"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Benedetto al clero di Roma per l'inizio Quaresima 2008

(...)
Il contesto culturale , il contesto mediatico, oggi offre tutt'altro che la strada verso Cristo.
Esso, SEMBRA proprio RENDERE IMPOSSIBILE VEDERE CRISTO come centro della vita, come Gesù ce la mostra.
Tuttavia mi sembra anche che molti sentano sempre più l'insufficienza di tutte le offerte che circolano, di questo stile di vita che , alla fine, lascia vuoti.

(...)
La grande regola fondamentale:scegli la vita. Hai davanti a te morte e vita: scegli la vita. E mi sembra che la risposta sia naturale. Sono solo pochi a nutrire nel profondo una volontà di distruzione, di morte, a non volere più l'essere, la vita, perché tutto è contraddittorio per loro. Con tutte le false promesse, le contraddizioni alla fine la vita appare contraddittoria, non è più un dono, ma una condanna e così c'è chi vuole più la morte che la vita. MA NORMALMENTE L'UOMO RISPONDE :SI', VOGLIO LA VITA.
La questione resta però quella di come trovare la vita, di che cosa scegliere, di come scegliere la vita.
E le offerte che normalmente vengono fatte le conosciamo: andare in discoteca,prendere tutto quanto è possibile, considerare la libertà come il fare tutto quanto si vuole, tutto quel che viene in mente in un determinato momento.
Ma sappiamo invece-e possiamo mostrarlo-che questa strada è UNA STRADA DI MENZOGNA, perché alla fine non si trova la vita , ma l'abisso del NIENTE. SCEGLI LA VITA. Dio è la tua vita. Tu  hai fatto la scelta della vita, tu hai scelto Dio. Solo così il nostro orizzonte è sufficientemente largo e solo così siamo alla fonte della vita, che è più forte della morte, di tutte le minacce della morte.

UN ULTERIORE PASSO E' COME TROVARE DIO: SCEGLIERE DIO.

Dio non è un ignoto, un'ipotesi forse del primo inizio del cosmo. Dio ha carne ed ossa: è uno di noi. Lo conosciamo con il suo volto, con il suo nome. E' Gesù Cristo che ci parla nel Vangelo. E' uomo ed è Dio. Ed -essendo Dio- ha scelto l'uomo per rendere anche a noi possibile scegliere Dio.
Quindi bisogna entrare nella conoscenza e poi nell'amicizia di Gesù per camminare con Lui.
Mi sembra che questo sia il punto fondamentale della nostra CURA PASTORALE, per tutti,ma specialmente per i giovani:

 

1) ATTIRARE L'ATTENZIONE SULLA SCELTA DI DIO che è la vita. SUL FATTO CHE DIO C'E'. E C'E' in MODO MOLTO CONCRETO

*(Parlare di Dio con la cultura laica)

La questione deve essere sempre:

Che cosa è essenziale?
Che cosa bisogna scoprire?
Che cosa vorrei dare?
E qui , ripeto, se non parliamo di Dio, se Dio non va scoperto, restiamo sempre alle cose secondarie.
Quindi mi sembra fondamentale che almeno nasca la domanda:
C'è Dio?
Potrei vivere senza Dio?
Dio è davvero una realtà importante per me?

Per me rimane impressionante che il Vaticano II volesse proprio allacciare questo dialogo: capire con la ragione Dio-anche se, nella situazione storica in cui ci troviamo, abbiamo bisogno che Dio ci aiuti e PURIFICHI la nostra ragione.
Rispondere alla sfida dell'ambiente laico è porre innanzitutto DIO COME LA QUESTIONE FONDAMENTALE, e poi Gesù Cristo, come la risposta di Dio.
Naturalmente ci sono i 'preambula fidei' che sono forse il primo passo per rendere aperto il cuore e la mente verso Dio: cioè le 'virtù naturali'.
Può essere un punto di aggancio imparare a rendere comprensibile l'importanza per la convivenza umana di un'etica 'razionale'   che poi si apra interiormente- se vissuta conseguentemente- alla domanda di Dio, alla responsabilità davanti a Dio.
Certamente proprio nell'oggi una certa prima 'educazione etica' è un passo fondamentale.
Così ha fatto anche la cristianità antica: Cipriano , per esempio, ci dice che prima la sua era una vita dissoluta; poi, vivendo nella comunità (catecumenale, cioè di quelli che volevano giungere al Battesimo) imparò un' etica fondamentale ( =modo diverso di vivere, di affrontare le questioni principali) che creò in lui la disponibilità per capire il mistero di Dio.
In ciò si vede come anche nella scuola non basta mai una 'formazione' professionale senza formazione del cuore. E il cuore NON PUO' ESSERE FORMATO SENZA, almeno, LA SFIDA della presenza di Dio.

2) INSEGNARE L'AMICIZIA CON GESU'

Questa amicizia con Gesù non è un'amicizia con una persona irreale, con qualcuno che appartiene al passato o che sta lontano dagli uomini, alla destra di Dio: Egli E' PRESENTE nel suo corpo che è ancora un corpo in carne ed ossa:  E' LA CHIESA,LA COMUNIONE DELLA CHIESA.
FORMIAMO COMUNITA' NELLE QUALI SI RIFLETTE LA CHIESA, IMPARIAMO L'AMICIZIA CON GESU'.
Nel Novecento c'era la tendenza ad una devozione individualistica, per salvare soprattutto la propria anima   e creare dei meriti, anche calcolabili, che si potevano in certe liste anche indicare con  numeri.
E certamente tutto il movimento del Vaticano II ha voluto superare questo individualismo.
Questo tipo di devozione individualistica era seguita da un 'estrinsecismo' della pietà che alla fine trovava la fede come un peso e non come una liberazione.
E' volontà della nuova pastorale indicata dal Concilio Vaticano II uscire da questa visione troppo ristretta del cristianesimo e scoprire che io salvo la mia anima solo donandola, solo 'liberandomi' da me, uscendo da me: come Dio ha fatto nel Figlio, uscendo da se stesso per salvare noi.
E noi entriamo in questo movimento del Figlio: cerchiamo di uscire da noi stessi perché SAPPIAMO DOVE ARRIVARE E NON CADIAMO NEL VUOTO,ma lasciamo noi stessi, abbandonandoci al Signore, uscendo, mettendoci a Sua disposizione, COME VUOLE LUI E NON COME PENSIAMO NOI.
DARE QUESTO IO perché muoia e si rinnovi nel grande io di Cristo che è-in certo modo molto vero- l'io comune di tutti noi, il nostro noi.
MA, io direi che noi stessi, PROPRIO NELLA CELEBRAZIONE DELL'EUCARESTIA- questo grande e profondo incontro con il Signore DOVE IO MI LASCIO CADERE NELLE SUE MANI-  dobbiamo esercitare questo  passo grande.
Quanto più noi stessi lo impariamo, possiamo anche esprimerlo agli altri e renderlo comprensibile, accessibile agli altri.
SOLO ANDANDO CON IL SIGNORE, abbandonandoci nella comunione della Chiesa, non vivendo PER ME-sia per una vita terrestre felice,sia solo per una beatitudine personale,ma facendomi strumento della Sua pace- vivo bene ed imparo ogni giorno questo coraggio davanti alle sfide sempre nuove e gravi, spesso quasi irrealizzabili.
MI LASCIO PERCHE' TU LO VUOI E SONO SICURO CHE COSI' VADO AVANTI BENE.
Possiamo solo pregare il Signore che ci aiuti a fare questo cammino ogni giorno per aiutare e illuminare così anche gli altri, motivarli perché possano così essere LIBERATI E REDENTI.

PIU' STRETTAMENTE CATECHISTICO:

Domanda di don P. Riggi salesiano del Borgo Ragazzi Don Bosco:
Nei catechismi CEI usati per l'insegnamento della nostra fede ai ragazzi di confessione, comunione e cresima, mi sembra che siano omesse alcune verità di fede: non si parla MAI di Inferno, mai di Purgatorio, una sola volta di Paradiso, una sola volta di peccato e soltanto il peccato originale. Mancano le parti essenziali del CREDO.
Così non Le sembra che crolli il 'sistema logico' che porta a vedere la Redenzione di Cristo? (Mancando il peccato, non parlando di inferno anche la Redenzione di Cristo viene sminuita).
Non Le sembra che sia favorita la perdita del senso del peccato e quindi del sacramento della Riconciliazione e la stessa figura salvifica, sacramentale del sacerdote che ha il potere di assolvere e celebrare in nome di Cristo?Volevo notare come la Madonna non ha avuto paura di parlare a dei bambini ( che guarda caso, avevano l'età del catechismo :7, 9 e 12 anni) dell'Inferno e del Paradiso.

RISPOSTA:
Nell'Enciclica SPE SALVI ho voluto proprio parlare anche del giudizio ultimo, del giudizio in generale, e, in questo contesto, anche su Purgatorio, Inferno e Paradiso.
Penso che noi tutti siamo ancora sempre colpiti dall'obiezione   dei marxisti, secondo cui i cristiani hanno soltanto parlato dell'aldilà e hanno trascurato la terra. Ora benché sia giusto dimostrare che i cristiani lavorano PER la Terra – e noi tutti siamo chiamati a lavorare perchè questa Terra sia realmente una città di Dio e per Dio- non dobbiamo dimenticare l'altra dimensione: senza tenerne conto NON lavoriamo per la Terra. Mostrare questo è stato per me uno degli scopi fondamentali nello scrivere l'Enciclica.
Quando non si conosce il giudizio di Dio, non si conosce la possibilità dell'Inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la necessità e la possibilità della purificazione.
Allora l'uomo non lavora bene per la Terra, perché perde alla fine I CRITERI, non conosce più se stesso non conoscendo Dio e distrugge la Terra.
Lo abbiamo visto bene con tutte le grandi ideologie che hanno promesso di cambiare la Terra (nazismo, comunismo).
Ritrovare la coscienza veramente umana, cioè illuminata dalla presenza di Dio, E' il PRIMO LAVORO DI RIEDIFICAZIONE DELLA TERRA.
(...)
Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato? Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta, alla fine Dio sarà buono con tutti. E' una bella speranza...
Ma c'è la giustizia e c'è la vera colpa.
Coloro che hanno distrutto l'uomo e la terra non possono sedere subito alla tavola di Dio insieme con le loro vittime: Dio crea giustizia. Dobbiamo tenerlo presente.
Perciò mi sembrava importante scrivere questo testo anche sul Purgatorio che per me è una verità così ovvia, così evidente e anche così necessaria e consolante che non può mancare. Ho cercato di dire: forse non sono tanti coloro che  si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento su cui possa poggiare l'amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare:questo sarebbe l'Inferno.
D'altra parte sono certamente pochi- o, comunque, non troppi- coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione con Dio.
Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di sanabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante ferite, tanta sporcizia: abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati.
Questa è la nostra speranza: anche con tante sporcizie alla fine il Signore ci dà la possibilità, ci lava finalmente con la Sua bontà che viene dalla Sua Croce: ci rende così capaci di essere in eterno per Lui.
E così il Paradiso è la speranza, è la giustizia finalmente realizzata.
E ci dà anche i CRITERI PER VIVERE, perché questo tempo sia in qualche modo paradiso, sia una prima luce del Paradiso.
COSA SUSCITA DAL DI DENTRO ANCHE UN SANO LAVORO CATECHETICO: laddove- come dice il Vicario parrocchiale di Tor Bella Monaca, “tanti educatori stanno rinunciando all''etica' in nome di un'affettività che non dà certezze ma crea dipendenza.

IL DIALOGO NON ESCLUDE LA MISSIONE
Questa dimensione del dialogo, così necessaria, non esclude l'altra, cioè che il Vangelo è un grande dono, il dono del grande amore, della grande verità che non possiamo avere solo per noi stessi, ma che dobbiamo offrire agli altri, considerando che Dio dà loro  la libertà e la luce necessaria per trovare la verità:è questa la verità.
E quindi questa è anche la mia strada.
La missione non è imposizione, ma UN OFFRIRE IL DONO DI DIO, lasciando alla sua bontà di illuminare le persone affinché si estenda il dono dell'amicizia concreta con il Dio dal volto umano. Avremmo trascurato un dovere vero, umano e divino, se avessimo riservato la fede che abbiamo solo per noi.
Saremmo INFEDELI ANCHE A NOI STESSI, se non offrissimo questa fede al mondo, pur sempre rispettando la libertà degli altri.
Pensiamo alla figura del Mahatma Gandhi: pur essendo fermamente legato alla sua religione, per lui il Discorso della Montagna era un punto fondamentale di riferimento, che ha formato tutta la sua vita.
E così il fermento della fede, pur non convertendolo al cristianesimo, è entrato nella sua vita. E mi pare che questo fermento dell'amore cristiano che traspare dal vangelo è un servizio che rendiamo all'umanità.
Pensiamo a san Paolo: lui era commosso dalla parola del Signore nel suo Sermone escatologico. Prima di ogni avvenimento, prima del ritorno del Figlio dell'uomo, il Vangelo deve essere predicato a tutte le genti. CONDIZIONE PERCHE' IL MONDO RAGGIUNGA LA SUA PERFEZIONE, per la sua apertura al Paradiso, è che il Vangelo sia annunciato a tutti.
Il suo desiderio non era tanto di battezzare tutte le genti, quanto la presenza del Vangelo nel mondo e dunque il compimento della storia come tale.
Mi sembra che oggi -vedendo l'andamento della storia- si possa capire meglio che questa presenza della parola di Dio, che questo annuncio che arriva a tutti come fermento, è necessario perché il mondo possa realmente giungere al suo scopo.
In questo senso noi vogliamo, sì, la conversione di tutti, ma lasciamo che sia il Signore ad agire.
Importante è che chi si vuole convertire , ne abbia la possibilità e che appaia sul mondo per tutti questa luce del Signore come punto di riferimento e come luce che aiuta, senza la quale IL MONDO NON PUO' TROVARE SE STESSO.

(dall’Osservatore del 7 Ott.2006)