"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Sta di fatto invece che il seminario è una delle rare istituzioni che, resistendo al tempo, crea ancora degli uomini.
Diciamo ‘uomini’ che, una volta creati, una volta fatti, non possono, non sanno essere altro e tali saranno finché sono.
Nessuna scuola, nessuna milizia può vantare l’energia creativa posseduta ed esercitata da un seminario.
Si può avere la natura sfuggente ed anguilliforme di un Rénan, quella asciutta e tagliente di un Loisy, quella storta ed amara di Turmel, ma chi è stato seminarista, anche non più di tre anni, gli resta nell’anima tutta la vita.
Con che non c’è da pensare Dio sa a quali romantiche dolcezze e magiche seduzioni, non c’è da scrivere né dissertazioni teologico-ascetiche, né elogi manistico-omiletici della vita in seminario.
No, tutto vi è molto comune, molto quotidiano. Senza offendere nessuno, molto opaco. Come sono, in fondo, le cose sincere, naturali, reali. Com’è la vita naturale e la vita soprannaturale stessa, quando son veramente vissute e non soltanto descritte o studiate.
Il Seminario, istituzione nata dalla Controriforma e sostanzialmente rimasta intatta, da qualche secolo fornisce annualmente alla Chiesa una leva di sacerdoti che su tutta la faccia della terra si riconoscono fratelli, non solo degli stessi studi, ma degli stessi sentimenti. La vita in un seminario trascorre assai semplicemente. Una meditazione al mattino, ma tutte le mattine; trecentosessantacinque per anno.
Altrettanto o poco meno di prediche.
Aggiungi esami di coscienza, letture spirituali, ritiri mensili, letture a refettorio, visite alle chiese, esercizi spirituali due volte l’anno, ammonimenti, ore e ore di silenzio ecc. ecc...
Contemporaneamente con la macchina spirituale e suggestiva e con la macchina disciplinare e normativa, funziona l’altra macchina, non meno importante delle scuole.
Tu esci-per semplificare- dal Direttore spirituale, incappi nel Rettore; ti salvi da questo, eccoti dietro il Professore. A te pare d’esser unito con Cristo, e ti si fa osservare che, ancora, ti metti le dita nel naso o tieni le mani in tasca, grave maleducazione. Ti correggi ed emendi, sei già devoto, sei già educato; ahimè sei però corto a scuola.
Il seminario pare una cosa da nulla, con quell'aria trasandata, polverosa, inattuale, inelegante.
Ma è il luogo dove si chiede, senza parere, il massimo ad un uomo.
Gli si fa norma quotidiana d’un vivere eroico.
Eppure, pochi luoghi sono così allegri.
Il seminarista- s’intende qualora sia entrato spontaneamente e spontaneamente ci resti- è essenzialmente lieto.
Non si preoccupa di nulla.
È al suo posto: ed è questa un’impressione talmente rara tra gli uomini!
È felice.
Un seminarista, nel volto timido e sfuggente, tra spaventato ed astratto, ha come nota fondamentale la contentezza.
Se s’incomincia a ridere in seminario, si dura per serate intere.
E ci sono serate sui libri, in seminario con un Crocifissetto sullo ‘sgabuzzino’ e una Madonnina accanto che vincono qualsiasi più dolce sera di piacere o di superbia, sono tanto serene, cordiali, care, profonde, gentili.
Quanti sono stati in seminario, non ne sono usciti più.
Ci hanno lasciato il cuore, come la giovinezza, come nel loro paradiso terrestre.