"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Anche le luci appese ai balconi o lungo le strade, pian piano, in questo periodo, vengono smontate e ricollocate nei loro depositi o magazzini.
Ogni volta, mentre smonto l’albero, non posso non ripensare a quanti anni ormai contano quei ninnoli e quelle decorazioni.
Fino a poco tempo fa ‘nostri’.
Infatti, la quantità di anni che li contraddistingue è l’età stessa della mia famiglia.
Inoltre, mentre smontavo l’albero, riflettevo sul fatto che oggi era, per i cattolici, la Festa della Famiglia.
E, in una Famiglia, il ‘mio’ non esiste: esiste solo il ‘nostro’.
I ninnoli dunque erano ‘nostri’, di tutti coloro che negli anni avevano contribuito a metterli insieme e di tutti coloro per i quali erano stati messi insieme.
Non posso non rivedere i mercatini scolastici incartando e mettendo via i cuoricini di pasta di sale che vendevano tra i banchi per finanziare la scuola delle mie figlie.
Oppure, mentre rompo una palla di Natale che credevo di plastica - scoprendo che era di vetro a differenza di quella che credevo di vetro e che, cadendo, non si rompe affatto e quindi è di plastica - rivedo il giorno che - i figli già si chiamavano fuori dai riti preparatori del Natale - mi aggiravo, per comperarle, nel piano rutilante di luci dedicato al Natale in Rinascente.
Rivedo quando la mia figlia maggiore aveva solo un anno - tra qualche mese ne compirà quaranta - e spingendola in passeggino per le stradette di Corvara le comperavo coroncine di paglia infiocchettate da mettere poi sull’albero a Natale.
Così pareva doppiamente inevitabile che il giorno della festa della Famiglia fosse proprio il giorno giusto per ripensare alla famiglia, disfacendo l’albero di Natale.
Impietosamente mi domandavo se, nonostante i parecchi anni da cui avevo intrapreso a fondarne una, potessi concretamente dire cosa fosse una famiglia.
Mi torna in mente Pierpaolo Donati, un suo scritto di qualche tempo fa, in cui dichiara: "La coppia odierna - quindi la formazione di una famiglia laddove si generano figli - può venire all’esistenza e procedere in diversi modi fattuali.
Solo alcuni di essi, però, la configurano come coppia capace di esistere come tale.
Gli altri modi configurano delle ‘aggregazioni’, degli accoppiamenti di individui che danno vita a delle convivenze o assemblaggi che non hanno le qualità e i poteri propri delle relazioni di coppia, ma sono dei sostituti funzionali ovvero relazioni semplicemente di altro tipo".
Donati specifica che se non esiste un ‘senso riflessivo del noi’, la coppia senza dubbio non è una coppia. È un aggregato o qualunque altra cosa si voglia intendere.
"E il senso riflessivo del noi è un soggetto sociale capace di promuovere l’autenticità dei partners", sostiene Donati.
Mentre rimettevo via le palline di Natale, le lucine e i gadget raccolti lungo l’arco di una vita familiare, mentre rivedevo le faccine dei bambini, intanto, che li collocavamo sui rami dei nostri alberi di un tempo che fu, nelle lontane case che furono, mi domandavo: chissà se eravamo veramente una famiglia o, pure noi, un aggregato di qualche specie?
Se pensavo alla famiglia come luogo di negazione, anziché realizzazione, della singola soggettività dipendeva anche da un tristissimo giallo di Agatha Christie mandato in onda prima che mi accingessi all’opera di smontaggio albero.
Era la versione televisiva di "Alla deriva".
Non ricordavo quanta perfidia e quanto smascheramento di egoismo reciproco l’autrice sapesse narrare, e soprattutto quanto ne riuscisse a vedere all’interno di una famiglia…
Molto spesso nei suoi libri il ‘legame’ si rivela soprattutto nell’atto di delinquere tutti assieme: da buona protestante il mondo è popolato da entità singole e distaccate, ma, nel momento della colpa, tutti sono collegati con tutti. Soprattutto nelle famiglie.
Basti pensare al capezzale ferroviario di "Assassinio sull'Orient Express".
Ad Agatha, la famiglia offre gli spunti principali per dubitare della verità in questo mondo.
Nella storia di famiglia vista poco prima di smontare l’albero oggi, era oltretutto presente, in maniera tragica, il ‘capro espiatorio’ che troppo spesso, proprio all’interno delle famiglie è il collante scabroso tramite cui le persone, al loro interno, si tengono legate.
Sarebbe l’uso spudorato del senso di colpa di un elemento dotato di fede, in questo caso, ‘cattolica’ e profondissima come quella di una contadinella irlandese, per tenere la stessa avvinta a filo doppio con colui che su questo senso di profondo attaccamento alla verità, costruiva la sua nerissima menzogna.
Non pensavo che la Christie riuscisse a narrarci la negazione del ‘senso riflessivo del noi’ con grande maestrìa.
Resta però, mi dicevo, che sia giusto continuare a decorare e poi smontare, anno dopo anno, Natale dopo Natale, i nostri alberi.
Sì, perché lucine ed oggettini, compresi quelli di quarant’anni fa comperati per il sorriso dei nostri bambini, esprimono il fatto che c’era una casa e che, dentro la casa, qualcuno, almeno qualcuno, sa che "il modo di amare di Dio è la vera misura dell’amore umano". (Deus caritas est, 1)

immagine: Viggo Johansen "Glade Jul"