"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Ai suoi piedi un bel tappeto rosso e dal negozio di articoli infantili che lo sponsorizzava, musiche natalizie a manetta. Dozzine di passanti bloccati davanti al pancione dell’uomo in rosso a guardare estasiati altrettanti di loro - bambini se non in piccolo numero - che si facevano la fotografia abbrancicati al dubbio interprete della dubbia farsa.
Ma che faceva tanto New York.
Scavalcato il Babbo Natale, so poteva credere di essere salvi e invece... sulla città e nelle sue vie si stendeva la gigantesca rete di un gigantesco Luna Park: scivoli giganti da acquapark estivo, luminarie e banchetti di ogni genere, bande con sbandieratori tanto bravi quanto cronologicamente fuori posto, e così via di confusione in confusione generale.
E, quindi, ti ripassano le immagini dei film americani dove - appunto - il Luna Park natalizio lo vivono da anni ed ormai - come sempre più avanti di noi - sono giunti a dichiarare a piena voce l’impossibilità di reggerlo.
Di “ Natale” che vuol dire “Nascita - Natività” non resta che un convenzionale accorpamento di fonemi.
Ci si mette il telegiornale a rendicontare come, eliminando appunto ogni contenuto del termine che non sia il puro suono, si stia svolgendo una unificazione planetaria su quanto un tempo era segno scandaloso di novità, se non di diversità: dal Bambino, che nulla pare più entrarci col giorno della sua nascita, si è passati all'albero come espressione politicamente corretta e indistintamente condivisa di festa a tutte le latitudini.
Ora, finalmente, è Natale per tutti: dal deserto della Libia alle case da tè del Giappone, tutti festeggiano Natale perché tutti hanno l’albero.
Orrendo, di latta come a Milano, o fatto di migliaia di bottigliette di plastica a sfondo gretesco rivendicazionista come quello musulmano, ecco finalmente l’appropriazione universale  del simbolo neutrale dell’albero, divenuto però - nel suo rendere il Natale consumabile da chiunque a qualunque religione si ispiri - distruttivo di ogni memoria dell’albero di una volta.
Albero che un tempo era il segno della venuta di Cristo secondo quanto dice il Salmo: ”Battano le mani gli alberi tutti della foresta: ecco viene il Salvatore” e con le sue mille lucine tra i rami indicava la Luce che ha vinto le tenebre.
Allora il Natale lo si attendeva molto di più a casa, magari seduti rannicchiati a lato proprio dell’albero mentre dall'altro lato della stanza occhieggiava il presepe. Si passavano le lente ore buie che precedono il solstizio d’inverno, l’antico Dies Soli, facendosi raccontare, nel tepore  di casa propria, le storie che ogni abete natalizio raccontava ai bambini senza necessariamente costringerli in strada a farsele raccontare da figuranti vestiti di rosso.