"Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura"

E.Dickinson

È a disagio e turbato.
Il turbamento, allora come riesce ad esserlo egualmente ora, è fondamentalmente legato ad un abbandono.
“L’unica cosa che conta è amare ed essere amati” recita la scritta di uno dei miei contatti.
E, nel loro proprio ‘stato’, in altissima percentuale, tutti si dichiarano felici o dolenti, allegri o delusi in misura direttamente proporzionale allo stato - appunto - di abbandono, ovvero di ‘acchiappo’, riguardo qualcun altro.
Interessante campione demoscopico, il profilo utente che ciascuno ritiene di mettere in mostra anche su un minimo indicatore social come può essere il numero telefonico!
In certi giorni, su queste frasette che vedo pubblicate, mi ci passo del tempo a meditare.
Cosa potrei fare per loro, mi dico quando leggo sconsolate dichiarazioni stile de Musset?
Nulla. Proprio nulla.
Tranne prendere atto che ieri - in cui i social non esistevano - e oggi, le persone nulla hanno di differente.
Resta sempre e comunque - a qualunque latitudine e periodicizzazione storica - un generale e diffuso stato d’attesa.
Ai tempi della scuola ricordo avevo affisso, assieme ad altri, una fatidica frase di Pavese nei corridoi (allora si usava così, era appena passato il ’68):” Qualcuno ci ha forse promesso qualcosa
Allora perché aspettiamo”?
È per questo generalizzato senso di attesa e - più spesso di quanto si creda - relativa disillusione che mi sono appassionata alla Liturgia, in particolare al sacramento dell’Eucarestia.
C’è stato infatti un tempo in cui - era il Natale di 2020 anni fa - veniva posto un limite al vacuo e già allora diffusissimo domandarsi ‘verrà dunque qualcosa o qualcuno a salvarci’?
Erano, infatti, tutti profondamente annoiati.
Come alle feste di de Musset o a quelle che sembrano tanto mancarci oggi a causa delle zone rosse.
Annoiati, o meglio, ‘tediati’ come coloro che - lui per primo - si spostavano sulla scena di orge (sia pure d’alto bordo), sale da gioco, nonché corse di cavalli a Parigi.
C’è stato un tempo, dunque, in cui si manifestò una esplicitazione di una salvezza.
Salvezza di cui ancora si parla…
Talora confondendola con le jeep blindate che varcano il Brennero cariche di vaccini anticovid - più o meno funzionanti, non si sa - e ci vengono mostrate sui nostri schermi TV esattamente come l’avanzata dei ’nostri’ in mezzo alle guerre contro i ‘cattivi’ di epoche da west ovvero da star wars.
Come dice il governatore della Campania: puro stile ‘sbarco in Normandia’.
Il sarcasmo, altre volte fastidioso di questo personaggio, nello specifico è oltremodo calzante ed appropriato: vedendo le riprese con taglio epicheggiante propinateci i giorni scorsi per narrarci di alcune casse di medicinale che, una volta arrivate su 4 ruote in auto, sarebbero poi state rispedite a mille destinazioni, anche vicine al punto di origine, via aereo, mi sono chiesta: È l’entrata del Messia a Gerusalemme?
Talora, invece, capita che la ‘salvezza’ - vergognandosi un po’ di non poterla offrire in fialette conservate a meno 75° - viene annunciata da qualche sacerdote nelle omelie a messa.
Atto dovuto… soprattutto in questo periodo! che è quello natalizio.
Ma… almeno le jeep blindate che scavalcano le Alpi, stile elefanti in assetto di guerra di Annibale, sono indicatrici di una salvezza da ‘qualcosa’ e orientata a produrre ‘qualcosa’.
Invece di questo Cristo, descritto e stancamente indicato come salvezza nelle chiese semideserte, nessuno riesce a capire contro cosa o per che cosa viene a salvarci.
Considerato poi che non arriva nemmeno con un mezzo blindato dai vetri oscurati…
È un fatto che, se non ci viene indicato ‘qualcosa’ da cui essere salvati, la salvezza non ci interessa. Fosse anche quella di uno che - per offrircela -   è andato a morire.
Credo che, oggi, come ai tempi di de Musset, la scoperta di quanta noia, ovvero tedio come lo chiama lui, al di là e oltre ogni virus, siamo tutti assediati e avvolti ci metta in grado di comprendere che occorra una salvezza. Molto più di una-per quanto auspicata dal profondo del nostro cuore - cura.
Noi siamo profondamente addormentati, e così, il grande Annoiatore, il Noioso diabolico, nessuno lo nota più.
Nessuno vuole veramente nulla, nemmeno la salvezza - a meno che non sia una medicina che ci permetta di tornare a dormire - se, dormendo sotto l’effetto ipnotico di cibo e ozio in dosi massicce, di essere grandissimi annoiati non ci rendiamo conto.
Ma la questione è tutta lì: il tedio.
Che indica, senza se e senza ma, che occorre una salvezza.
Cioè: la a sconfitta della noia, che sia i cibi, sia gli amori dispensano - di default - a chiunque in qualunque tempo.
La salvezza ci occorre perché, noi, da soli, siamo noiosi e ci annoiamo.
Mortalmente.
Occorre che il ‘mortalmente’ sia esplicitamente cancellato.
Il solo e sempre essere te e gli altri sempre e solo gli altri, è uno stallo insormontabile, da soli. Ne vorrò capire di più e meglio dandomi da fare, finché il sito resterà aperto, ad ascoltare le parole di chi ne sa certo più di me, soprattutto Ratzinger, com’è che questa noia ‘mortale’ è l’inganno di cui non ci accorgiamo.
Eppure, è già vinto.

Buon Anno Nuovo