"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Ma soprattutto mancava la vocazione alla quale è chiamato uno Stato maturo: la tutela delle minoranze. Pensiamo al Sud Tirolo/Alto Adige: casa Savoia dopo la Prima Guerra Mondiale pretende questa terra perché sono confini più “naturali”; Mussolini provvede a italianizzare di forza, anche costruendo 3 cimiteri di guerra in luoghi dove nessuno aveva combattuto; la Repubblica Italiana

a) si fa carico dell’Italia in toto, con tutti i suoi errori del passato
b) attraverso tre passaggi provvede a costruire un’autonomia vera, che sana gli errori quanto più sia possibile.


Immaginiamo adesso che l’Italia si sfaldi in 20 regioni che diventano “Stati”. Immaginiamo che in Trentino/Sud Tirolo prevalga la componente tedesca, e che questa imponga la lingua tedesca nella TV, nelle scuole, nei documenti. L’imposizione di una lingua è un dramma colossale, non sarebbe strano se il Trentino chiedesse di staccarsi.
Georgia, Moldavia, Ucraina hanno una matrice nazionalista che ha cercato di realizzare forzature nei confronti delle minoranze, non solo russe (vedere ad esempio gli ungheresi della Trascarpazia). Si sono messe nella parte del “vessato che finalmente si libera e ve la fa pagare”, invece di constatare che dell’URSS erano parte integrante (Stalin era georgiano, Breznev era ucraino e fu il primo Segretario del Partito Comunista Moldavo, Kruscev era “quasi ucraino”) e adesso, finita l’URSS, avrebbero dovuto reinventarsi come “Stati benevoli”, non come nazionalisti. 
I “cuscinetti” sono una normale necessità per una grande potenza, e i cuscinetti ottenuti dalla Russia sono veramente minimali. Pensiamo alla situazione della superpotenza USA: è un rettangolo coi 4 lati coperti. Due oceani, un alleato blindato come il Canada, uno Stato come il Messico che nel XIX secolo ha perso il 40% del suo territorio in guerre con gli USA e sa che deve stare buono in eterno. La Russia ha frontiere immense coi cinesi, coi musulmani d’Asia, coi musulmani del Caucaso, con tutti gli Stati europei ex alleati.
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Durante i 30 anni di imperialismo russo immaginario, come è andato avanti l’imperialismo reale, quello degli USA? Elenchiamo i passaggi, non c’è bisogno di commentare (trascuro le azioni minori).

16.01.1991 – Attacco all’Iraq
30.08.1995 – Inizio bombardamenti in Bosnia.
12.03.1999 – Allargamento NATO: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria. 
24.03.1999 – Inizio bombardamento Serbia.
07.10.2001 – Attacco all’Afghanistan
20.03.2003 – Attacco all’Iraq
29.03.2004 – Allargamento NATO: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia. 
04.04.2009 – Allargamento NATO: Albania, Croazia. 
15.03.2011 – Inizio della “guerra per procura” in Siria
19.03.2011 – Attacco alla Libia
05.06.2017 – Allargamento NATO: Montenegro. 
27.03.2020 – Allargamento NATO: Macedonia del Nord.

Si dirà che l’adesione alla NATO è volontaria. Certo. Ma quando un “nano militare” entra in alleanza con la superpotenza che spende da sola 1/3 delle spese militari mondiali, esiste solo l’entrata: l’uscita sarebbe ritenuto un atto ostile. Non c’è la porta girevole alla NATO: chi entra, volente o nolente, diventa “colonia” perché non tratta mai da pari a pari con la superpotenza leader. 
La NATO, creata come alleanza difensiva, di fatto ha realizzato finora solo operazioni offensive. E ostenta brutte cartine dove si specifica che nel 1949 Mosca stava a 1.300 miglia dai confini NATO e San Pietroburgo (Leningrado) a 1.000 miglia; mentre adesso Mosca è solo a 500 miglia e San Pietroburgo a 100 miglia. Per fare che cosa?

Perché non è possibile stare con Zelensky

Quando Draghi iniziò il suo governo tra squilli di trombe, c’erano sostanzialmente due visioni: gli ottimisti credevano che Draghi fosse l’uomo giusto per rialzare l’economia; i realisti pensavano che Draghi ci avrebbe portato un’altra fetta di povertà da parte dei “servi di Mammona”. Avevano ragione i realisti, come stiamo constatando.
Ma né gli uni né gli altri avrebbero immaginato di vedere il Draghi guerrafondaio di questi giorni. Un pensiero guerrafondaio che non è certo una sua elaborazione personale, ma ha una matrice ben precisa.
L’aggressione - premeditata e immotivata - della Russia verso un Paese vicino ci riporta indietro di oltre ottant’anni. Non si tratta soltanto di un attacco a un Paese libero e sovrano, ma di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme. Come aveva osservato lo storico Robert Kagan, la giungla della storia è tornata, e le sue liane vogliono avvolgere il giardino di pace in cui eravamo convinti di abitare. Ora tocca a noi tutti decidere come reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte. (discorso di Draghi al Senato, 1 marzo 2022).
Chi è Robert Kagan? E’ membro di alcuni “pensatoi” statunitensi, e riunisce in sé le due caratteristiche peggiori degli USA: è liberal (e quindi tutto “diritti civili” e zero “diritto naturale”) e interventista (e quindi condivide tutto ciò che gli USA hanno fatto in giro per il mondo). Il quasi trentennio Bush – Clinton – Clinton – Bush – Bush – Obama – Obama è il suo trentennio d’oro, i 4 anni di Trump senza nuovi attacchi militari sono una deprecabile pausa.
Il Foglio pubblicò un suo intervento del 2018 a Bruxelles, che è la perfetta descrizione del ruolo messianico e di gendarme del mondo da parte degli USA. Quando scrive che “la giungla sta ricrescendo”, Kagan indica semplicemente che «l’ordine mondiale liberale in cui viviamo dal 1945 e al quale hanno preso parte la maggior parte delle nazioni che sono in questa stanza, non sta tanto bene».
Il problema è che, per lui, questo Ordine è il bene assoluto, e non gli passa nemmeno per la mente che un Gheddafi possa portare la Libia al 53° posto della classifica dell’Indice di Sviluppo Umano (davanti a 10 paesi europei) con idee diverse ed efficaci, mentre l’esportazione di democrazia neoliberista targata occidente faccia precipitare oggi la Libia al 105° posto. Della morte della Libia non gli interessa nulla, la Libia era “fuori dall’Ordine”.
Non gli passa per la mente che distruggere Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, sia semplicemente “male”. La loro distruzione rientra nei suoi piani dell’Ordine Mondiale, ma è “male”.
Draghi purtroppo legge il copione, e dice sciocchezze. Nel suo testo ho sottolineato alcuni passaggi.

• Immotivata: l’aggressione della Russia può essere disapprovata, ma non è immotivata.
• Paese libero: l’Ucraina non è un paese libero; è sostanzialmente una colonia USA creata da Victoria Nuland & C. nel 2014 con un colpo di Stato. Chiedere comunque agli abitanti del Donbass per maggiori delucidazioni.
• Nostri valori di libertà e democrazia: chiedere agli Stati distrutti (o anche ai medici & insegnanti sospesi).
• Ordine internazionale: non sta parlando dell’ONU, ma di un Ordine neoliberista creato negli anni ’80 ed esploso dopo la caduta del muro, del quale Draghi è parte integrante in Italia ed Europa.
• Giardino di pace: e qui un vaffa è d’obbligo.

Il problema aggiuntivo di Kagan è che ha il “braccio armato” in casa. Victoria Nuland è sua moglie. Robert pensa e Victoria realizza, prima come regista del colpo di stato in Ucraina a suon di miliardi USA, oggi come vice agli esteri nel governo USA.
Quando Zelensky fa la sua recita davanti al nostro Parlamento, Draghi conclude dicendo che «il Governo, il Parlamento, e tutti i cittadini sono con voi, presidente Zelensky». Non è vero, ma Draghi ci ha abituato alle bugie: non è vero che tutto il Parlamento è con Zelensky, non è vero che tutti i cittadini sono con Zelensky.
Io, ad esempio, non sto con Zelensky. E questo per il fatto che le richieste della Russia sono del tutto ragionevoli. Tanto ragionevoli che l’Ucraina le ha già firmate: sono gli accordi di Minsk del 2015, che prima Poroshenko (il presidente “re del cioccolato”) e poi Zelensky (il presidente “attore comico”) si sono dimenticati di attuare, mal consigliati dagli USA e senza che Francia e Germania (garanti degli accordi di Minsk) muovessero un dito.
Utilizza truppe neonaziste nel Donbass, dimentica gli accordi di Minsk, non vuole nemmeno sedersi a un tavolo avendo gli accordi di Minsk come base di partenza, ma piuttosto è disposto a sacrificare il suo popolo. Io sto con la giustizia e la pace, non sto con Zelensky e coi guerrafondai ad oltranza, i Draghi, i Kagan, le Nuland.
Qualcuno si stupisce che l’ebreo Zelensky abbia i neonazisti come alleati. All’inizio mi stupivo anch’io. Poi ho approfondito e mi sono stupito ancora di più. Poi mi sono rassegnato a capire l’impensabile: per alcuni ebrei il nazismo non è più un male assoluto. Il male assoluto è colui che vìola l’Ordine neoliberista.