"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Mai dimenticherò la mia bambina più grande, quando a due anni e mezzo, china sulla sabbia di un mare invernale con la usa mantellina blu ed il piccolo foulard sulla testa si dilettava a giocare in riva al mare.
Era un piacere guardare: Scavava piccole buche e poi con il secchiello pieno d’acqua tentava di riempirle. Tutto questo è andato avanti per una bella mezz'oretta serena, quando… d'un colpo il mare ha alzato i toni… si è leggermente gonfiato ed alzato arrivandole vicino ai piedini con fare discretamente più burbero rispetto a prima.
Ed ecco d’improvviso rotto l’incanto. Quello che fino a qualche istante prima era un buon amico, di colpo tramutarsi in un pericolo minaccioso!
Fine del gioco sereno e stupore misto a terrore smarrito davanti alla nuova situazione in cui nulla era più come prima.
Non molto peggio, ma semplicemente nulla era più come prima.
Delusione e sdegno con accompagnamento di pianto dirotto correndo verso la mamma.
Eppure, era stato così bello giocare con lui ancora cinque minuti prima...
Questo è il cambio di scenario a cui tutti siamo spesso costretti ad assistere, pur restando apparentemente immutati i protagonisti e le ambientazioni delle nostre vicende.
Un certo giorno quello che era andare a messa, non è stato più quello che era.
L’importante fu non sostituire bruscamente attori e spettatori.

 

I

(…)

oggi si presenta e si impone come Novus Ordo Missæ qualcosa che non è stato mai sottoposto al giudizio collegiale delle Conferenze; né è stata mai voluta dal popolo (e men che meno nelle missioni) una qualsiasi riforma della Santa Messa. Non si riesce dunque a comprendere i motivi della nuova legislazione, che sovverte una tradizione immutata nella Chiesa dal IV-V secolo, come la stessa Costituzione Missale Romanum riconosce.
Non sussistendo dunque i motivi per appoggiare questa riforma, la riforma stessa appare priva di un fondamento razionale, che, giustificandola, la renda accettabile al popolo cattolico.

 

II

Cominciamo dalla definizione di Messa che si presenta al par. 7, vale a dire in apertura al secondo capitolo del Novus Ordo: «De structura Missæ».
«Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote præside, ad memoriale Domini celebrandum.
Quare de sanctæ ecclesiæ locali congregatione eminenter valet promissio Christi “Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum” (Mt. 18, 20)».
La definizione di Messa è dunque limitata a quella di «cena», il che è poi continuamente ripetuto (n. 8, 48, 55d, 56); tale «cena» è inoltre caratterizzata dalla assemblea, presieduta dal sacerdote, e dal compiersi il memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il Giovedì Santo.
Tutto ciò non implica: né la Presenza Reale, né la realtà del Sacrificio, né la sacramentalità del sacerdote consacrante, né il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico indipendentemente dalla presenza dell'assemblea.
Non implica, in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali della Messa e che ne costituiscono pertanto la vera definizione.
Qui l'omissione volontaria equivale al loro «superamento», quindi, almeno in pratica, alla loro negazione.
Nella seconda parte dello stesso paragrafo si afferma - aggravando il già gravissimo equivoco - che vale «eminenter» per questa assemblea la promessa del Cristo: «Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum» (Mt. 18, 20).
Tale promessa, che riguarda soltanto la presenza spirituale del Cristo con la sua grazia, viene posta sullo stesso piano qualitativo, salvo la maggiore intensità, di quello sostanziale e fisico della presenza sacramentale eucaristica.
Segue immediatamente una suddivisione della Messa in liturgia della parola e liturgia eucaristica, con l'affermazione che nella Messa è preparata la mensa della parola di Dio come del Corpo di Cristo, affinché i fedeli «instituantur et reficiantur»: assimilazione paritetica del tutto illegittima delle due parti della liturgia, quasi tra due segni di eguale valore simbolico, sulla quale torneremo più tardi.
Di denominazioni della Messa ve ne sono innumerevoli: tutte accettabili relativamente, tutte da respingere se usate, come lo sono, separatamente e in assoluto.
Ne citiamo alcune: Actio Christi et populi Dei, Cena dominica sive Missa, Convivium Paschale, Communis participatio mensæ Domini, Memoriale Domini, Precatio Eucharistica, Liturgia verbi et liturgia eucharistica, ecc.
Come è fin troppo evidente, l'accento è posto ossessivamente sulla cena e sul memoriale anziché sulla rinnovazione incruenta del Sacrificio del Calvario.
Anche la formula «Memoriale Passionis et Resurrectionis Domini» è inesatta: la Messa è il memoriale del solo Sacrificio, che è redentivo in sé stesso, mentre la Resurrezione ne è il frutto conseguente.
Vedremo più avanti con quale coerenza, nella stessa formula consacratoria e in generale in tutto il Novus Ordo, tali equivoci siano rinnovati e ribaditi.

(fotografia: pavimento di chiesa antico)