"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Mi sono laureata, sposata, ho lavorato, e la mia vita fluiva senza scosse e senza dubbi.

Poi c’è stato il primo lockdown, marzo 2020, improvvisamente il mio mondo è stato messo in discussione e il mio solito materialismo anziché fonte di risposte ragionevoli e razionali mi sembrava un gran buco vuoto che mi tirava giù.
Sfidando le proibizioni di allora, che impedivano di allontanarsi per oltre cinquecento metri di distanza dalla propria abitazione, una domenica sono andata fino alla basilica di Sant’Antonio a Padova, la città dove vivo. Qualcosa dentro di me diceva che la risposta potevo trovarla solo nel raccoglimento e nel sacro, e volevo andare alla fonte. Ma la basilica, cosi meravigliosa dal punto di vista architettonico, mi apparve come un guscio vuoto e desolato. Era la domenica delle Palme e non c’era anima viva. La chiesa aperta ma abbandonata. Ho pianto perché speravo almeno nella rassicurante presenza di un frate, ma non c’era proprio nessuno in quell’enorme spazio vuoto: perfino l’altare era vuoto di candele e fiori.

Al riprendere delle Messe celebrate, sono comunque andata ad assistere di persona, anche se lo streaming era la modalità raccomandata, ma il contesto sanitarizzato mi ha allontanato ulteriormente, e il modo di celebrare del sacerdote mi è sembrato scomposto. Dato che ho vissuto per lunghi anni nel Regno Unito e che in occasione del Natale partecipavo con gli altri genitori alla funzione anglicana sponsorizzata dalla scuola delle mie figlie, ho trovato la Messa cattolica curiosamente uguale a quella anglicana. Praticamente sovrapponibile. Mi sono sorpresa e mi sono detta che forse, andando verso la religione, stavo cercando risposte dove per me non ce n’erano.
Tuttavia Dio opera in modi misteriosi. Anche se per me la faccenda era chiusa e avevo gettato la spugna, per caso ho assistito a una funzione a Venezia, nella chiesa di San Simeon piccolo, dove la Fraternità sacerdotale san Pietro celebra con rito antico. Era una Messa letta in un giorno settimanale. Il sacerdote celebrava solo e in chiesa c’erano altre due persone oltre me. Pur senza capire nulla (oltretutto il sacerdote bisbigliava), mi sono messa in ginocchio e mi sono lasciata prendere. Li c’era ciò che cercavo. La compostezza, la calma, il Sacro.
A ottobre saranno due anni che sono rientrata nella fede cattolica. La Santa Messa in latino ha messo in moto dentro di me un meccanismo che ha cambiato completamente il mio modo di pensare e di vedere il mondo. Mai avrei detto che la vera felicità non è di questo terra, e che prescinde da status sociale e tenore di vita. Non ho quasi mai perso una Messa alla domenica, sebbene all’interno della chiesa a Venezia in inverno faccia molto freddo. Ho fatto novene natalizie e tridui pasquali. Il santo sacerdote ha le giuste risposte alle mie domande, ed è un vero modello. Il gregoriano secondo me è celestiale e l’accompagnamento più sublime alla celebrazione (il Miserere di Allegri, che un lettore diceva aver sentito solo all’estero, a Venezia viene eseguito dai bravissimi cantori della domenica, e non solo quello). La Comunione viene data in ginocchio e in bocca, alla balaustra. Io ho ritrovato il Signore in questa Messa. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Ogni singola frase della Messa in latino mi parla. Parla a me personalmente e alla mia anima. Mi muove, mi lavora.
Concludo con una piccola chiosa. Per lavoro sono andata nel corso dell’ultimo anno in Irlanda, Spagna, Portogallo e Messico. In ognuno di questi posti ho cercato e trovato la Santa Messa in latino, ed è la stessa ovunque! Alleluia! Questo è il vero senso della Cattolicità.
Con grande stima e riconoscenza per il suo lavoro,

Monica”