"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Il goffo tentativo di Chiesa di liberarsi del denaro illegalmente ottenuto, si situa a metà tra l’una cosa e l’altra, ben più drammatiche.
Inoltre, sempre parlando di trentennali da ricordare, fu esattamente in quella che fu l’ultima estate della prima Repubblica, il 2 Giugno ’92 che avvenne anche la famosa crociera sul Britannia.
Draghi, allora Direttore generale del Ministero del Tesoro, presente inoltre nei CdA dei vari enti che sarebbero stati privatizzati, aveva scritto il testo unico della finanza italiana ridisegnando l’assetto societario degli anni a venire. E la cosa da tener presente è che lo annunciava salendo su uno yacht appartenente alla casa reale inglese, fuori dalle acque territoriali, non in un istituto o albergo qualsiasi.
Tutto ciò aveva l’inquietante anche se non sorprendente valore di indicare che la sovranità, non solo del panfilo, ma anche del futuro economico del paese, stesse in mani straniere.
Una serie infinita di altri particolari avvenimenti si potrebbero elencare per ricordare cosa fu quel periodo per chi di noi si trovò nel vortice, come privato cittadino qualunque e - anche - come qualcosa di più.
Chi ricorda i funerali di Lima, la faccia di Andreotti in quel momento, poteva percepire quanto tutto ormai fosse sulla china della frana: Andreotti era “come se gli fosse caduto il mondo addosso, impietrito, una statua, distrutto”.
Non solo, ma quando a maggio ci fu la strage di Capaci, De Mita che aveva convinto i suoi a votarlo per il Quirinale, non potè che prendere atto che la scelta sarebbe stata un’altra: l’uomo suggerito da Craxi, Scalfaro.
E qui era già in pectore il disastro che seguirà.
Craxi non può essere chiamato dalla sua ‘creatura’ a formare il governo perché iniziano per lui le complicazioni con Mani Pulite, e, anticipando un refrain oggi purtroppo consueto, si verrà nominato u governo tecnico. Amato chiama Ciampi al Tesoro e svaluterà la lira intanto che, a Montecarlo, si ritrovano, invitati ad un convegno Publitalia (concessionaria pubblicità delle reti Mediaset), Dell’Utri, Torno e… Monsignor Ravasi (sì, lui! Quello che accetta i finanziamenti degli azeri - persecutori dei cristiani del Nagorno - per rifare il look alle catacombe romane, una volta e chiamato dall’ingenuo Benedetto XVI al Dicastero della Cultura Pontificia, e, sì, lui, quello che partecipava a cene e feste organizzate da Daccò, il lobbista pluricondannato nelle vicende Maugeri/San Raffaele/ Formigoni).
In questa bella riunione di famiglia, in quell’anno fatidico, Berlusconi spiega che ‘gli amici’ perdevano potere e che i ‘nemici’ ne conquistavano… l’azienda doveva attendersi momenti difficili.
Da parte loro i vecchi partiti, nonostante fossero tutti d’accordo sui difetti dello “Stato sociale all’italiana”, cioè assistenzialismo, clientelismo, diseguaglianze, ecc., quando si era cercato di riformare scuola, pensioni, sanità, avevano sempre fatto prevalere la difesa dell’esistente. E, sempre, una proliferazione di ceti parassitari, intermediatori, lobbisti aveva fatto il proprio gioco finché si era potuto scaricare tensioni e disequilibri sul debito e l’inflazione, e finché con il Muro ancor in piedi, le potenze atlantiche non avevano interesse a far crollare lo stato di fatto.
La cosa disarmante - divertente se non fosse tragica - è che i grandi difensori dell’onestà, arma largamente sfruttata per restare a galla a sinistra del Vecchio CAF, in seguito alla decapitazione della partitocrazia messa in atto da Tangentopoli, hanno ottenuto una Nuova Repubblica ancora più sfasciata della Prima.
Per anni, più di dieci, la sinistra aveva tuonato contro le televisioni del grande ‘monopolista dell’informazione’ che aveva corrotto gli italiani con i suoi prodotti di intrattenimento direttamente importati dagli USA, le tante soap da Dallas a Beautiful, definite da Scalfari ‘spazzatura televisiva’, esaltazione di un mondo consumista, capitalista, individualista i cui disvalori erano i soldi, il sesso, il divertimento.
Difficile, ora, si pretendere che questo popolo bue fosse scomparso o ridotto ad una frazione minima della popolazione italiana, disperso nell’immenso bacino della società civile ‘sana’, dove invece avevano sempre prevalso gli ideali della solidarietà, la difesa dei diritti e dell’uguaglianza, l’onestà e la correttezza morale.

(v. S. Colarizi)