"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Sembra impossibile accettarlo, questo fatto che la verità esiste - anche se nessuno di noi la potrà mai dire di possederla in pieno - e che è possibile vivere secondo verità. E, infatti, come in questi ultimi giorni abbiamo ricordato liturgicamente, la verità è stata messa in Croce, zittita, silenziata, si sperava, per sempre.
Ratzinger nel suo Gesù di Nazareth al proposito non ha mezzi termini:
“Ecco quello che siamo noi uomini
Ecce homo!
La verità dell’uomo è la sua carenza di verità
La verità dell’uomo è quella di andar continuamente contro la verità.
Il giusto crocifisso è - quindi - lo specchio messo in faccia a noi uomini dove vedere spietatamente riflessi i nostri tratti”.
La nostra fuga perenne dalla verità inizia in famiglia, dove può capitare, come capita normalmente, che ci si divida su questioni che uno vuole far considerare a tutti gli altri marginali e da archiviare pena la fine della convivenza, ma pena, in realtà, la possibilità di continuare ad amarsi e costruire qualcosa; per finire nel vasto mondo dove chi detiene o vuol detenere il controllo economico porta e regala guerre senza vergogna.
Mandando in TV immagini e paroloni strappalacrime.
Ma la verità, cosa è veramente la verità?
Come ne discetta Lazzaretti pochi in questo periodo ne sanno discettare. E io lo cito ampiamente.
E’ il mio odo di fare Pasqua, cioè scegliere di vivere senza menzogna.

“Nelle mani degli sceneggiatori “
di G. Lazzaretti

La sintesi è questa. Ci sono due versioni. Noi ne sentiamo solo una. I morti di Bucha sono civili uccisi dai Russi?
Oppure sono civili filorussi uccisi da milizie ucraine? Oppure sono morti di guerra generici messi in posa per una sceneggiatura? Non lo sapremo mai, finché la controparte non avrà diritto di parola. E la parte che ci sta parlando quotidianamente, l’occidentalismo a trazione USA, è purtroppo costituita da “mentitori seriali” che ci
raccontano bugie da 33 anni ininterrottamente.
Perché mentono sempre? Perché dal 1989 hanno NECESSITA’ di mentire. Fino a quella data la presenza del blocco comunista li liberava da ogni incombenza. Ogni nefandezza da parte di USA & associati era comunque piccola cosa rispetto a ciò che gli Stati comunisti compivano quotidianamente sui propri popoli.
Ma il blocco comunista implode. E adesso dove le troviamo le motivazioni per fare la guerra? Perché uno Stato come gli USA che fa da solo 1/3 delle spese militari mondiali DEVE fare la guerra per forza. Deve svuotare gli arsenali, deve provare armi nuove sul campo, deve fare vetrina per vendere armi.
Del resto, è la mia storia personale. Nel 1983 ero ancora pro USA al momento dell’invasione di Grenada. Ne sono certo, perché in consiglio comunale difesi gli USA e descrissi le differenze tra l’invasione di Grenada e l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Nel 1989 con l’invasione di Panama cominciavo a traballare. Con la pseudo liberazione del Kuwait 1991 per invadere l’Iraq ero diventato conscio del fatto che gli USA devono per forza fare la guerra. E quindi, non avendo motivazioni, devono creare bugie.
La frase che dovrebbe accompagnarci in tempo di guerra è: «Non possiamo consentire che la narrazione fatta
da consolidati “mentitori seriali” vada a interferire con la nostra logica, con la nostra memoria storica, con i nostri dati d’archivio, uniche armi di conoscenza “solida” che ci sono rimaste».
I “mentitori seriali” sono anche sceneggiatori stanchi: ripropongono sempre le stesse cose. Bambini, efferatezze sui civili, stupri di massa, armi chimiche, torture, fosse comuni, ospedali presi di mira. Ogni tanto fa bene andare a rivedere le foto della prigione di Abu Ghraib per ricordare come lavorano “i buoni”.

Pace o aria condizionata
Tra i compiti degli sceneggiatori c’è anche quello di coniare gli slogan giusti.
Prendiamo ad esempio Zelensky che parla all’ONU, sempre con la barba lunga e la felpa da guerra (look creato da sceneggiatori). Il suo intervento viene sintetizzato così dal Fatto Quotidiano.
«Se avete solo parole vuote e non potete fare niente per noi», allora «l’opzione è smantellare le Nazioni Unite». L’invito di Zelensky è quello di escludere dal consesso la Russia che «non può» bloccare le decisioni che riguardano la propria guerra. «Il diritto di veto non può significare diritto a uccidere», dice apertamente prima di accusare di Mosca di voler trasformare l’Ucraina «in una terra di schiavi silenziosi».
Discorso preparato da sceneggiatori, e pronunciato da un attore. Ha una sua suggestione, ma dice delle bestialità.
Innanzitutto, perché, rispetto alla Russia, gli USA fanno ben di peggio dell’uso del diritto di veto “pro domo sua”: hanno dimostrato in passato che attaccano tranquillamente anche senza mandato dell’ONU (vedi Iraq 2003), oppure interpretano i mandati ONU fuori dalle righe (vedi Libia 2011). Togli il diritto di veto, ed ecco che l’ONU diventa l’organo che ratifica a maggioranza le decisioni degli USA. La Russia può certamente bloccare decisioni che riguardano “la propria guerra”. Perché non è “la propria guerra”. È l’ultima chance di difesa del Donbass dopo il colpo di Stato ucraino del 2014 e prima che l’Ucraina finisse per entrare nella NATO. La “terra di schiavi silenziosi” esiste già: è l’Ucraina di oggi che parla con la voce degli USA, finanziata dagli USA, depredata dagli USA, strumentalizzata dagli USA, e con quel macigno della presenza neonazista completamente occultata.
Anche il nostro Draghi segue la sceneggiatura: «Volete la pace o il condizionatore sempre acceso?» È uno slogan che l’ha messo in ridicolo, scatenando battute su Internet. Ma non dobbiamo pensare che sia una frase mal fatta che gli è scappata detta per caso.
Draghi non sta descrivendo la pace come noi la pensiamo, ossia quella situazione in cui i due contendenti si mettono a un tavolo e trovano un accordo, semmai col coinvolgimento di Stati che siano buoni mediatori. Draghi sta invece descrivendo in due parole la “pax americana”, che funziona in un altro modo.
Prima c’è la distruzione del nemico. Poi, solo allora, c’è la pace. Quindi, prima bisogna distruggere la Russia: le sanzioni sono necessarie per la distruzione economica, e noi (popolo italiano, non cittadini USA) pagheremo con la mancanza di gas e di energia elettrica. Poi, a Russia distrutta, c’è la “pace”, e il gas ce lo fornirà qualche fondo d’investimento americano che si sarà opportunamente installato nella Russia destabilizzata, dopo aver impiantato in Russia un generico governo “democratico” stile Afghanistan 2001 o Iraq 2003.
La frase di Draghi dice molto sulla sua sudditanza totale alla finanza USA (veri gestori della guerra).
Del resto, noi siamo gli unici con lo stato d’emergenza, e siamo solerti e unanimi sull’aumento delle spese militari e sulla fornitura di armi. Una lode speciale ai pochi parlamentari che votano contro, uniche voci rimaste nella “terra di schiavi silenziosi” che siamo diventati.
Draghi prosegue il suo iter per la distruzione della piccola e media impresa in Italia, secondo i dettami del neoliberismo. Ha già fatto ampia azione col Covid, farà ancora meglio (peggio) con la guerra.
Perché lo fa? Perché le élites globaliste, dobbiamo ricordarcelo, odiano l’umanità. La frase del ministro Cingolani sul mondo progettato per 3 miliardi di persone è significativa al riguardo. Noi siamo di troppo. Serve un mondo di super-ricchi, un’ampia fascia di devoti ben pagati, e una platea di paria con una vita di pura sussistenza. Non troppi paria, però: 4 miliardi di paria sono di troppo, quindi   possono sparire. E cosa c’è di meglio per farli sparire se non la triade malattia -  fame - guerra?