di Lepanto fu vinta secondo l’aspettativa del mondo cristiano, grazie all’intercessione di Maria tramite la recita del Rosario ininterrotta, anche proprio da parte del papa che l’aveva istituita come pratica.
Gregorio XIII con la Monet Apostolus del 1° aprile 1573 stabilì la celebrazione in tutto il mondo per la prima domenica di ottobre della festività della Beata Vergine del Rosario.
Da quel momento ci fu una diffusa fioritura di cappelle e chiese dedicate alla Madonna del Rosario ed è Maria che si prende cura delle sorti dell’Europa: se nel 1620 la vergine del Rosario assieme a Gesù e Domenico viene salutata come l’autrice della grande opera della vittoria nella Battaglia   della Montagna Bianca, così pure quando nella battaglia de la La Rochelle nel 1628, Luigi XIII e Richelieu attaccarono la roccaforte calvinista, prima, sotto la guida dei frati domenicani, il popolo assieme ai soldati recitarono tutti i giorni il Rosario. E l’entrata nella cittadella liberata fu fatta in forma processionale cantando le Litanie della Madonna.
Invocatissima da san Carlo a salvezza dalla grande peste del 1630, dopo quest’episodio, ci narrano le cronache: “niente di più frequentemente risuona nelle chiese, niente di più giocondo si ode nelle case private, niente di più utile si recita nelle scuole dei giovani, del SS Rosario della beata vergine Maria, nelle piazze, per le vie , dai principi, dai capi, dal popolo, dai giovani, dagli anziani si loda ripetutamente ad una voce, col saluto angelico la SS. Vergine del Rosario e tutti acclamano la piissima Signora che vince le guerre e libera dai contagi”.
Sarà ancora invocata Lei a salvezza

(immagine: Vergine con Bambino, monastero s. Benedetto in  Monte , Norcia)