"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"

Gustave Flaubert

“Chi tra di voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, salmeggi” (Gc 5,13).
Sembra, da queste parole, che nel culto pubblico ci sia quanto riesce a soddisfare tutti i nostri bisogni spirituali, quanto conviene a qualunque disposizione dello spirito in ogni varietà di circostanze. Oltre l’aiuto celeste e soprannaturale che, naturalmente, dobbiamo sperare.
Preghiera e lode, così intese, sembrano essere proposte come rimedio universale, una vera panacea come suol dirsi, che conviene usare senza indugio, qualunque possa essere la causa dei nostri turbamenti.

(…) L’indisposizione del corpo si manifesta in varie maniere, ma attraverso un dolore: un dolore che diventa oggetto fisso dei nostri pensieri.
La stessa cosa deve dirsi dell’indisposizione delle nostre anime, qualunque ne sia la natura: passione od affezione, speranza o timore, gioia o tristezza.
Essa ci strappa nonostante noi dalla chiara e serena contemplazione del mondo futuro e ci agita, ci lascia sovraeccitati.
Le cause poi della nostra eccitazione sono generalmente di due specie: materiali e/o religiose.
Le cause di sovraeccitazione di tipo puramente ‘materiale’ possono, per esempio, essere la ricerca di un guadagno, del potere, la nostra ambizione.
I divertimenti anche costituiscono eccitazione; ma anche gli applausi della folla, le rivalità, le speranze, i rischi, le liti, le contestazioni, le delusioni, i successi.
Un uomo così, senza quasi rendersene conto, diviene schiavo di questo mondo: egli si ritrova con una idea, una sola idea e che per lui diviene il suo idolo.
Giorno dopo giorno essa lo cattura, e il suo cuore le rende culto.
Chiunque esso sia, giovane o vecchio, ricco o povero, in qualunque situazione si trovi egli è soggetto alla propria eccitazione che ha il potere di affascinare l’occhio della nostra mente, di indebolirci, di distruggerci.
Tutto ciò non accade quasi mai in maniera immediata, bensì con un processo graduale, e fino a quando ogni nostro pensiero religioso scompare dinnanzi alla visione di un bene immediato.
La tentazione più comune, almeno in questa nazione, l’Inghilterra, è l’attrattiva del guadagno.
Accade di vedere un uomo che vive di settimana in settimana in preda ad un’avidità moderata, che egli chiama con appellativi rispettabili (per esempio: desiderio di compiere il proprio dovere e per la famiglia) finché l’interesse per la fede, la religione, le spinte spirituali, scompaiono completamente dentro di lui.
Parliamo di un rimedio possibile: “Chi è tra voi nel dolore, preghi; chi è nella gioia, salmeggi”.
Di qui l’importanza della preghiera e della lode: esse rompono la trama dei pensieri, profani e mondani.
È proprio qui che risiede il beneficio di un culto a tempo fisso: farci rompere ufficialmente con quanto le agitazioni del mondo sembrano imporci di urgente.
In particolare, le preghiere comandate per ogni giorno dalla Chiesa.
Io dico ‘particolarmente’ perché una persona impegnata in una vita di affari sovente è tentata, sotto l’urgenza delle occupazioni a sottrarsi alle pratiche devozionali private.
Non si ha in questo caso molto tempo da dedicare.
Il servizio ‘pubblico’ invece, è sempre di una certa durata prestabilita e non può essere interrotto da telefonate o convocazioni improvvise.
Ritengo quindi effettivamente impossibile che una persona che osservi il servizio quotidiano della Chiesa “con rispetto e timore” non venga perciò stesso aiutato a ritrovare il proprio equilibrio.
Questo è proprio il beneficio che apporta il culto pubblico sui cristiani distratti regolarmente da una folla di pensieri: riportarli a ricordare l’unica cosa necessaria che impedisce di lasciarsi attrarre dal grande vortice del tempo e dei sensi.
Molti se ne rendono conto da soli: quando arriva il sabato si vedono coperti dalla polvere di questo mondo e così comprendono che è una grande misericordia non essere obbligati a lavorare senza interruzione.
Se non fosse un esplicito comandamento della religione, molti forse considererebbero un dovere continuare il proprio lavoro, qualora la società permettesse di riposare.
La tentazione di non interrompere il lavoro capita quando per esempio c’è un lavoro urgente da terminare.
Parecchi cedono in realtà alla tentazione, ma poi ne toccano tutti con mano la conseguenza con danni alla salute fisica e psichica.
La liturgia settimanale di preghiera e lode si presenta invece come un dolce sollievo, come una pausa col mondo, un riflesso del terzo cielo che impedisce al mondo di rapirci la speranza, di asservirci come un duro tiranno che complotta per la nostra rovina.
Può capitare talora che in una determinata famiglia i cui membri vivano assieme, uno cada in una smania religiosa.
Improvvisamente egli desidera essere più fervente di tutti gli altri, fare qualcosa che esca dall'ordinario, e questo senza conoscere la giusta misura.
È il caso abbastanza ricorrente di persone che facilmente si appoggiano a sette ‘dissidenti’ o addirittura escono dalla Chiesa.
L’idea sottintesa è che nei gruppi settari ci sia maggior religiosità che nella Chiesa stessa.
Il desiderio di serietà ed austerità unito ad un senso religioso spiccato cercano un rifugio al loro spirito per liberarsi probabilmente da sentimenti che, repressi, li schiaccerebbero col loro peso.
E così, il fiore della verità, le promesse della vera religione sono perdute per la Chiesa.
Persone che avevano cominciato bene, sedotte dalle proprie ansie, se ne allontanano.
Le cerimonie della Chiesa, a condizione di saperle usare, tranquillizzano invece gli spiriti più agitati.
Se uno si trova in stato di turbamento è senz'altro inutile per lui andare ad ascoltare predicatori di incontri eccentrici per tentare di liberarsi del proprio malessere.
Qualunque tentativo in questa direzione, non potremo mai fare cose paragonabili a quelle che invece operano in noi la fede e la preghiera nel nome di Cristo.
Anche se deste il vostro corpo per essere bruciato e tutti i vostri beni per sostentare i poveri, non giungereste mai a fare quello che si compie con una continua preghiera e domanda di intercessione.
Pochi sono quelli ricchi per fare eventualmente grandi donazioni e pochi quelli capaci di soffrire per Cristo.
Ma tutti possono pregare.
Anche se voi foste un apostolo della Chiesa o un grande profeta, non potreste fare di più di quello che fate con la semplice potenza della preghiera.
Non andate fuori dalla giusta via sforzandovi di inventare nuovi modi per servire Dio.
Io vi mostro “una via migliore”: aspirate ad essere ciò che Cristo vuole fare di voi, cioè il suo amico, che ha su di lui il potere di farsi ascoltare.

(immagine: K. Williams 2013