"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Ma mentre riflettevo - anzi a esser precisa mentre correvo, che è il momento in cui i pensieri mi diventano più lucidi - ho realizzato che a esser creative oggi non sono le minoranze, bensì la maggioranza. Il contesto culturale in cui noi viviamo è appunto la creatività, o meglio la sua versione depotenziata, o cialtrona a ben vedere: tutto quello che ti viene in mente ha diritto di cittadinanza, tutto quello che senti devi esprimerlo, tutti i desideri che hai, per il solo fatto che li hai, hanno il diritto non dico di essere soddisfatti, ma almeno hanno dignità, solo perché tuoi desideri (Anche io vorrei essere una campionessa olimpionica di maratona, vincitrice del Nobel della letteratura e Dottore della Chiesa e anche una modella di Victoria’s Secret e la sceneggiatrice di The Marvelous Mrs. Maisel: invece sono una normale e se penso che è colpa del mondo ostile, è una patologia psichiatrica. Lo stesso se voglio avere un figlio e sono maschio, se voglio volare e non ho le ali, cioè se voglio sfondare con i miei desideri i limiti che la realtà mette).
Questo clima culturale in cui siamo immersi, questo brodo, che io chiamo la palude dell’inconscio ha radici culturali che hanno attecchito nel ‘700, e sono fiorite nel dopoguerra, ma insomma non vorrei spericolarmi in un terreno non mio. Fatto sta che le cose oggi stanno così: è il mondo della pubblicità della Vodafone, tutto intorno a te.
Questa postura nei confronti del mondo non poteva che toccare anche la Chiesa. Anche nella Chiesa mi sembra che si faccia fatica a obbedire, che molti vogliano piuttosto esprimere sé stessi, che non farsi tramite della grazia di Dio. Più che tubi per incanalare la grazia a volte noi credenti ci facciamo tappi, e non facciamo entrare gli altri. Per esempio, qualche mese fa a Verona sono andata a messa e il sacerdote ha detto al momento della consacrazione “Lo diede alle sorelle e ai fratelli e disse questo è il simbolo del mio corpo”. Sarebbe stato bello vedere quello che avrebbe fatto Muller, col suo metro e 90, a quel sacerdote…
Anche in molti altri casi mi sembra che le minoranze siano rimaste aderenti alla dottrina mentre la maggioranza del paese - e questo si sa - ma anche la maggioranza o piuttosto i vertici delle gerarchie ecclesiastiche sono stati “creativi”. Per esempio, prendiamo il caso della battaglia contro le unioni civili: rispetto a una legge che - oggettivamente e insindacabilmente - è contro la Verità della Chiesa sull'uomo e sulla donna, molti anche nelle gerarchie hanno preferito ascoltare la loro sensibilità piuttosto che il Magistero. Ci sono sacerdoti che dicono che il Catechismo induce le persone al suicidio: l’idea è che se il catechismo scontenta qualcuno, insomma, va cambiato.
Io invece non voglio essere creativa, voglio essere obbediente: a rendere creativa l’obbedienza è il fatto che pochi cercano di praticarla.
Prendiamo l’esperienza del Monastero Wi-Fi .E’ stata la cosa meno creativa possibile: preghiera del rosario, messa, adorazione del Santissimo, catechesi. Eppure, davanti alle Basiliche c’era la fila, duemila persone e oltre, venute da tutta Italia. E non per un protagonista, tanto meno per me che non ho tenuto nessun discorso, ma per la gioia di essere nella Chiesa, modello basic davvero. Cioè quello che abbiamo ricevuto, senza fiocchi, abbellimenti, modifiche. La Chiesa deve ritrovare l’orgoglio di essere sé stessa, della sua bellezza: l’umiltà dei singoli è fondamentale, ma ci vuole anche l’orgoglio di essere parte di un corpo che è la Sposa di Cristo. Immaculata ex maculatis. Se entro nel Duomo di Orvieto io oltre a sentirmi piccola e peccatrice, mi sento orgogliosa di essere parte di una grandezza che non mi appartiene, alla quale però partecipo.
Poi, certo, il rapporto con Cristo non è mai una questione di maggioranza, di appartenenza, di grandi numeri, di identità. Il rapporto con Cristo può essere solo personale, è unico, è viso a viso con una persona. E in questo senso questo momento particolare della storia della Chiesa secondo me è una grande opportunità: riappropriarci di questo rapporto con il Signore facendo ciascuno di noi un cammino individuale, una ricerca amorosa del suo volto, cercando vie, aprendo relazioni e rapporti, recintando spazi per l’incontro con lui. E poi cercare momenti di confronto con altri che fanno la stessa ricerca, per capire come metterci davanti alle domande che la realtà ci mette davanti. In questo anche i social sono preziosi. Per esempio, io ammetto tranquillamente che le idee su molte questioni importanti me le sono chiarite confrontandomi con delle persone che stimo, a volte anche via Facebook o mail… per esempio sulle unioni civili, sulla fecondazione assistita, sul fine vita tante volte ho precisato la mia posizione parlando con le amiche.
E poi, non perché devo andare alla festa del Timone, volevo dire che il Timone su tante questioni mi ha aiutato ad avere la posizione giusta, con il suo amore fermo alla Chiesa e al Papa, e la sua chiarezza dottrinale. I dizionari pubblicati per esempio sono strumenti preziosissimi, anche l’ultimo uscito, il dizionario dei luoghi comuni redatto da Scandroglio. Un’arma di difesa infallibile contro il rimbambimento, un invito a usare l’intelligenza.
Lo stesso devo dire per alcuni libri pilastro come Ipotesi su Gesù, di Vittorio Messori, appena ripubblicato in edizione tascabile con la premessa del 1992 e una nuova introduzione (ce l’ho, ma me lo ha fregato mio marito, appena riesco glielo tolgo dal comodino): un corpo a corpo di un uomo colto e intelligente che alla fine del combattimento decide di abbracciare la fede proprio perché ha verificato come la ragione e la storia la confermano e la rendono più forte. Un libro oggi più necessario che nel 1976, quando in quel clima culturale doveva mostrare come la fede non fosse contro la ragione. Oggi invece serve a spiegare a tutti, anche ai non credenti, che la ragione va usata.