"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

Si preme, cioè quasi a dimenticarsi chi siamo noi stessi per permettere al ‘diverso’ da noi di emergere.
Poi, quasi sempre gli stessi soloni si ritrovano a declamare che non esiste nessuna differenza: musulmani, cristiani, buddisti, neri, gialli, omo, etero.
Tutti uguali, tutti ‘fratelli’ (e le sorelle?)
È un vero sforzo di intelligenza venire a capo di questo duplice atteggiarsi dinnanzi alle ‘differenze’.
Persino in ambienti famosi sino a ieri per il loro tenace attaccamento ad un'idea chiara di Fede cristiana e cattolica, capita di trovarsi impantanati nella vexata quaestio
Ma allora’
Allora forse potrebbe essere che il relativismo tanto ben smascherato dal magistero di Papa Ratzinger, ritrovandosi adesso totalmente libero di diffondersi e per ignavia e per mirato opportunismo - diciamo pure - malafede - di molti cristiani, ci palesi finalmente il suo vero volto: il nulla.
Il nichilismo che è il cuore della nostra società.
Non è normale, passare dalla esaltazione ipocritamente mutuata dal francescanesimo delle bellezze variegate del cosmo, per poi approdare alle preghiere in chiesa perché ‘gli uomini smettano di considerarsi attraverso le loro appartenenze religiose, ma semplicemente come uomini’.
A parte che nessun uomo può esistere anche solo un attimo su questa terra senza affermare un ‘perché valga la pena vivere’ - che sia il sesso, i soldi, Dio, Buddha ecc. - perché la ‘religiosità’ è la forma stessa dell'essere umano, è ovvio che San Francesco non era incantato dalla rosa in quanto di color rosa o dall’acqua in quanto azzurrina,(infatti ..sorella morte di che colore è?),bensì dal fatto che tutte queste variegate meraviglie, come anche sofferenze, esistesse: che qualcosa ci fosse anziché il nulla.
Il grande santo ammirava l’opera della Creazione, prima di tutto, le specificità e sotto specificità della quale solo in subordine.
Infatti, cosa c’è di più sconvolgente per l’essere umano che scoprire che - senza la propria partecipazione - qualcosa sia?
Che il nulla non è e che l’essere è?
Questo però si chiama metafisica.
E il pensiero corrente la nega.
La nega, non tanto per la varietà di metafisiche che da questa intuizione originaria si siano prodotte (non era la ‘differenza’ la cosa importante?), ma perché metafisica vuol dire appunto ‘metà età fisica’: cioè oltre.
Oltre me, oltre te, oltre e oltre l’oltre puramente mentale.
Il Trascendente.
Cioè: Dio.
Dato l'uomo, dato cioè il peccato originale dell'uomo, Dio non può e non deve esistere.
“L’unica cosa buona di Dio è che non esiste”.
E così, sarcasticamente Sciascia fa parlare un suo personaggio: mentre ti nego, ti affermo.
Non se ne esce fuori.
Ma allora quando da Roma giunge l’invito a ‘lasciarsi stupire dalla realtà’ cosa si intende veramente?
Si intende plagiare e volgarizzare Heidegger, il maestro di Rahner, il maestro dei gesuiti che stanno protestantizzando la Chiesa Cattolica.
La realtà, in quanto tale - ammesso che qualcuno sappia dire esattamente cosa sia - a me personalmente non stupisce, sgomenta.
Mi risulta come un groviglio inestricabile di contraddizioni.
Ma Heidegger e il suo discepolo Rahner questo volevano spiegarci: che l’essenza - quella malsana abitudine a domandarci (con gente qualunque come san Tommaso, per esempio) cosa sia questa cosa o persona che ho davanti - va sostituita con cosa si sente di essere questa persona o cosa che io ho davanti.
Nel suo dasein, il suo perché.
Allora va bene quando rispettosamente il deputato si rivolge agli onorevoli colleghI e alle onorevoli colleghE, ovvero alle onorevoli colleghe che si sentono colleghi e agli onorevoli colleghi che si sentono colleghe, ovvero agli onorevoli collegH - che ancora non hanno deciso”.
Senza desinenza, perché senza differenza.
Altro che lasciarsi stupire dalla realtà e dalla differenza.
Ciò che conta è il tutto uguale a tutto, cioè nulla.