"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"

Gustave Flaubert

Dio non è una stella lontana               

Lectio divina san Giovanni in Laterano - 11 Giugno 2012

Perché, per essere discepoli di Cristo, non è sufficiente conoscere i ‘valori’ cristiani?

- La prima motivazione è che Dio non è più molto lontano per noi, non è una realtà da discutere - se c’è o non c’è - ma noi siamo in Dio e Dio è in noi.
La priorità, la centralità di Dio nella nostra vita è una prima conseguenza del Battesimo.
Alla questione: “C’è Dio”? la risposta è: ”C’è ed è con noi. Nella nostra vita questa vicinanza di Dio, questo essere in Dio stesso che non è una stella lontana, ma l’ambiente della mia vita, c’entra con me profondamente”.
Da qui dovrebbe discendere che noi dobbiamo tenere conto di questa presenza di Dio, vivere realmente nella sua Presenza.
- Una seconda ragione di quanto ho detto è che noi non ci facciamo cristiani da noi.
Divenire cristiani non è cosa che segua da una mia decisione del tipo: “Io adesso divento cristiano”
Certo, la mia decisione è anche necessaria, ma è soprattutto un’azione di Dio con me: non sono io che mi faccio cristiano, io sono assunto da Dio, preso in mano da Dio e così, dicendo “sì” a questa azione di Dio, divento cristiano.
Dio mi fa un ‘suo uomo’, Dio mi prende nella Sua mano e così realizza veramente la mia vita in una nuova dimensione.
Questo equivale al fatto che io non mi faccio viere, ma la vita mi è data, infatti non sono nato perché io mi sono fatto uomo, ma sono fatto uomo perché l’essere umano mi è  stato donato.
Così, anche l’essere cristiano mi è donato, è un ‘passivo’ per me che, però, diventa un ‘attivo’ nella nostra, nella mia vita.
Questo fatto del ‘passivo’, di non farsi da se stessi cristiani, ma di essere fatti cristiani da Dio, implica già un po’ il mistero della Croce: solo morendo al mio egoismo, uscendo da me stesso, posso essere cristiano.
- Un terzo elemento è che se io sono tirato fuori dal mio isolamento, se sono immerso in Dio, allora  sono immerso nella comunione con gli altri.
Essere battezzati non è mai un atto solitario, di ‘me’, ma è sempre necessariamente un essere riunito con tutti gli altri, un essere in unità e solidarietà con tutto il Corpo di Cristo.
Infine il Battesimo è una prima tappa della Resurrezione: immersi in Dio siamo già immersi nella vita indistruttibile: comincia la Resurrezione.
Questo rito, come il rito di quasi tutti i Sacramenti, si compone di due elementi - acqua - e parola.
Il cristianesimo non è una cosa esclusivamente spirituale, solamente soggettiva, legata puramente al sentimento, alla volontà, alle idee, ma è bensì una realtà cosmica.
Dio è il creatore di tutta la materia e tutta la materia entra nel cristianesimo.
Solo in questo grande contesto di materia e spirito siamo cristiani.
Molto importante quindi che la materia faccia parte della nostra fede, cioè il corpo faccia parte della nostra fede.
La fede non è puramente spirituale,  ma Dio ci inserisce , così, in tutta la realtà del cosmo e trasforma il cosmo, lo tira a sé.

(…)

L’altro elemento, la parola, si presenta sotto tre forme: rinunce, promesse, invocazioni.
Con queste parole, come anche con i simboli, il Battesimo si estende a tutta la nostra vita.
Questa realtà delle rinunce, delle promesse, delle invocazioni è una realtà che si estende a tutta la nostra vita.
E’ una realtà che dura per tutta la nostra vita perché siamo sempre in cammino battesimale, catecumenale, tramite queste parole e la realizzazione di queste parole.
Il sacramento del Battesimo non è un atto di un’ora, ma è una realtà di tutta la nostra vita, è un cammino di tutta una vita.
C’è dietro anche la dottrina delle due vie, che nel primo cristianesimo era fondamentale.
Una via alla quale diciamo “no” e una via alla quale diciamo “sì”.
Partiamo dalle rinunce.
Sono tre e prendo in considerazione innanzitutto la seconda: ”Rinunciate alle seduzioni del male per non lasciarvi dominare dal peccato”?
Nella Chiesa antica, e ancora per secoli, si diceva: ”Rinunciate alla pompa del diavolo”?
Con questa espressione erano intesi soprattutto i grandi spettacoli cruenti in cui la crudeltà diveniva  divertimento, in cui uccidere uomini diventa una cosa spettacolare: diventa spettacolo la vita e la morte di un uomo.
Questi spettacoli cruenti, questo divertimento del male è la ‘pompa del diavolo’.
Qui, egli appare con apparente bellezza e, invece, in realtà appare con tutta la sua crudeltà.
Ma oltre a questo significato immediato, ‘pompa del diavolo’ indicava un tipo di cultura, una way of life, un modo di vivere nel quale non conta la verità, ma in realtà si distruggono uomini e li si vuole distruggere per creare se stessi come unici vincitori.
Rinunciare quindi alla ‘pompa del diavolo’ era una rinuncia molto reale: significava rinunciare ad un tipo di cultura che è un’anti-cultura, che è contro Cristo e contro Dio.
Si era invitati a decidere contro una cultura che nel Vangelo di san Giovanni è definita “kosmos houtos” , cioè “questo mondo”.
Con “questo mondo”, naturalmente san Giovanni e Gesù non intendono la Creazione di dio, dell’uomo in quanto tale.
Parlano piuttosto di una  creatura che è dominante e si impone come se fosse  questo il mondo, come se fosse questo il retto modo di vivere, cioè quello che si impone.
Essere battezzati significa sostanzialmente essere emancipati, liberati da questa cultura anti-cultura che è ‘pompa del diavolo’.
Conosciamo purtroppo anche oggi un tipo di cultura in cui la verità non conta: anche se , apparentemente, si vorrebbe rispettare e far apparire tutta la verità, quello che poi conta è solo la sensazione e lo spirito di calunnia e distruzione.
Una cultura che non cerca il bene, il cui moralismo in realtà è una maschera per confondere, creare confusione e distruggere la moralità vera.
Contro questa cultura in cui la menzogna si presenta nella veste della verità e dell’informazione ma che in realtà cerca solo benessere ‘materiale’ e nega Dio, diciamo “NO”.
Conosciamo bene anche da tanti Salmi questo contrasto tra  una cultura in cui uno sembra intoccabile da tutti i mali del mondo, si pone  sopra tutti, anche sopra Dio, mentre in realtà essa è semplicemente una cultura del male, un dominio del male.
Pertanto , la decisione del nostro Battesimo, questo cammino catecumenale che dura tutta una vita, è proprio questo “NO” detto e realizzato di nuovo ogni giorno.
Anche attraverso i sacrifici che costa opporsi alla cultura in molte parti dominante , anche se si imponesse come se fosse il mondo, questo mondo.
Non è vero.
E tanti esistono che ancora desiderano realmente la verità.
E passando alla prima rinuncia: ”Rinunciate al peccato per vivere nella libertà dei figli di Dio”? vediamo che oggi ‘libertà’ e vita cristiano, libertà e osservanza dei Comandamenti di Dio vanno in direzioni opposte.
Essere cristiani sarebbe come una sorta di schiavitù; libertà invece emanciparsi dalla fede cristiana, emanciparsi - in fin dei conti - da Dio.
La parola peccato appare a molti quasi ridicola: ”Come ! Non possiamo offendere Dio! Dio è così grande! Che cosa interessa a Dio se io faccio un errore. Non si può offendere Dio: il suo interesse è troppo rande per essere offeso da noi”.
Sembra vero, ma non è vero.
Dio si è fatto vulnerabile.
In Cristo crocifisso vediamo che Dio si è fatto vulnerabile, vulnerabile sino alla morte.
E Dio si interessa a noi perché ci ama.
Questo amore come ogni amore è vulnerabilità.
L’amore di Dio è interessamento per l’uomo, l’amore di Dio vuol dire che la nostra prima preoccupazione deve essere non ferire , non distruggere il suo amore, non fare nulla contro il suo amore. Facendo altrimenti viviamo anche proprio contro noi stessi e contro la nostra libertà.
In realtà questa apparente libertà nell’emancipazione da Dio diventa subito schiavitù.
La schiavitù da tante dittature del tempo che ‘devono ‘essere seguite per essere ritenuti ‘all’altezza dei tempi’.
Finalmente la domanda: ”Rinunciate a Satana”?
Questo dice che c’è un “SI’” a Dio ed un “NO” al potere del Maligno, che coordina tutte queste attività e si vuol fare dio in questo mondo, come ancora dice san Giovanni.
Ma non è Dio: è solo l’avversario.
E noi non ci sottomettiamo al suo potere : noi diciamo “NO” perché diciamo “SI”, un “SI”.
Un sì fondamentale, quello all’amore e alla verità.
Queste tre rinunce nell’antichità erano accompagnate da tre immersioni.
-Immersione nell’acqua come simbolo della morte; di un, cioè, che è realmente la morte ad un tipo di vita e resurrezione ad un altro tipo.
Segue poi la Confessione in tre domande: “Credete in Dio padre onnipotente e Creatore; in Cristo ed infine nello Spirito santo e la Chiesa”?
La formula positiva del Battesimo è anche un vero dialogo, non è semplicemente una formula.
In particolare, la confessione della nostra fede non è una cosa solamente da capire, una cosa intellettuale o da memorizzare - certo anche questo - ma come tocca il nostro intelletto, tocca anche il nostro vivere soprattutto.
E’ un dialogare di Dio con noi, un’azione di Dio con noi.
E quindi una risposta nostra: è un cammino.
La verità di Cristo si può capire soltanto se si è capita la sua via.
Solo se accettiamo Cristo come via incominciamo realmente ad essere nella vita di Cristo e possiamo anche capire la verità di Cristo.
La verità non vissuta non si apre: soltanto la verità , accettata come come modo di vivere, come cammino si apre proprio come verità in tutta la sua ricchezza e profondità.
Se siamo in comunione di cammino con Dio, con Cristo, siamo in comunione con la verità: vivendo la verità, la verità diventa vita e reciprocamente, vivendo questa vita, troviamo anche la verità.

(…)

Quando poniamo la questione del Battesimo dei bambini, se è giusto farlo o se sia meglio far fare prima ad ogni fanciullo un cammino catecumenale per poi giungere ad un Battesimo che si ritiene solo allora veramente realizzato, quando ci chiediamo se possiamo ‘imporre’ ad un bambino quale religione vivere o meno, stiamo mostrando che noi non vediamo più nella fede cristiana la vita nuova, la vera vita.
Stiamo considerando la nostra fede soltanto come una scelta fra mille altre e oltretutto un peso che non andrebbe imposto senza aver prima l’assenso del soggetto.
Ma la realtà è diversa.
La vita stessa ci viene data senza che noi possiamo scegliere se vogliamo vivere o meno. A nessuno, infatti,  si può chiedere: ”Vuoi essere nato o no”?
La vita stessa infatti, se c’è, è perché ci viene data necessariamente, senza ‘consenso’ previo, ci viene donata così e noi non possiamo decidere prima “si o no voglio vivere o no”.
In realtà la vera domanda è :”E’ giusto donare la vita in questo mondo senza avere avuto il consenso-vuoi vivere o no? “ Io rispondo: ”E’ giusto ed è possibile soltanto se, con la vita, possiamo anche dare la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona; che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona perché protetta da dio e che sia un vero dono.”
Solo quindi l’anticipazione del senso giustifica l’anticipazione della vita.
Perciò il Battesimo, in quanto garanzia del bene di Dio, del senso, come anticipazione del senso, cioè  “sì” di Dio che questa vita la protegge, questo giustifica anche l’anticipazione della vita.
Il Battesimo quindi è proprio necessario, non una limitazione della libertà personale: è ciò che giustifica il dono - altrimenti discutibile - della vita stessa.
Solo la vita che è nelle mani di Dio, nelle mani di Cristo, immersa nel nome del Dio trinitario, è certamente un bene che si può dare senza scrupoli.
La nostra sfida è vivere questo dono - cioè Dio che ci ha donato se stesso come senso vero della nostra vita - in un cammino ‘post-battesimale’ sia le rinunce che il “sì”.
E vivere sempre nel grande “sì” di Dio.
E, così, vivere bene.