"Ed ecco la mia vita
Giunta sino all’orlo
Come un vaso d’alabastro
Infrango innanzi a Te
"

Boris Pasternák

Tra i 50mila in isolamento quindi non ho riscontri emotivi/affettivi speciali.
Allora perché ogni qual volta in TV si affacciano le immagini in diretta dei codognesi a spasso (pochissimi, a dir la verità) con mascherina e a debita distanza uno dall'altro, ovvero mentre l’intervistatore urlando chiede da oltre i posti di blocco come va, mi comincia a scendere una lacrima dall'occhio sinistro?
Mi commuove senz'altro, come commuove immagino tutti gli altri milioni di italiani che sostano in questi giorni davanti agli schermi televisivi il fatto che tante persone debbano dipendere dall'esito di un tampone e dal fatto di esser stati una o più volte al bar con taluni ora in reparti di isolamento.
Sì, senz'altro questo banale accadere della morte tra le righe della nostra quotidianità che più quotidiana non si potrebbe immaginare, là dove uno se ne stava portando il bambino all'asilo, oppure facendosi una partitina a carte con gli amici pensionati mentre la Cina con le sue immense distese e popolazioni sembrava così lontana, incide.
E senz'altro la lacrima a questo riguardo ci sta.
Poi, però, ho cominciato a pensare che - almeno per me - ogni diretta dalla zona rossa risvegliasse qualcosa d’altro.
E per la precisione: il cordone sanitario stesso.
Il fatto che - di colpo - chi era di qua, con noi, ora è di là distinto da noi.
E mi coglie improvviso il pensiero di quanti milioni di cordoni sanitari intercorrano nella vita ordinaria ogni qual volta l’altro in quanto ‘altro’ ci disturba anche solo con il suo semplice ostinarsi a cercare una verità per noi scontata e per lui non tanto.
Il vero cordone sanitario è sempre tra di noi e il ricercatore prematuramente scomparso Overton lo aveva cominciato a delineare molto acutamente.
È esattamente quello spazio (lui parla solo di finestra attraverso la quale l’Inthinkable diventa Policy, né più né meno) dietro il quale chi già è giunto al Policy ritiene di dover confinare chi si ostina all'Inthinkable o a qualche grado appena dopo di esso.
In poche parole: concetti comunemente ritenuti non accettabili o lontani dalla propria cultura e visione del mondo, adeguatamente filtrati ed introdotti secondo metodiche massmediatiche congruenti, devono giungere a diventare accettabili e perfino legalizzate, ritenute consone all'ordinamento pubblico con cui un popolo si sta immaginando e difendendo.
Un esempio molto palmare potrebbe essere l’aborto.
Oppure l’omosessualità, una volta, solo nel 1973, definita dall'OMS malattia ed oggi sdoganata perfino nelle cerchie che si ritengono di ispirazione religiosa.
I cordoni sanitari - in realtà esistenti da sempre - fanno di più che isolare interi paesi coi loro chioschi, bar, trattorie, scuole e grandi magazzini.
Viene da piangere perché vedere un codognese tenuto a distanza da un vetro immaginario ma realissimo che lo metta in quarantena e lo distingua da noi ‘sani’ risveglia immagini dolentissime di intere famiglie attraversate da altrettanti cordoni sanitari di igiene esistenziale.
Là dove per esempio, un gruppo di sei persone dove da sempre una, la madre, si è dedicata anima e corpo, rinunciando a ogni cosa a cui tenesse per tenere compatto il gruppo e confermarlo nella sua identità di gruppo, di colpo diventa un gruppo di cinque più una, la madre stessa appunto.
Questa figura viene improvvisamente posta al di là di uno schermo divisorio invisibile agli occhi grezzi dei passanti distratti e senza la diretta TV che ne sancisce l’isolamento, ne viene costretta a vivere tutte le conseguenze.
È stato steso un cordone sanitario: tu di qua e noi di là.
E perché?
Nessun sintomo virale all'orizzonte.
Solo il rifiuto di condividere un Inthinkable che nel frattempo il potere (sì anche all'interno delle famiglie esistono i giochi di potere) ha portato a divenire normalità.
E accade di vedere che cinque su sei decidano di isolare l’unico elemento altro del gruppo dicendogli addirittura: ”la NOSTRA famiglia va in vacanza. Se tu vuoi (cioè se ti adegui) potrai accedere anche tu. Se non restatene sola”.
Nella Codogno prêt-à-porter che è sempre lì, dietro l’angolo per ogni bisogna.
La famiglia, si sa, non è un concetto puramente parentale: esistono proprio come ‘famiglie’ anche tanti movimenti, gruppi, sistemi relazionali che si basano su ideali, non solo sul sangue.
Anche lì, si inciampa in infinite quantità di cordoni sanitari, certo non volontari, ma per questo motivo non meno drammatici e distruttivi.
Basta avere un’idea che contrasta con l'asset raggiunto dal gruppo, talora molto distante da quello pensato da chi il gruppo stesso aveva fondato, per ritrovarsi in quarantena.
Una quarantena ‘molle’ senza volto, fatta solo di contatti fallati, rinviati, fatti cadere come da una vetta altissima.
E intanto, come diceva Chomskji che per altro non condivido in assoluto, l’acqua bolle. È un fuoco basso e il bollore sale di un piccolo grado alla volta.
La rana è serena e si gode il bagnetto.
Poi, d’improvviso, è cotta.
Morta e pronta all'uso digestivo.
Accendere la TV non è mai stato solo un distrarsi.
Il più delle volte quando la si spegne pezzi di vita e di equilibrio personale conquistato a fatica leggendo o banalmente ragionando, se ne sono andati. Che si abbia visto film da Oscar o banali vendite all'asta di porcherie senza valore.
Oggi si vede Codogno.
La zona rossa.
E il cordone sanitario.
Anche quello che passa, qui, dentro la stanza, dentro l’amicizia e l’amore in cui si è.