"La questione non è dimostrare
o meno che discendiamo dalle  scimmie;
quello che va tenuto fermo è di non risalirci"

Gustave Flaubert

Il motivo - bontà sua - della grande affermazione è stato sintetizzato immediatamente in due parole: “per il suo valore sociale” e - ancora, bontà sua - “ideale”.
Volendo fare gli auguri a chi dedica un po’ di tempo a leggere questa pagina, ovvero ai tanti amici a cui spedirò una letterina, val la pena precisare che guardare alla religione o ai suoi riti, esclusivamente dal punto di vista delle sue funzioni - sociali, culturali, psicologiche - equivale, relativizzandone l’assoluto che la costituisce, a distruggerne completamente il significato.
La lettura della fede, caratteristica dell’epoca moderna, è sempre condotta attraverso ‘equivalenti funzionali’, costruiti e progettati da una subcultura decadente impregnata di naturalismo, individualismo e pura e semplice volontà di dominio.
In essa, il concetto di creazione, peccato originale, forza redentrice della sofferenza sono ‘arrangiati’ a pure velleità per aspiranti suicidi.
Andare tutti a Betlemme, invece come sollecita papa Benedetto XVI, è moto del cuore e dell’intelligenza per uscire dalla sponda delle nostre consuetudini e impaludamenti di cuore e mente.
Andando a Betlemme, compiamo il passaggio da quella posizione di fede che è stoico e nichilistico conformarsi al fato.
Quel conformismo travestito da ‘capacità di accettare i condizionamenti che il reale porta con sé ‘, e che ha visto i cristiani, in questo frangente tragico, tragicamente defilati.
Pronti solo a obbedire alle cose più insulse (come raccogliere le offerte al momento della post-comunione, quando tutti sono ancora perfettamente nel posto preciso dell’Offertorio, ma, ipocritamente, non ‘contravvenendo’ alle ‘norme’.  E snaturando totalmente il senso liturgico del gesto della colletta il cui   motivo d’essere è in contemporanea all’Offertorio).
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, su tutti i fronti.
Compresi i convegni e gli ammonimenti basati sul fantomatico sì al reale che in verità altro non è che puro conformismo e vuoto di pensiero.
Che un determinato ‘rispetto della legge’ nulla c’entri con l’amore di Dio, è stato Kant a spiegarcelo, convinto che legalità non coincida affatto con moralità, lui per primo.
Come augurio che faccio a tutti, ricordiamo con Papa Benedetto che “adorare il Signore, è aprire il mondo alla, verità, al bene, all’amore”.
Perché in gioco c’è - appunto - sempre e solamente la verità.
La verità, fuori da ogni funzionalismo legato ai parametri dei tempi, è il solo mezzo con cui la ragione, cioè l’uomo e la donna, possa mantenersi fedele a sé stessa.
Sarà Natale quando finiremo di parlarci addosso, e, uscendo di qui, apriamo il mondo al vero al bene al bello!
Sappiamo che “Dio non ci lascia soli in questo gioco che è la verità: è Lui, infatti, che l’ha progettato e gli ha dato inizio”.

BUON NATALE!

"(…) Dio non ci lascia soli in questo gioco che è la verità: è Lui che l’ha progettato e gli ha dato inizio.
Egli ci segue sempre.
Tramite la creazione ci rivolge incessantemente la parola, purché noi vogliamo udirlo e vederlo, e ci dice: "Cercatemi"!
Egli nella storia di Abramo ci ha dato le regole e ci ha rivelato gli indizi grazie a i quali possiamo trovarLo.
Egli stesso ci cerca affinché noi possiamo cercarLo
Ha disceso tutta la scala delle distanze esistenti tra Lui e noi, fino a farsi uomo, fino a farsi bambino.
Nel bambino Egli diventa visibile così com’è, vale a dire come amore che può fare cose straordinarie.
Che ha tempo, Lui che non è nel tempo, per essere Lui stesso uomo.
Egli diventa visibile come libertà che è capace di un tale agire.
Come onnipotenza che perciò può seguirci.
Tutt’al più noi riusciamo ad ammettere un Dio sconosciuto che in qualche modo possa garantire la statica o la meccanica dell’Universo, mettendo in movimento il tutto.
Ma un’onnipotenza in cui Dio si abbassa a conoscere ciascuno di noi, si occupa dei nostri destini, si fa piccolissimo… è qualcosa di troppo audace, questo noi non glielo consentiamo, la nostra emancipazione lo rimuove.
Transeamus usque Bethlehem: andiamo a Betlemme si sono detti l’un l’altro i pastori.
In questa notte la Chiesa vuole che questa esortazione trovi spazio e risuoni nei nostri cuori.
Ci invita a metterci in cammino, a passare dall’altra parte.
Per trovare Dio è necessario proprio questo: passare, passare dall’altra parte, trovare un passaggio.
Perché Dio è diverso da come siamo noi.
Noi spesso viviamo senza guardare a Lui.
Nel bambino però Dio, il suo modo di essere sono più che mai evidenti.
Chi comincia a capirlo, cade in ginocchio.
Ed è colmato dalla grande gioia che l’Angelo ha annunciato nella notte santa: Guardate, nella città di Davide è nato per voi il Salvatore"!

(card. J. Ratzinger, Omelia per la Messa di mezzanotte, Natale 1980)

 

(immagine: Beato Angelico)