"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Intanto c’è la dissoluzione dell’URSS e la creazione di Stati che erano semplicemente divisioni amministrative all’interno di un progetto unico (deleterio, ma unico).
Quando delle divisioni amministrative diventano Stati, devono reinventare un po’ tutto. E soprattutto devono darsi una vocazione. Come ci collochiamo? Per fare un esempio, le 3 piccole repubbliche del Baltico sapevano bene cosafare: stare lontane dalla Russia (erano state sotto lo Zar, erano diventate indipendenti, erano state riprese sotto l’URSS).
Ma l’Ucraina non poteva dire “sto lontana dalla Russia”, per il semplice motivo che la Russia l’aveva in casa: più o meno la metà della popolazione è russa/russofona/russofila.
La storia recente d’Ucraina è racchiusa in queste tre cartine.

 

PRIMA CARTINA
Ballottaggio delle presidenziali 2004 tra Yanukovich (filo-russo, colore azzurro-blu) e Yushenko (filo UE e NATO, colore giallo-ocra).

 

 

SECONDA CARTINA - 2010
Ballottaggio delle presidenziali 2010 tra Yanukovich (filo-russo, colore azzurro-blu) e Tymoshenko (filo UE e NATO, colore rosa-rosso).

 

 

TERZA CARTINA - 2014
Elezioni presidenziali 2014 con vittoria di Poroshenko al primo turno (54,70% dei voti, la seconda classificataTymoshenko stava al 12,82%).
Com’è possibile che uno Stato sostanzialmente diviso in due orientamenti (filo UE, filo NATO // filorusso) alla fine produca un’elezione plebiscitaria per Poroshenko?
Il tutto si svolge in questi passaggi.

• Nel 2004 il ballottaggio per le presidenziali lo vince il filorusso Yanukovich, ma le elezioni vengono contestate, e la piazza della cosiddetta “rivoluzione arancione” costringe alla ripetizione del ballottaggio; Yanukovich perde.
• Nel 2010 rivince Yanukovich, e stavolta “secondo i successivi report dell'OCSE e dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, le consultazioni si sono svolte regolarmente, in un contesto equo e trasparente”. (Il che mi fa pensare sommessamente che forse Yanukovich aveva vinto anche la volta precedente, e che gli eventuali brogli fossero ininfluenti).
• Nel 2013 il presidente Yanukovich, democraticamente e correttamente eletto, “data la critica situazione delle finanze pubbliche, aveva rifiutato di firmare un accordo di associazione dell'Ucraina all'Unione europea, in favore di un prestito russo (acquisto di titoli di stato per circa 15 miliardi di dollari) concesso dal Presidente Putin, che legava ancora di più il Paese alla Russia”.
• In pratica Yanukovich aveva rifiutato il classico prestito “stile Troika” (prestiti in cambio di “riforme & privatizzazioni”) in favore di un prestito russo che si sarebbe limitato a creare una zona d’influenza, non certo una “gabbia del debito” come toccò alla Grecia.
• Inizia la rivoluzione di Euromaidan, 2013-2014, attraverso la quale la piazza filo USA/filo NATO/filo UE costringe il presidente democraticamente eletto afuggire. La strage di Odessa del 2 maggio 2014 indica ai russi/russofoni/russofili che aria tira.
• La Crimea ha un suo parlamento, fa in tempo a indire un referendum, si stacca dall’Ucraina e torna alla Russia.
• Donetsk e Luhansk provano a organizzare il referendum, ma non fanno in tempo, perché arrivano le truppe ucraine (e battaglioni vari) ad attaccare una parte dei cittadini ucraini.
• Dopo di che le elezioni 2014 sono una farsa, perché uncandidato filorusso semplicemente non si presenta (c’era da rischiare la pelle); inoltre la Crimea non c’è più e le aree sotto attacco militare non votano.
• Infine ci sono le elezioni 2019, dove Poroshenko “re del cioccolato” viene battuto dall’attore comico Zelenskyj

Quindi il nostro problema è che abbiamo cancellato mediaticamente la guerra del Donbass (truppe ucraine e battaglioni vari che attaccano i propri cittadini, oltre all’attacco amministrativo della cancellazione delle pensioni e dei sussidi) e fingiamo di credere che l’Ucraina fosse tranquilla e in pace fino all’attacco di Putin.
Dimentichiamo gli accordi di Minsk, 11 febbraio 2015, coi quali Francia Germania Russia Ucraina concordavano zone smilitarizzate, modifica della Costituzione ucraina, autonomia per le aree russe/russofone/russofile. Accordi mai realizzati, ma esistenti.
Quindi Putin stava portando pazienza da 7 anni, quando decide di entrare in Ucraina in difesa dei “suoi” (suoi nel senso di russi/russofoni/russofili; territori che passerebbero senza problemi con la Russia in caso di liberi referendum).
Mi sono chiesto spesso perché l’attacco è avvenuto in quel momento. Cos’era successo di determinante?
Forse la spiegazione più credibile è quella data da Caputo nella conferenza estiva(3): fino all’8 dicembre 2021 c’era Angela Merkel, che con Putin parlava direttamente in russo. 
Se non poteva far realizzare gli accordi di Minsk (cosa ormai palese, dopo anni di attesa) poteva almeno garantire una “guerra a bassa intensità” e il non ingresso dell’Ucraina nella NATO.
Ma col successore Scholz il contatto diretto non esiste più, tutto passa dai normali filtri di interpreti & funzionari. E quindi la Germania non è più un garante credibile.
Non so se è la spiegazione vera. Ma finora non ne ho sentite altre più credibili.
Tutto questo riassunto a che serve in chiave di elezioni politiche 25 settembre 2022 e del nostro povero voto?
Serve a fare alcune affermazioni.

• L’Ucraina ha cessato di essere un paese democratico con la rivoluzione di Euromaidan: ha conservato le forme, ha ucciso la sostanza, eliminando dall’agone politico il 50% della popolazione (quella russa/russofona/russofila, che non ha più rappresentanza).
• La guerra d’Ucraina non è l’attacco di Putin all’Ucraina.
• È invece la risposta di Putin, dopo 7 anni di attesa e di promesse mancate, all’attacco dell’esercito ucraino e di brigate varie alla componente russa/russofona/russofila che era maggioritaria nel paese (vittoria di Yanukovich 2010) e che aveva rifiutato la gabbia del debito occidentale, in favore di un prestito russo.
• Quindi l’Italia che fornisce armi e supporto all’Ucraina sta partecipando come parte attiva a una guerra che non ci riguarda e nella quale il primo aggressore è l’Ucraina stessa. E’ una riproduzione 2022 della guerra di Libia 2011, nella quale, con la foglia di fico di “proteggere i civili”, fummo parte attiva nell’attacco a Gheddafi. Mentre gli attaccanti veri erano i mercenari al soldo dell’Occidente e di qualche paese del Golfo.

Ne terremo conto in sede di votazioni. O meglio, io ne terrò conto!
«L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Ma questo è l’articolo 11 della Costituzione, rudere abbandonato.
Del resto nella guerra di Libia 2011 ce la cavammo brillantemente. Non era una “guerra”, ma la definimmo “repressione delle violazioni della pace”. La Costituzione era rispettata, perbacco.
Ma la guerra vìola i princìpi non negoziabili?
Ti potresti chiedere se la guerra errata è “solo” una balordata politica oppure è una violazione di qualche principio non negoziabile.
Le condizioni della guerra giusta (iustum bellum, guerra giuridicamente legittima, che il cattolico può combattere mantenendo in pace la sua coscienza) sono descritte in dettaglio ai punti 2311, 2312, 2313, 2314 del Catechismo(tiralo fuori dalla libreria e leggi in dettaglio).
Posto che la guerra giusta esiste solo per legittima difesa, occorre inoltre che:

• il danno causato dall'aggressore sia durevole, grave e certo;
• tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;
• ci siano fondate condizioni di successo;
• il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. 

Capisci bene che conoscere l’aggressore è vitale in questa valutazione.
La resistenza di Donetsk e Luhansk contro l’aggressore (l’esercito del loro stesso Paese, e le brigate varie) è certamente una resistenza legittima. Dubito che avesse fondate condizioni di successo, ma era legittima.
L’inserimento della Russia come protettore era necessario, visto che Donetsk e Luhansk non erano Stati. Gli accordi di Minsk erano quindi tra Ucraina (aggressore), Russia (protettore), Francia e Germania (aderenti NATO non fanatici). Mezzi non cruenti, ma rivelatisi “impraticabili o inefficaci”.
Lascio alla coscienza di Putin il dire se c’erano altre possibilità dopo 7 anni, o se ormai non c’era più margine dopo le manovre congiunte Polonia + Lituania + Ucraina del luglio 2021.
Ma per noi il problema non si pone: noi ci siamo messi dalla parte dell’Ucraina, ossia del primo aggressore. In nessun modo stiamo facendo una guerra difensiva, ma avremmo invece il compito costituzionale di risolvere la controversia con altri mezzi.
Sì, la nostra partecipazione alla guerra è come nella guerra di Libia: ingiusta, ossia attentato alla vita, alla proprietà, alla verità. Il tutto all’interno di un’alleanza aggressiva, la NATO.
La NATO e le bambine che giocano alla guerra
Se, finché c’era l’URSS, l’adesione alla NATO poteva apparire come un atto difensivo, finita l’URSS abbiamo visto la NATO svolgere solo atti offensivi.
E quindi l’espansione della NATO è un pessimo segno per la pace.
Di fatto la NATO si è mangiata tutta l’Europa ed è una sorta di braccio armato del neoliberismo mondiale: nella NATO si entra ma non si esce, e dove c’è qualcuno in giro per il mondo che infastidisce la moneta dominante, sta certa che la NATO troverà la scusa giusta per metterci il becco.
Pensa te, mi tocca sperare nella Turchia per bloccare l’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO. 
Le notizie del 26 agosto erano che avevano ratificato l’ingresso in 23 Stati su 30, ma serve l’unanimità e Erdogan ha piantato la grana di cittadini turchi detenuti in Svezia e Finlandia per terrorismo.
Ma alla fine passerà tutto: gli USA ci tengono troppo ad avere un Mar Baltico tutto della NATO, per fare l’ennesima strozzatura alla Russia.
Siamo messi male.

• La signora Sanna Marin fa perdere la neutralità alla Finlandia e la vuole nella NATO.
• La signora Magdalena Andersson fa perdere la neutralità alla Svezia, che era riuscita a stare fuori dalle guerre mondiali.
• La signora Ingrida Simonyte imbarca la Lituania nel semi-blocco di Kaliningrad.
• Ma il vertice lo tocca la signora Liz Truss, nuovo primo ministro britannico. 
 
Non prendo la sua frase dai siti che l’attaccano, ma dal sito Butac (Bufale un tanto al chilo) che la difende.
Domanda in una tribuna elettorale del 22 agosto 2022(traduzione di Butac)
Una delle prime cose che accadranno quando e se diventerai Primo ministro, verrai introdotta in una stanza, una stanza molto riservata al numero 10, e ci saranno disposte davanti a te quelle che vengono chiamate le lettere dell’ultima risorsa. Rivolgi i tuoi ordini al nostro capitano della barca del Tridente (Trident è il nome del programma d’armamento nucleare britannico) sul fatto che tu, il primo ministro Liz Truss, stia dando l’ordine di scatenare armi nucleari. Significherebbe l’annientamento globale. Non ti chiederò se premeresti il pulsante, dirai di sì, ma di fronte a quel compito mi sentirei fisicamente male. Come ti fa sentire quel pensiero?
Questa la risposta della nuova Premier britannica:
Penso che sia un dovere importante del primo ministro e sono pronta a farlo… sono pronta a farlo.
Commento di Butac
Esattamente la risposta che ci si deve aspettare da un politico durante una tribuna elettorale dove deve convincere la gente che lei è la migliore candidata possibile. Se si fosse persa in elucubrazioni su quanto sia sbagliata una guerra nucleare, su possibili stati di malessere nel fare quando richiesto, sarebbe subito risultata inadeguata. 
La domanda, perdonatemi il gioco di parole, è posta apposta. Ovviamente a chiunque non piacerebbe l’idea, anche vaga, di dover premere il pulsante che fa partire un attacco nucleare, ma, come riassunto in quelle pochissime parole, è un dovere del primo ministro, se si arriva a quel punto è d’obbligo che chi ha il comando sia pronto a fare quanto richiesto dal compito.
Liz Truss in questo caso non ha espresso altro che la sua volontà di fare il Primo ministro e di essere pronta ai doveri che la posizione impone, nulla di più. Chiunque si fosse presentato come candidato al ruolo e si fosse trovato di fronte una domanda del genere avrebbe risposto in maniera simile, se davvero interessato a ricoprire la posizione.
È un dovere del primo ministro?
Ma neanche per idea. 
Tirare armi nucleari significa sterminare i civili, senza nemmeno la foglia di fico del mirare agli obiettivi militari, avendo la morte dei civili come “effetto indesiderato”.