"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Te ne saresti stato sicuramente meglio a fissare il soffitto anziché la pagina di quotidiano.
Ma, tant'è….
Nonostante determinate cose sembrino appartenere al passato e tu pare possa sopravvivere - sia pur malconcio - ad esse, smettendo di contarti le ammaccature, basta un fondo pagina scritto chissà per quale motivo da un cronista annoiato dal virus e, il passato si piazza nel presente, proprio qui nei 50 mq in cui sei costretto a vivere.A causa di quel passato stesso.
Giù sotto, mentre rientravo dalla spesa, una signora imbavagliata incontrandone altre due, imbavagliate come lei, in attesa per comperare il pane, se ne usciva allegramente, beata lei! così: “Tutti con ‘sta mascherina, tutti mascherati! Sembriamo un eterno carnevale”!
Il Carnevale fuori stagione è stato la stagione del personaggio di cui Giancarlo Perna - sul quotidiano illusoriamente comperato per ‘evadere’-, si è sentito in dovere di ritirar fuori dal cassetto la vicenda.
In maniera incredibilmente oscillante tra lo scherno ed il riconoscimento, tra il ringraziamento e la sarcastica presa radicale di distanza, in mancanza di altri argomenti, l’autore condivide l’idea della signora che il carnevale si estenda spesso su altre dimensioni temporali.
Dopo aver (pelosamente?) dato atto all'ex governatore della Regione Lombardia di aver operato ottimamente per la tutela e sviluppo della Sanità Lombarda, difendendolo, da chi sostiene che oggi pare far acqua da tutte le parti, spingendosi ad affermare che, senza di lui, sarebbe stata sicuramente peggio, ecco che l’afflato laudatorio si stempera immediatamente nel colore delle giacche del personaggio.
E fosse solamente un pensiero alle giacche da croupier … no, c’è tutto un sequel di narrazioni che, standosene confinati - senza nemmeno aver subito una condanna ai domiciliari - in 50 mq, lontano da cose e persone care esclusivamente - o quasi - per merito suo, non lasciano indifferenti.
Ci ricorda Perna:
“Un annetto fa è stato definitivamente condannato a 5 anni e 10 mesi.
Motivo: aver favorito i suoi amici della sanità privata, in cambio, non di mazzette, ma di una vita dorata alla Briatore, tra Caraibi, yacht e drink, che fa a pugni con la sua leggenda di casto baciapile.
Per come la vedo io - prosegue il giornalista - Formigoni non è stato guastato dai soldi, ma dalla vanità.
All'apice della popolarità, indossava abiti sgargianti da gigolò, il parrucchiere di fiducia in ufficio, il fatuo vaneggiamento di quei capi tribù africani che indossano la divisa da ammiraglio con feluca per darsi un’aria da Orazio Nelson. Una volta che lo intervistai, all'ultimo piano del Pirellone, dopo un largo gesto su Milano ai suoi piedi, mi disse pomposo: “Sono la quarta potestà d’Italia, dopo il premier, il ministro degli Interni, e quello dell’economia”.
Aggiunse: “Sono il politico più popolare di sempre”.
Reiterò: “Posso tutto. Fare il ministro, il commissario UE, il presidente del Consiglio”.
Non pensando di stare vivendo una personale finestra sul Carnevale, Perna prosegue tentando una spiegazione ‘logica’: “Si era bevuto il cervello, pensando che le vacanze esotiche, i Rolex, i festini fossero donativi dovuti alla sua maestà irraggiante, come gli ex voto d’argento che ornano la Madonna di Pompei”.
E, conclude:
“Affogando il celeste ha trascinato nell'abisso i suoi innegabili meriti”.
Questi ‘meriti’, forse, correttezza vorrebbe vadano ascritti alle migliaia che lo hanno votato, credendo in lui: ricordo, solo en passant, la bambina, allora 5 anni, affiancata alla madre cui - purtroppo ai tempi - sfuggiva totalmente la differenza tra Carnevale del calendario e quello spalmato su tutti i periodi dell’anno, chiedere fuori messa, assieme a lei che volantinava: “Puoi votare Formigoni, per favore”? “E’ un mio amico”.
Grazie a Perna e alla signora sotto casa, oggi è tornato Carnevale.
Un tragico Carnevale: per il virus che ci sta angariando e per averci parlato di un personaggio così poco amato dai suoi stessi difensori da non esser mai stato avvertito, da essi per primi, di quel qualcosa che si chiama scollamento dalla realtà/paura di crescere, delirio.
Forse perché ne erano affetti esattamente quanto e come lui.
E, non si è mai visto un cieco guidare in slavo uno zoppo, da che mondo è mondo, mi pare.
Il discorso di Perna - se insisto è per non ridurre al solo patetico il dramma che vivo assieme a milioni di altri oggi - è partito da meriti/demeriti della Sanità lombarda, ma - andando a vedere - oserei dire c’è un file grande come il cosmo intero che riguarda tutta la sanità nazionale e non.
Nonostante un ‘piano prevenzione pandemia’ stilato già da più di cinque anni, nonostante uno Spillover più che campanello d’allarme, già di 10 anni fa fondato sulla scorta di dati scientifici inoppugnabili, non della fantasia di un autore, oggi mancano - ovunque, in giro per l’Italia - posti in terapia intensiva come le più banali mascherine.
Una cosa però è certa: non resterà una pagliacciata da Carnevale aver creduto in un Ideale.
Come non è uno scherzo di Carnevale, oggi, pagarlo personalmente e senza colpa.