"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"

Gustave Flaubert

Riflessioni sull'Eucarestia

Il 17 Aprile dell’anno 2003 Giovanni Paolo II dava la sua ultima enciclica: Ecclesia de Eucharistia

Il 22 Febbraio 2007 con l’esortazione postsinodale  Sacramentum caritatis, Benedetto XVI chiudeva in maniera autorevole
l’Anno Eucaristico  aperto da Giovanni Paolo II nell’ottobre 2004 e conclusosi nell’ottobre 2005 , dopo la sua morte.
Commuove pensare che gli ultimi due gesti ‘forti’ del santo Padre polacco sono stati dedicati all’Eucarestia.
E siccome rischia di diventare un’abitudine proprio per coloro che- più motivati di tanti - in chiesa e a ricevere la santa eucarestia si recano quotidianamente, è bello interrogarsi in modo particolare proprio e sempre su questo Sacramento: il Sacramento dell’amore (Sacramentum caritatis)
(Come sia da intendere questo termine, ‘amore’, lo spiega altrettanto bene sempre Benedetto XVI nella sua prima enciclica, Deus caritas est).
Tenendo fermo il concetto di Eucarestia e del perché , ogni volta che le ci si accosti , vada fatta memoria della sua specifica  qualità che la rende Sacramento unico nella vita del fedele e della Chiesa tutta, sottolineiamo alcuni paragrafi  dell’esortazione post-sinodale e li mettiamo in correlazione con la lettera enciclica data nel 1947 dal santo Padre Papa Pio XII, Mediator Dei.
Si potrebbe fare molto di più e molto più ampiamente senza quasi finire mai.
La prima constatazione rilevante è la messa in evidenza in entrambi i documenti che  nulla che provenga da Dio nostro Creatore e Signore possa non avere a che fare con la verità. 

(S.C.1)  

’Nel sacramento dell’Eucarestia il Signore si fa cibo per l’uomo affamato di verità e di libertà .
Poiché solo la verità può renderci liberi davvero, Cristo si fa per noi
cibo di Verità’. 

(M.D.26) :

’La religione cristiana debitamente praticata richiede soprattutto che la volontà si consacri a Dio e influisca sulle altre facoltà dell’anima. Ma perché questo accada  ogni atto di volontà presuppone l’esercizio dell’intelligenza ( ricerca della verità) e prima che si possa concepire il desiderio di darsi a Dio per mezzo del sacrificio di sé è assolutamente necessaria la conoscenza degli argomenti e dei motivi che impongono la fede, come il fine ultimo dell’uomo, il dovere della soggezione al Creatore, la grandezza della divina maestà.
Tutti questi argomenti non devono essere una vuota ed astratta reminiscenza, ma devono mirare effettivamente a  sottomettere i nostri sensi  e le loro esigenze ad una ragione illuminata dalla fede ‘. 

(M.D. 20)

L’elemento essenziale del culto deve essere quello interno; è necessario infatti vivere sempre nel Cristo, tutti a Lui dedicarsi affinché in Lui, con Lui e per Lui si dia gloria al Padre. Diversamente la religione (fede) diventa un puro formalismo senza fondamento e senza contenuto’

Solo così:

(M.D.28)

‘Non solo per opera dei suoi ministri, ma anche per quella di ogni singolo fedele, la Chiesa si sforza di compenetrare la vita e ‘attività privata, coniugale, sociale e perfino economica e politica degli uomini perché tutti i figli di Dio possano più facilmente conseguire il loro fine’.

(S.C.1 )

 ‘Ogni uomo porta in sé l’insopprimibile desiderio della  verità ultima e definitiva. Per questo Gesù Cristo si rivolge al cuore anelante  dell’uomo  facendosi carne ed offrendosi come risposta (=VERITA’ DELLA CARITA’) e  facendosi cibo per noi (=CARITA’ DELLA VERITA’).

(S.C.35)

La bellezza ha , all’interno della celebrazione dell’Eucarestia, un valore teologico e liturgico.  Non è mero estetismo all’interno della Liturgia, bensì la modalità con cui la verità dell’amore di Dio in Cristo ci raggiunge, affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l’amore’.

(M.D.55)’

L’augusto Sacrificio dell’altare non è dunque una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù, ma è un vero e proprio sacrificio nel quale, immolandosi incruentemente , il Signore fa ciò che fece una volta sulla croce offrendo al Padre tutto se stesso: ”Un a  identica è la vittima: quello stesso che adesso si offre per ministero dei sacerdoti, allora si offrì sulla croce. E’ diverso soltanto il modo di fare l’offerta”(Conc.Trid.sess.22, c2)

(M.D. 82-83)

‘ La Chiesa mira non soltanto con le letture, le omelie e le altre esortazioni e tutto il ciclo dei misteri che ci vengono ricordati durante l’anno , ma anche con le vesti, i riti sacri e il loro esteriore apparato a farci diventare –per mezzo di segni visibili- insieme con l’Ostia immacolata una vittima noi stessi a Dio Padre gradita’.

(M.D. 100)

‘La Chiesa di Gesù ha a disposizione solo questo pane per saziare le aspirazioni ed i desideri delle anime nostre (verità della carità) per unirle intimamente a Gesù Cristo perché per esso diventino “un solo corpo” e si affratellino (carità della verità)quanti siedono alla stessa mensa per prendere il farmaco dell’immortalità con la frazione dell’ unico pane’.

FINI DEL SACRIFICIO EUCARISTICO

(M.D.58,59,60,61)

- Glorificazione di Dio da parte di cristo stesso che dalla nascita alla morte fu divorato dallo zelo della gloria divina e dalla Croce l’offerta del suo sangue arrivò al cielo in odore di soavità.

- Ringraziamento a Dio. Che compie il nostro divino Redentore innanzitutto giacché solo Lui come Figlio dell’Eterno Padre, di cui conosceva l’immenso amore, poteva innalzargli un degno inno di ringraziamento.

- Espiazione e propiziazione. Sugli altari ogni giorno il nostro Redentore si offre ugualmente per la nostra redenzione

-Impetrazione. La remissione dei nostri quotidiani peccati per opera  dei meriti di Cristo

(S.C.86)

Quanto più nel cuore del popolo cristiano sarà vivo l’amore per l’Eucarestia, tanto più sarà chiaro il compito della missione: portare Cristo.
Non solo un’etica o un’idea a Lui ispirata, ma il dono di Lui, della sua stessa Persona.
Chi non comunica la verità dell’Amore  al proprio fratello, non ha ancora dato abbastanza.
Pertanto ,dal mistero eucaristico creduto e celebrato sorge l’esigenza di impedire di ridurre in chiave meramente sociologica la decisiva opera di promozione umana sempre implicata in ogni autentico processo di evangelizzazione.

(S.C. 71)

Allora non c’è più nulla di autenticamente umano-pensieri, affetti, opere, parole- che non trovi nel sacramento dell’Eucarestia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza.

(S.C.92)

L’Eucarestia getta una luce potente sulla storia umana e su tutto il cosmo.
In questa prospettiva sacramentale che l’eucarestia ci offre, impariamo , giorno per giorno, che ogni evento possiede il carattere di segno attraverso il quale Dio comunica se stesso e ci interpella.
In tal maniera la forma eucaristica dell’esistenza può davvero favorire un cambiamento di mentalità nel modo stesso con cui leggiamo la storia,  quella nostra e  quella del mondo.