"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Che il Tutto possa stare accanto al Nulla senza per questo sostituirvisi o distruggerlo, ormai è un fatto incomprensibile più di un buco nero nell'Universo.
Mai come dopo il restringimento forzoso della ragione entro i propri limiti, ovvero nel misconoscimento di essere creato, di non avere in sé nessun fondamento autonomo, l'uomo si ritrova sgomento davanti alla sua capacità naturale di Infinito, cioè di Dio.
Nulla di meno forzoso che riconoscere la propria voglia di Infinito, nulla di più macchinoso di averla resa "strana".
La nostra destinazione ad Altro, il bisogno di non sbattere contro i muri della nostra banalità inconcludente quotidiana, devono - per un politicamente corretto che si rispetti, trasformarsi  in  voglia di paradisi artificiali o tutt’al più, di quelli turistici tropicali, a seconda dell'ispirazione.
Soprattutto nella ricerca di amori intesi come fonte massima di ottundimento.
Che è il rovesciamento del concetto stesso di amore.
E il sentimento del troppo poco resta e cresce di continuo.
Spiega J. Ratzinger: "La società della totale profanità (che del resto diviene inevitabilmente una pseudoreligione e una nuova schiavistica totalità) diviene per essenza malinconica, un luogo di disperazione.
Essa si fonda difatti sulla riduzione della dignità dell’uomo. La società in fuga da Dio è in contraddizione con se stessa. Una società il cui ordine pubblico viene conseguentemente determinato dall'agnosticismo, non è una società libera".
Anche una Chiesa che non osa più ciò che è autentico e grande, deve tanto più darsi da fare con le cose penultime.
Pachamama e interviste a Repubblica, ad esempio.
Su tutto, l'ala della tristezza.
"La tristezza profonda - dice Ratzinger - della mancanza della grande speranza, dell'irraggiungibilità del grande amore, quello che non ottunde.
Quello che non sfocia irrevocabilmente nella delusione per le nostre reciproche finitezze. Esiste oggi uno strano odio dell’uomo contro la propria grandezza, frutto dell'aver inteso la liberazione umana con l’eliminare lo spirito, nel far scomparire lo specifico dell'essere uomini e donne in modo di piegarsi alla sapienza del proprio muori e divieni".
Essere amati da Dio è diventato un peso. Un peso perché pieno di pretese, confrontato al piacere di essere soli con se stesso e alla propria rassicurante finitezza.

foto: Vincenzo Cabianca