"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Lascio sempre il coperchio leggermente scostato dal bordo, non so perché, anche quando le cose devono bollire. Ed è stato lì che l’ho visto.
Un esserino microscopico che stava arrancando lungo il bordo nel tentativo disperato di fuggire dall’inferno di vapore e sobbollimento che si stava andando a formare all’interno…
Io che credevo di avere lavato più che bene erbe ed erbette scopro che un ragnetto, visto come se la dava a gambe, era rimasto tra qualche foglia e l’altra.
Mi ha commosso la sua fuga dall’Inferno verde e mi sono detta: ”Quando non è più aria, le cose si fanno scottanti… meglio darsela a gambe…!”
Era la classica situazione da ‘dalla padella alla brace’ e mi ha costretto a riflettere …
Solo che, almeno in questo caso, ho tentato di aiutare un essere vivente nella sua legittima fuga da Alcatraz e l’ho prelevato con la presina e scaraventato al suo destino giù dalla finestra.
Non posso dire la serie di elucubrazioni e meditazioni sulla vita e la morte a cui questo esserino costretto ad uscire allo scoperto dal suo rifugio clorofilliano mi abbia costretto…
D’altro canto, la legge di darsela a gambe è proprio la legge suprema, a patto che qualcosa o qualcuno ci costringa a farlo, magari una temperatura incandescente di una pentola sul fuoco.
Per quanto tutto ciò mi abbia assorbito e tuttora mi assorba la mente, quello per cui mi sono seduta a scrivere era altro.
Non - a pensarci bene - così alieno dalla necessità improvvisa di darsela a gambe…
Era infatti questo che sembrava volesse fare il Presidente Mattarella sino al giorno in cui si è calato evangelicamente nella compassione per una massa di gente erratica come un gregge senza pastore.
Il passo del Vangelo di san Marco era esattamente la descrizione che più mi sembrava adeguata dell’emiciclo di Montecitorio sorvolato a volo d’uccello dall’occhio delle telecamere il giorno del secondo mandato. Proprio mentre si alzavano, sedevano, rialzavano e si sperticavano le mani in applausi a… piene mani, per il ‘nuovo’ presidente da loro (ri)eletto, pensavo a che pena infinita mi facessero tutti quanti. E quanta ne facessi io a me assieme ai miei concittadini che queste persone a Roma abbiamo mandato con i nostri voti.
Erano proprio come un ‘gregge senza pastore’. A voler usare un eufemismo.
Gente che si ritrova sugli scranni del Parlamento, la massima istituzione rappresentativa di milioni di persone, perché hanno raccolto più like di altri e poi non sanno nemmeno ricordarsi cosa bolle in pentola. Forse è per questo che ho sentito il bisogno di narrare e collegare il ragnetto fuggitivo dalla mia pentola con Mattarella riacciuffato sul bordo della libertà e riposizionato, a differenza del mio ragno, non nell’aria libera, bensì nel recinto di una dimora semicoatta, come il Quirinale.
Con tanto di onori e suono di trombe e tamburi.
Ma un emiciclo popolato di pecore senza pastore ad un vecchio democristiano, per quanto animato da ispirazioni evangeliche, non può e non dovrebbe far dimenticare le responsabilità proprio del suo antico Scudocrociato.
Scudocrociato che - sia chiaro - a me, e non solo a me, manca tantissimo.
Era senz’altro l’unica garanzia e l’unico contenitore adeguato a tutto il minestrone che l’Italia doveva portare a cottura dopo la Seconda guerra mondiale.
Ma già a partire dalla fine della prima guerra, il nuovo assetto mondiale che andava creandosi portò cattolici e laici, antagonisti storici nell’Italia unita, alla spartizione del potere in funzione anticomunista.
In questa logica, alla componente cattolica spettò il controllo della sfera politica e delle più alte cariche del nuovo ordinamento democratico, mentre i ‘laici’ ricevevano in dote il dominio dei grandi centri finanziari delle pese, le banche d’affari.
Il tessuto economico e finanziario cattolico si svilupperà perciò grazie alle ‘banche di raccolta’ e alle popolari, senza però mai intaccare il potere dei grandi istituti bancari che invece gestivano i rapporti con la finanza straniera.
“I legami - spiega Pinotti - e gli interessi che legano le banche italiane a quelle straniere vengono trattati dunque dalla ‘sfera laica’ e i riferimenti stranieri in Italia-tradizionalmente- è meglio che portino il grembiulino.”
Forse, ricordandosi di colpo dello Scudo - appunto - crociato, era a queste profonde radici oligarchiche, tecnocratiche, neoliberiste, economicistiche e postdemocratiche della governance europea degli ultimi decenni, e italiana degli ultimi anni, si riferiva Mattarella quando nel suo discorso di insediamento lanciava-passato dagli organi di stampa, tranne pochissimi, totalmente sotto silenzio- un poco convinto appello al Parlamento  a resistere a “quei poteri economici sovranazionali che tendono a prevalere e ad imporsi , aggirando il processo democratico?”
Del tutto flebile e chissà se per un qualche minimo senso di nostalgico sentimento di colpevolezza dell’ignavia del suo Scudocrociato, mi è parso riempiendomi di dispiacere - il flebile richiamo alla ‘cultura’.
Cultura e consapevolezza ‘culturale’ sono il fatto politico della ‘politica’.
E che il suo partito ha svenduto totalmente, svendendo l’educazione divenuta in men che non si dica ‘emergenza educativa’.
Basterebbe citare il monopolio della scelta dei libri di testo delle scuole ‘Pubbliche’.
Io, per esempio, ricordo ancora con orrore gli atroci libri di testo di storia del Liceo, veri condensati di trattatistica marxiana, pieni di tabelle e tavole numeriche su fatturati e prodotti lordi.
E, svendendo anche i ‘migliori anni della nostra vita’ (per noi adolescenti dei fumosi e violenti anni ’70) ha portato al nulla psichedelico oggi dei cosiddetti rappresentanti popolari in Parlamento a cui Mattarella parlava, rivolgendo sguardi di compatimento, al momento di ri-insediarsi.
E sull’educazione e il diritto/dovere di educare i propri figli, vero capitale di una Nazione, al pari e forse più di quello economico-finanziario, si gioca la famosa Democrazia di cui il neoeletto Presidente parlava, parlando al ‘gregge senza pastore’ che gli batteva dinnanzi le mani, ma che - per assioma non potendo dirsi ‘cristiana’ - non è più nemmeno democrazia.

immagine di Stefano Carofei