"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Stava parlando del candidato del suo gruppo in Calabria per le recenti amministrative. Richiesto di spiegare perché il suo uomo - secondo lui - debba essere votato, non si perita di affermare che ‘ciò che conta non è la sua moralità o se conosca le leggi’, ma che come quando si cerca chi debba costruirci una casa, di costui interesserebbe solo sapere se è o non “è bravo”. E il suo candidato lo è.
Confusione e pressapochezza sbandierati con così tanto entusiasmo da non apparire più quasi nemmeno terribili…
Per essere ‘bravo’, qui, si pensa sia sufficiente una capacità ‘tecnica’.
Ammesso che si commissioni la costruzione della propria casa - come esemplifica il politico in questione - ad un qualunque geometra o architetto o muratore, la cui moralità non rilevi e pertanto essa gli prescriva di passare le notti in festini e orge, è fuori di dubbio che, poi, il giorno dopo - capacità tecnica o no - al lavoro sarà assolutamente ‘bravo’: bravo a far crollare entro breve quanto ha costruito.
Il piastrellista che - sempre il nostro politico - metterà nel suo bagno a ristrutturarlo, e la cui moralità eventualmente preveda furto di piastrelle al collega del cantiere accanto, sarà sicuramente bravo nel sistemarle in maniera artistica, ma - poi - lascerà al titolare il contenzioso per rifondere l’altro del mal tolto.
Tutto questo nell’ambito ristretto di una ‘costruzione di casa privata’. Figuriamoci che spasso, quando a dover essere costruita senza preoccupazioni né di moralità né di conoscenza di leggi, è la casa comune, la Città ('polis' da cui ‘politica’) di un’intero popolo.
Torna giusto qui quanto diceva Benedetto XVI nella sua prima enciclica: "La politica è più che una semplice tecnica per la definizione dei pubblici ordinamenti: la sua origine ed il suo scopo si trovano nella giustizia, e questa è solo di natura etica".
Porsi la domanda squisitamente ‘morale’, che tanto risulta superflua al nostro politico, e cioè cosa è bene e cosa non lo è, non è affatto una perdita di tempo rispetto alla domanda sulla cosiddetta ‘bravura’.
Dimostrandosi invece piuttosto consapevoli che qualunque buona capacità o interesse, nel privato come nel pubblico, rischia inevitabilmente accecamento derivante da interesse e potere, la ‘polis’ tornerà a meritarsi una “politica”, la casa ad essere una casa, uno Stato qualcosa di diverso da una banda di ladri ("Remota itaque iustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia?" - Sant’Agostino).
Non minima causa di tanta confusione nel pensare è proprio la facilità nel parlare, nel mettere assieme parole che non contengono più ciò per cui erano state coniate, come - appunto - ci mostra oggi la ‘politica’ e la comunicazione in genere.
Basta vedere al riguardo della famigerata ‘pace’ tra Russia e Ucraina, con mille parole reclamata e con pochissime reali verità costruita.
Sì, la questione della verità torna inesorabilmente sempre.
E anche le “bande di ladri” prima o poi devono venirci a sbattere. Si spera prima, quando qualcosa si può ancora costruire e salvare, che poi quando ci sono solo cocci e migliaia di cadaveri a terra da raccogliere.
Già nel II secolo, sant’Ireneo si dannava a tutelare questa benedetta esigenza di verità rispetto alle mistificazioni gnostiche di moda allora. Siccome non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole, ci sta citarlo anche qui. Il procedimento che lui denunciava  era pressappoco il medesimo: “Il loro modo di recitare è come se uno - dopo che una bella immagine di un re fosse stata fabbricata da un abile artista con gioielli preziosi - dovesse poi smembrare il ritratto di quell’uomo in pezzi, dovesse riorganizzare le gemme e risistemarle insieme per dare loro la forma di un cane o di una volpe, e tutto ciò anche mal eseguito; e dovesse quindi sostenere e dichiarare che questa sia la bella immagine del re che l’abile artista aveva costruito, indicando i gioielli mirabilmente uniti dal primo artista per formare l’immagine del re, ma che sono stati, con mediocre risultato, trasferiti da quest’ultimo per dare loro la forma di un cane, e quindi esibendo i gioielli, dovesse ingannare gli ignoranti che non hanno alcuna idea di come fosse la forma del re, persuadendoli che quello scadente ritratto della volpe sia, in effetti, la bella immagine del re. Allo stesso modo queste persone rattoppano insieme vecchie leggende” (Adversus haereses 1, 8, 1).

(immagine - Ambrogio Lorenzetti "Il buon governo")