"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Carisma-Metodo-Egemonia  III

Assemblea ‘Responsabili’ 25-1-1995 seconda parte

(Dove si colgono funambolici equilibrismi - in specie da parte del Ciu-en-lai dei poveri che presiede - per far apparire posizioni, fondamentalmente diverse, come una unica-col “consenso /non dissenso” del Grande Capo)
Chiede la parola A. SIMONE.

DON GIUSSANI: Ci conforti caro Simone, perché la tua parola è molto sfruttata tra di noi
SIMONE: siamo nella fase di una scristianizzazione che tu hai sempre detto che stava avvenendo nella nostra società, quindi non avrà più senso il partito dei cattolici, i cattolici probabilmente saranno in più partiti…
Nella posizione che tu ci hai insegnato era già chiaro, cioè la fine della presenza dei cristiani.
Ma c’è un secondo aspetto che, secondo me, invece riguarda la presenza di CL, perché è un’altra conclusione pratica… (corsivo mio)
Io mi rifaccio all’Avvenimento cristiano, al libro del Sabato…a quella famosa lezione che secondo me è quella che ha sempre dato il giudizio più storicamente e più culturalmente centrato della vicenda della presenza dei cattolici nella nostra società: quando tu parlavi di riduzione a parola dell’avvenimento cristiano.
Oggi questa ‘parola’ per gli esempi che ha portato Formigoni, si traduce nell’esaltazione dell’intellettualismo alla Buttiglione e della ideologizzazione dell’avvenimento cristiano in tutti gli altri
La battaglia di CL su questo livello, secondo me, è un modo di intendere la Chiesa.
Oggi dal punto di vista di espressione della Chiesa nella società c’è l’intellettualismo alla Buttiglione e l’ideologia ancora della povertà, degli ultimi…cioè la fine di una presenza, di un concetto di presenza di Chiesa
GIUSSANI: Cioè: se dobbiamo vincere dobbiamo morire…se vogliamo vincere dobbiamo perdere : la formula del Cardinal Martini… Avanti!
SIMONE: Ecco appunto! Invece secondo me la battaglia sulla concezione di Chiesa p un passaggio fortemente nostro, indipendentemente dalla fine che farà Formigoni, il PPI, Buttiglione e quant’altro.
CESANA-CIU EN LAI( primo assist per far identizzare ‘carisma’ con letture personali ed egemoniche,nota mia): Mi pare che Simone stia introducendo il tema di questa sera: cioè che la chiave di volta del nostro carisma è metodologica (corsivo mio), perché questo è un problema di metodo.
DON GIUSSANI: ( giustamente non coglie , nota mia) Quale è un problema di metodo?
CESANA : Quella che dice Simone (? Interrogativo mio), perché il cristianesimo o è un “come” che si segue (….!!!! Esclamazione mie) oppure alla fine non esiste.
S.(ex allievo di Giussani al Berchet, scampato alla epurazione post Palalido, 1973/75): Non so se ho capito bene, ma quest’ultimo punto mi ha fatto venire in mente che la differenza fra il compito di una presenza ed un’appartenenza, rispetto alla politica che questa presenza deve garantire.
La ‘presenza’ è insostituibile.
E qui sono d’accordo quando si dice che non c’è nessuno che in questo momento può dire il senso di questa presenza, se non noi in quanto presenza.
L’itinerario di Roberto Formigoni in questo periodo-che anche io apprezzo- è perché è forma di questa presenza.
DON GIUSSANI: Aggiungi un tentativo di spiegazione, tu dici che non è presenza se non ha una certa forma.
S.: Io dico che la radice dell’egemonia è il sostituire la presenza.
L’egemonia , la radice, le ragioni dell’egemonia sta proprio perché nel possedere l’Annuncio, si sostituisce alla presenza , la propria forza, la propria volontà di potere.
E specialmente i cattolici, forse, hanno ritenuto che l’egemonia sostituisse un compito, che è il compito della presenza.
( analisi praticamente perfetta del rapporto fede/politica, nota mia)
Dico che , siccome presenza ed appartenenza sono due cose che coincidono e fanno parte della struttura dell’adulto nella società, questa carità verso il popolo che tu citavi è il compito.
Dentro questo compito ben si vede come un certo compito politico è forma di questa presenza.
DON GIUSSANI: “Un certo compito politico è forma di una presenza”: mi pare che questa frase, rescindendo anche brutalmente altri rami, sia un ramo che stia su.
La forma di una politica è assicurazione di una presenza.
(Si vede come partendo dal discorso di Simone che citava il disprezzo universalmente diffuso per la presenza cristiana, discorso che non si può assolutamente non condividere se intendendo la presenza cristiana in quanto portatrice di un’etica e di valori precisi, trovi in questo intervento una sorta di ‘pregiudiziale’ che va, forse ,semplicemente a suggerire a chi tiene l’assemblea di evidenziare su quale piano categoriale il discorso vada portato avanti.


E c’è un intervento successivo di V. che pare cogliere questa pregiudiziale suggerita ma non dichiarata, per poi sparire completamente nella ermeneutica che Cesana Ciu en lai offre come risolutoria del problema apertosi.La direzione, così si scopre, della preoccupazione espressa da Simone , e da Ciu en lai dei poveri condivisa, è tutt’altra: non farsi cacciare dai posti di potere.
Legittima aspirazione quando si ha qualcosa di serio da proporre attraverso il potere, (e che comunque non ci esime mai dal confronto con chi il potere non ce l’abbia),tendenzialmente arrogante quando i posti di potere si occupino non per cambiare le logiche circostanti ma per farsi delle cene. Nota mia)


V: Io voglio dire che, secondo me, c’è un modo di tradire questa presenza, ancora prima della questione politica, anche nella vita quotidiana, se quello che viviamo non è risposta all’umano che è in noi, come se ci si dovesse occupare di certi aspetti della vita e non di altri.
A me sembra che questo sia uno dei rischi più grossi di tradimento del metodo che c’è
DON GIUSSANI: Ti pregherei di ripetere la tua partenza perché se le persone che sono qui non capiscono questo siamo finiti.
V: Dicevo che il primo modo di tradire la politica sia che quello che viviamo ogni giorno in quello che siamo chiamati ad essere non è una risposta all’umano che è in noi.
Poi non si capisce la ‘cosa’ di Formigoni perché è come se si fosse chiusi in un rispondere al tutto mentre si sta facendo…non so dirlo meglio: non è una risposta all’umano (pare lecito interpretare che se non si segue e si fa votare Formigoni , non si sia seri coll’umano che è in noi…ma qui pare anche lecito intendere che il soggiogamento alle ‘personalità’ che di fatto Giussani sponsorizza, trascini queste ‘code’ di ragionamenti inizialmente corretti, verso delle conclusioni che consentano di essere comunque considerati ‘del giro’, nota mia)
DON GIUSSANI: Tradimento del metodo è dunque

COUP DE THEATRE…

CESANA: Che non si mette in gioco la propria umanità, tutta la propria umanità con la proposta (ma la ‘proposta’ è la Proposta o la proposta???)
(Da quanto segue si comprenderà come-benché due altri interventi mettano indiscutibilmente a nudo la caduta di spinta ideale vera, si torni sempre irrevocabilmente ad equiparare votare e far votare Formigoni come la prova provata della propria fede.)
V: Per fare un esempio, 10/15 anni fa questo era ideologico: tutti lancia in resta per fare le elezioni e vincere.
Adesso che il compito è questo di una presenza nell’ambiente, nel lavoro, in tutto ciò è come se non fosse con la stessa tensione dell’umano come la spiega il Senso Religioso , come era scritto nell’Equipe del CLU, ma come se ci si riducesse ad un intimismo, non rispondendo al desiderio di risposta dl mondo che mi sembra nel nostro metodo ci sia dentro (….sic!)….E questo si vede palesemente, secondo me, come riduzione
Allora una che fa la bandiera come Formigoni, non è capito, ma non solo perché non si è lì a fare la politica con lui, ma perché il quotidiano non è questa risposta: è privato, non so come dire…è privato, di se stessi.
DON GIUSSANI: forse conviene ritornare alla prima frase da cui si era partiti, cioè la questione del carisma
CESANA: Scusate cito una frase: ”La chiave di volta del nostro carisma è metodologica: Cristo presente nella comunione guidata”.
Non è un’ispirazione, è una comunione guidata (…ma guidata da chi o , meglio, da Chi???, nota mia)
Quindi è un metodo, un compito, è la partecipazione di qualcosa che coinvolge tutta la tua umanità, che non lascia fuori niente, che investe la realtà perché è una comunione guidata.
Una comunione guidata vuol dire che io non posso più prescindere da te (….?,interrogativo mio)
In chi guida deve essere presente questa coscienza e chi guida deve essere ammirato di vedere chi vive questa coscienza , altrimenti o non ami quel che dici o ami solo te stesso( non osiamo pensare a che spazio infinito di riserve si aprano su chiunque non possa del tutto essere considerato come uno che ‘segue’… soprattutto perché non si capisce ‘chi’ seguire).
DON GIUSSANI: (altro estremo tentativo di ‘ortodossizzare’ il discorso che si va facendo): Chi guida deve essere il primo ad ammirare l’emergenza di una fedeltà nella traduzione concreta, quotidiana, nell’esperienza di uno dei suoi. Così che la comunità deve portare ad imitare quello là, non ad obbedire a lui

SECONDO COUP DE THEATRE…

CESANA: Perché quello che denunciava Simone è la riduzione di Cristo o a una parola vuota o al massimo , ad un’ispirazione che –diciamo- interessa un aspetto parziale della vita: la riunione del movimento o del gruppo associativo, che non investe tutta la vita (vedremo poi negli anni, purtroppo da vicino, come l’investimento di tutta la vita sia un bricolage di iniziativa in barba alla famiglia e a qualunque sia pur minima scelta condivisa, se non da quelli che villeggiavano in determinate località)
Perché tutta la vita sia investita-io lo capisco sempre più acutamente- uno deve essere dentro una comunione guidata, cioè deve essere in gioco con qualcun altro che risponde
DON GIUSSANI ( che tenta , esattamente come Cesana-per affari tutti suoi però- per quello che riguarda la sua idea, di riportare la palla sempre nella parte di campo che lui come ‘prete’, educatore e quant’altro vuole che sia campo di gioco, nota mia): Questa questione qui è stata identificata in modo vivo fin dai primissimi giorni in cui c’era GS; fin dai primissimi giorni, quando si facevano le riunioni in dieci, quindici, venti al massimo; o quando si era chiamati a rappresentare l’Azione Cattolica in riunioni di preti.
Così, qual è la prima cosa che occorre per essere bravi preti? Essere uomini!
E’ questo passaggio che non c’è neanche lontanamente! Se per essere bravi cristiani bisogna essere uomini, allora tutto ciò che appartiene all’umano deve essere oggetto di interesse e sorgente di una forma nuova.
Noi abbiamo delle espressioni che sono veramente vertiginose: ”Tutto ciò che in qualche odo non è presente nel presente come esperienza, non c’è, non esiste”(sic) Che vuol dire: Cristo non esiste, Dio non esiste. Infatti la grande alternativa è tra ateismo e cristianesimo.
Siccome è d’infilata logica con quello che ha detto Formigoni , cosa altro ci è detto sulla metodologia del Movimento? (sic e…sigh…!)