"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"

Gustave Flaubert

Non esiste in primis più alcuna coscienza di quella che possiamo definire con il Vagaggini a cui mi rifaccio in questo testo, come la "Legge dell'oggettività".
Cito direttamente da lui:
"La proposizione 'Legge dell'oggettività' esprime il fatto che la via per cui Dio si comunica a noi e noi raggiungiamo Dio come il nostro fine ultimo, non è lasciata al nostro capriccio, e nemmeno alla nostra libera scelta.
In fin dei conti essa ci è oggettivamente imposta, non solo dalla nostra natura, e quindi da Dio stesso, autore della nostra natura umana, ma dalla stessa libera volontà positiva di Dio.
Per salvarsi l'uomo altro non può fare che accettare liberamente questa via oggettiva segnatagli storicamente e positivamente da Dio: adattarsi a questo stato di fatto.
Questo non significa mettere tra parentesi la nostra libertà, anzi.
E' infatti proprio la nostra libera personalità che Dio richiede a noi nel rapportarci con Lui.
Ma - contrariamente a quanto una lettura antropologica cartesianamente delineata potrebbe far supporre, la cosa fondamentale a cui chi intenda comprendere il senso della Liturgia e quindi della sua vita deve sottoporsi è un ribaltamento cognitivo, per cui 'il soggetto, noi quindi, non ha valore se non normato e tutto misurato dall'oggetto, da esso indipendente'.
La realtà normatrice ultima che il nostro Creatore ha espresso per avvicinarci a Lui è Cristo stesso, Suo Figlio.
E con il Verbo incarnato lo sono anche i sacramenti e la Scrittura.
Tutta la Liturgia, come mezzo dei nostri rapporti con Dio Padre, è improntata a questa legge dell'oggettività.
Di qui si comprende bene perché la Liturgia (intesa come pregare, come vita sacramentale e come celebrazioni ) sia così ostica alla mentalità 'moderna'.
Infatti, se le 'vie di Dio' sono tutte improntate alla legge dell'oggettività, quelle dell'uomo contemporaneo sono invece incentrate esclusivamente sulla legge della soggettività, arrivando - come non è purtroppo difficile osservare - al soggettivismo più esasperato. Un esempio su tutti: decidere arbitrariamente, in base al proprio 'mood' personale a che sesso appartenere.
La contemporaneità è tutta incentrata sulla ricerca dell'esperienza soggettiva: in questo essa mette tutto il proprio valore.

E non già nell'esperienza soggettiva come riflesso e frutto del soggetto che venga in contatto con l'oggetto, ma come fatto valente in se stesso e per se stesso, indipendentemente dal dato oggettivo che ci si trovi dinnanzi.
L'oggetto - quindi anche tutti 'gli altri' che non siamo noi innanzitutto - diventa cosa secondaria, trascurabile, un semplice riflesso di un soggetto che lo 'crea' - si dice - 'oggettivando' il proprio io.
La libertà diventa quindi  conquista indefinita su se stessa: Dio è un frutto di questa creazione oggettivata della nostra stessa libertà, le religioni considerate tutte ugualmente buone perché frutto di un'esperienza sic et simpliciter 'religiosa' interscambiabile con qualunque altra esperienza.
Pachamama insegna.
A questo livello la mentalità che forma e rispetta il mondo della Liturgia è completamente paralizzata ad intendere.
Il mondo della liturgia, infatti, è tutto un mondo di oggettività, di cose e fatti indipendenti dalla nostra fantasia, messi lì da Dio e a cui non dobbiamo fare altro che adattarci".
Chiudo qui il primo passo del Vagaggini che proseguirò a sviscerare. Per me innanzitutto e per tutti coloro che si domandano a che serva entrare in una chiesa a ripetere le stesse noiosissime cose e comparsate che mettiamo in essere quotidianamente al di fuori di essa.