"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

- dove tutti siamo tesi e imbruttiti dallo smog - non mi credono quando lo esigo e, invece, qui nel luogo di vacanza dove mi trovo, prima ancora di aprire bocca mi blocca il cassiere: ”Non lo chiede lo sconto degli ultrasessantenni”? premesso questo non esaltante fatto, una signora parecchio anziana in coda subito dopo di me chiede se, nelle consegne a casa, vale sempre lo “sconto della vecchiaia”.
Lo “sconto della vecchiaia” ha avuto risonanze metafisiche a dir poco turbinose…
Che cos'è la vecchiaia, in linguaggio politicamente non corretto (come ‘over 60’ vorrebbe essere) ma icasticamente realistico?
E che cosa può venire scontato alla vecchiaia?
Forse il fatto di averci creduto, nella vita intendo, al punto di essere arrivati ad una cassa di supermarket dove ti ‘premiano’ con la mancia del 10%?
Ed è così che, mentre raccatti le tue cose nel sacchetto e te ne vai verso casa, ti si innesca una serie di pensieri, che - forse - senza lo “sconto della vecchiaia”, nemmeno ti saresti posta.
C’è un punto di rottura che tutti quotidianamente percepiamo anche se pochi lo manifestano.
Almeno, la signora dietro di me alla cassa, lei era una di questi.
Ma questo punto di rottura non è legato all'età e agli sconti che essa si è meritata.
È legato a quello che Freud chiamava ‘l’istante infelice’.
Ed era - secondo il padre della psicoanalisi - la dimensione inebriante ed irredimibile in cui vive il ‘selvaggio’.
Ovvero: l’attimo come orizzonte ultimo.
Ecco perché ‘infelice’: l’uomo, infatti, non può comprimersi mai in nessun attimo, per quanto esaltante e liberante di tutte le sue pulsioni sia, pena smettere di essere uomo.
O donna, ovviamente.
La mistificazione della parola felicità in voga, ha fatto sì che felici siano ritenuti esclusivamente i cultori del piacere.
Piacere inteso in senso ampio: vedi processi per corruzione e simili.
Piacere che - tutti lo sanno - come nasce, l’istante dopo è già finito.
Tutto inscritto esclusivamente nell'istante.
L’istante infelice.
Cioè la vita del selvaggio.
Colui che rifiuta vincoli, regole e rinvii del proprio soddisfacimento egoistico in vista di una bene più grande che però - ahimè - sia posticipato, almeno di qualche momento.
La civiltà insomma ha un suo costo.
Ma, a quanto pare, Freud per esempio, non ha mai preteso che non lo si pagasse.
Non solo perché per lui curar nevrotici era la fonte principale di guadagno, ma perché nevrotico, nel senso di saper trattenersi sull'orlo dell’istante infelice, è sinonimo di civile.
A meno di optare per lo psicotico.
Che non ha più nessun problema di civile o incivile: vive semplicemente una realtà parallela.
Fai la coda alla cassa del supermarket e ti trovi a considerare come la prima mistificazione in ordine alla felicità umana passa per il ‘vecchio’ e la vecchiaia.
Infatti, essa è scandalosamente legata alla durata: memoria a lungo termine a volta persino fastidiosa, rughe che indicano sequenze di istanti, quelli però mai cancellati, piaceri sì, ma anche tanti dispiaceri: la vita insomma.
E non un filmino della vita.
Perdere la vita a favore del filmino della vita e, quindi, perdere noi stessi in favore di avatar implacabili prima di tutto con noi stessi, è legato al fatto di aver spento la parola verità.
Chi attacca l’uomo non parte combattendo l’uomo.
Parte combattendo l’idea che una verità esista.
E il castello di carte vien giù tutto da sé.
Cosicché il ‘passato-anziani’ e l' "avvenire-giovani" non possano ordinarsi mai in un sistema intimamente coerente e rifulgere, come invece può e deve essere, come gli anelli di un'infrangibile catena ideale che unisce le generazioni e sospende la storia umana al pensiero di Dio.
Sì, '‘istante infelice vigila con la sua maschera di felicità a buon mercato - come quelle sbracate di un qualunque gay pride - perché tutto questo non accada.
E’ l’economia a breve termine di Caritas in veritate, quella per cui Benedetto XVI deplora: “L’appiattimento delle culture sulla dimensione che nel breve periodo possa favorire l’ottenimento di profitti, nel lungo periodo ostacola l’arricchimento reciproco e ogni dinamica veramente collaborativa”.
Chi si ferma un attimo e si permette un’occhiata tutt'intorno non vede che cumuli di istanti infelici, anche là dove lustrini e colori smaglianti, vorrebbero significare baldoria.
E guardando un figlio - l’istante più infinito e quindi meno infelice al mondo per una madre - non può capacitarsi di sentirlo dire: “E se tu sei rimasta sola dovrei occuparmi io di te”?
Per chi brama percepire ancora un po’ di magnanimità non resta che farsi un giro al supermarket.
Non resta forse che lo sconto della vecchiaia.

(immagine: Arthur Hacker in jeopardy)