"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

L’amica, puro ossimoro vivente, lasciati i quieti angoli campestri dove vive e che ama più di qualunque cosa al mondo, non si trattiene dall’avventura più spericolata una volta uscita dai suoi confini naturali. E fu così che  un bel 23 gennaio con meno 25 gradi di temperatura e un metro e mezzo di neve mi trascinò a visitare le meraviglie della capitale ucraina.
Tutte le narrazioni storiche studiate a scuola o viste nei film sulla ritirata di  Russia, dai tempi di Guerra e Pace ai Girasoli di De Sica, mi comparivano innanzi come esperienza diretta.
Tuttavia, la nostra avanzata nella neve non finì propriamente con una disfatta, se non per il principio di congelamento delle dita dei piedi. Ci fu bellezza su bellezza da ammirare, evidenziata proprio dalla bianca coltre gelata: cupole d’oro, blu e verdi contro l’azzurro iperboreo del cielo.
Questi ricordi mi sorgono a causa del gran parlare di Kiev del momento.
Un parlare così tanto vacuo e spropositato da contrastare con la serietà e bellezza di quanto ammirato in quei giorni.
La vuotaggine dei nostri media occidentali dovrebbe essere risaputa, tant’è…
E proprio di media di deve parlare se cominciamo a prender atto che l’attuale quarantaquattrenne presidente ucraino, figlio di due geniali docenti universitari, messa nel cassetto la laurea -presa probabilmente solo per far contenti mamma e papà - non ha fatto altro che passare la sua per ora breve vita nel mondo delle TV. Nato nel ‘78, ha colto immediatamente l'occasione della caduta del Muro per lanciarsi nel campo in cui l’occidente è più specializzato: dapprima è attore, poi anche sceneggiatore ed infine produttore televisivo.
Ma la cosa veramente entusiasmante è che la politica a cui giunge non è altro che la ‘riduzione’ realistica di un serial televisivo che lo vedeva protagonista! Esattamente come quando i nostri bambini dopo ore di cartoni animati con infilati dentro supereroi di tutti i tipi, dopo, uscendo con le mamme se li ritrovavano davanti in… plastica ed ossa pronti da comperare, così Zelensky nel’15 recita in una serie TV dal titolo Sluha Narodu, Servitore del popolo - pluripremiato in USA, Corea del sud e Germania - e, siccome ottiene un grande successo di audience (cioè popolo, ai tempi del consenso fatto di like e media), finanziato dallo staff produttore del serial - Kvartal 95 - fonda un partito, ed  esattamente con lo stesso nome!
Nemmeno Berlusconi era arrivato a tanto!
I bambini - ucraini - finalmente potevano, in un totale abbattimento di confini reale/virtuale, comperarsi il supereroe visto in TV.
Purtroppo la Kiev capitale della Rus’, che nel 988 abbracció la fede cristiana nella forma ortodossa, la Kiev di san Vladimiro che lottó contro i Tartari , non c’entra piú nulla.
Non che alla presidenza del Paese prima dell’attore prestato alla politica sia stato un personaggio molto meno distopico: un noto cioccolataio, anzi ”Re del cioccolato”.
Ma si sa… Brzezinskj diceva che, dopo il crollo dell’Impero austroungarico e quello del Muro, la ‘nascita’ dell’Ucraina era la terza cosa fondamentale dell’intero ‘900.
Una valutazione che la dice lunga, sia per l’accomunamento della distruzione di uno Stato che fu grande e importantissimo per la difesa del mondo cristiano, come l’Impero asburgico, sia per la sbrigatività con cui è sottinteso che ‘nascita’ equivalga a ‘ingresso nella Nato’.
Una cosa questa assolutamente inaccettabile e a cui tutti Paesi fuoriusciti dall’exURSS, chiedendo di riunirsi all’Europa di cui hanno sempre fatto parte, hanno dovuto proditoriamente piegarsi. Nonostante le promesse fatte dai soci atlantici in occasione del ritiro incruento da dietro il Muro dell’URSS.
Forse, al totalitarismo - perchè tale è senza dubbio - angloamericano che ha lasciato, si, le chiese aperte, svuotandole peró programmaticamente di qualunque rilevanza culturale ed etico politica (patetico l'invito circolante in questi giorni a dire il rosario per l’Ucraina di questi giorni, appello caricatura in cui la Madonna, l’invito a pregare la quale in tempi ordinari mette a disagio intere categorie di sedicenti cristiani, sotto l'ala della fifa, viene riesumata quasi fosse una sorta di distributore automatico di profilattici, i moderni garanti dal ‘rischio’) disturba che un altro totalitarismo, dissoltosi con il Muro, le chiese, oltre a riaprile, per quanto ad instrumentum regni, vengano considerate ad Est  un segno che la fede cristiana è un fatto rilevante?
Nel senso che da questa parte, per esempio, oltre al monopolio energetico, hanno addirittura una certezza antropologica che nella fede si basa. Li abbiamo sentiti (e Dio li benedica) i Russi che dicono: ”Da noi le ragazze vanno con i ragazzi e i ragazzi con le ragazze”. Vantandosene, per di più.

Solzenicyn, "la questione russa alla fine del XX secolo", 1944
"In Ucraina i nazionalisti in passato sembravano maledire Lenin in tutto quel che facevano: ebbene costoro sin dal principio si sono lasciati allettare dal dono avvelenato dello stesso Lenin: Hanno accettato con gioia le frontiere ucraine, falsamente tracciate, tra cui la Crimea recata in dote da quel despota di Chruscev, L'ambiguo Occidente con leggerezza ha applicato alle frontiere interne, puramente amministrative, il principio dell'inviolabilità delle frontiere tra gli Stati. G.H.W. Bush si è permesso di intervenire prima del referendum ucraino del '91, dichiarando la sua simpatia per l'Ucraina separata dalla Russia, oltretutto entro le frontiere tracciate da Lenin. Avrebbe osato dire qualcosa del genere sull'Irlanda del Nord?