"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Ricordando Gerog Ratzinger nel giorno della sua morte

Noi tre fratelli siamo nati tutti nei dintorni di Altotting, dove sorge il celebre santuario della Madonna Nera, ma non nello stesso paese.
Mia sorella Maria, 7 dicembre 1921, ed io, 15 gennaio 1924, siamo venuti alla luce a Pleiskirken, mentre Joseph , 16 aprile 1927, è nato a Marktl am Inn. Essendo agente di polizia , mio padre veniva trasferito spesso, com’era normale in quel periodo.
Nostra padre apparteneva ala congregazione mariana del santuario, una congregazione che si dedica completamente all'adorazione dell’Immacolata.
Proprio per questo amava andare là e ci portava sempre con sé.
Quelle visite fanno parte dei ricordi più belli della nostra infanzia. Lì abbiamo capito che potevamo sempre confidare a Maria le nostre paure ed i nostri bisogni e sebbene questi fossero piccola cosa durante la nostra infanzia, ci sentivamo sempre protetti da lei.
Venne il giorno in cui venne alla luce mio fratello Joseph.
Era il Sabato santo, c’era freddo e neve, tempo pessimo insomma.
So soltanto che ad un certo momento mi svegliai e mi resi conto di essere da solo.
La cosa mi sorprese perché non ero abituato: in quel periodo i miei genitori e mia sorella dormivano sempre accanto a me.
Invece quella notte, precisamente alle prime ore del mattino, mi trovai improvvisamente solo nel mio letto.
Non mi avevano chiamato come succedeva di solito, ma sentivo rumori e movimenti concitati.
Le porte sbattevano, nel corridoio risuonavano passi veloci, qualcuno parlava ad alta voce.
Quando riconobbi mio padre dissi: “Papà vorrei alzarmi!” Ma lui rispose: ”No, devi aspettare ancora, oggi è arrivato da noi un bambino piccolo”
Quando eravamo piccoli, mio fratello Joseph, la Vigilia di Natale, trovava sotto l’albero soprattutto animaletti di stoffa, mentre io le costruzioni: i nostri desideri e le nostre capacità erano infatti diversi.
Joseph ebbe anche la sorpresa di un secondo orsacchiotto, poi di un cavallo, di un’anatra in infine di un cane.
Gli piacevano molto gli animali e i nostri genitori che lo sapevano, lo accontentavano.
Una volta, però, Gesù gli portò un trenino…
Noi tre fratelli infine bevevamo un punch, che naturalmente non era molto forte, insieme ai biscotti, ma poi dovevamo andare subito a letto.
Divenuti un po’ più grandi ci alzavamo di nuovo alle 23, per andare alla messa di mezzanotte.
La mattina di Natale facevamo sempre una colazione festosa con Christstollen e caffè vero: questo piaceva soprattutto a mio padre che lo gustava con vera gioia.
Il pomeriggio alle 14 partecipavamo ai Vespri, durante i quali sempre cantava il coro: l’atmosfera era veramente gioiosa.
Questa non era l’unica occasione in cui si manifestava la profonda fede dei nostri genitori e le abitudini religiose del nostro paese.
Da mamma e papà imparammo che cosa significa confidare sempre nel Signore e nel Suo aiuto.
Pregavamo insieme tutti i giorni prima e dopo ogni pasto, il mattino, mezzogiorno e la sera, ma soprattutto dopo pranzo quando esprimevamo le nostre richieste particolari.
Invocavamo anche san Disma, il buon ladrone crocifisso sul Calvario assieme a Gesù, che si pentì sulla croce e chiese perdono.
Ci rivolgevamo anche a lui come patrono dei malfattori pentiti, perché proteggesse nostro padre durante lo svolgimento del suo lavoro
L’attività del gendarme era infatti piuttosto pericolosa e spesso avevamo paura per lui.
Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci accompagnavano a dormire e recitavano con noi le orazioni della sera.
A volte partecipavamo anche a due messe nello stesso giorno, prima come chierichetti e poi con tutta la famiglia, alle 6 del mattino, all'ufficio divino alle 8 o alle 8.30, il pomeriggio alle 14 si svolgeva un’altra preghiera, e nei festivi, i Vespri.
Questa devozione vissuta e praticata caratterizzò tutta la nostra vita, anche se oggi celebro una sola messa al giorno.
Per noi bambini era un’abitudine che ci fu insegnata, per così dire, fin dalla culla e a cui rimanemmo sempre fedeli.
Sono convinto che la mancanza di questa religiosità tradizionale familiare sia uno dei motivi per cui oggi ci sono sempre meno vocazioni sacerdotali.
Oggi molti propendono più per una forma di ateismo della vita che ad accogliere la fede cristiana, anche se di tanto in tanto, amano praticare una specie di culto che però risulta incompleto, magari frequentando la chiesa in occasioni di festa, ma con un sentimento superficiale che non pervade la loro vita e così, non porta nulla nel loro quotidiano.
Si inizia col sedersi a tavola senza nemmeno un pensiero di ringraziamento al Signore, e poi si finisce per non andare più a Messa.
Presto iniziano a vivere, forse senza rendersene conto, come pagani.
I problemi che esistono in ogni famiglia e naturalmente anche nella nostra confluivano nella preghiera comune e, insieme, trovavamo la soluzione.
Non saprei quando di preciso nacque la mia vocazione, perché per me era evidente che il mio destino fosse quello.
Su questo non avevo alcun dubbio, è successo tutto in modo molto naturale.
Ne ero così sicuro che non ho mai dovuto riflettere davvero sulla mia vita futura.
Non ho avuto una crisi interiore, non ho faticato a decidere. Fin da subito mi era chiaro, grazie al fatto di servire messa e soprattutto grazie alla spiritualità della nostra famiglia, che avrei abbracciato la vita religiosa.
Per me è sempre stata una cosa ovvia.
Non so se in qualche modo io sia stato un esempio per mio fratello.
Lui sicuramente vedeva nella mia esperienza quella che sarebbe stata la sua, quando decise, d sua spontanea volontà, di seguirmi su questa via.
Sicuramente anche lo spirito anticristiano del tempo ci aveva convinti, ora più che mai ad intraprendere questo cammino con tutte le sue conseguenze e a rimanere fedeli alla nostra vocazione, a tutti i costi.