"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Fare la minestra e l'uso improprio di noi stessi

Dobbiamo certamente - se qualcuno ce ne fa domanda - mettere in luce il perché e il percome di determinate scelte.

La cosa drammatica, tuttavia, accade quando all'interno di un gruppo, di un’amicizia, di una famiglia per così dire ‘ispirata’ a determinati principi - almeno così si potrebbe presumere dalla qualifica che si attribuisce - si ‘esiga’ di vedere le ragioni di quello che uno afferma.
Nel senso che, evidentemente, chi  fa la richiesta, le ragioni non le vede più.
In questo caso ‘chiedere ragione’ spesso non è altro che affermare, surrettiziamente, che ragioni non ci sono e ‘perché mai’ tu, o loro, vogliate averla questa ragione. Ovvero perché tu o gli altri non siate semplicemente come dico io.
Insomma dibattere per l’acquisto di una casa, per scrivere un capitolo di scienza nucleare, per scoprire in che modo una torre sta su piuttosto che cadere, qui sì occorrono delle ragioni.
La cosa fuori luogo è quando una persona cara ti dice, riferita al semplice fatto che esisti: ”Tu vuoi sempre aver ragione”.
Tu stai vivendo, non stai inventando un nuovo treno ad alta velocità, eppure diventa così intollerabile il tuo modo di vivere stesso che ti viene gridato: ”Tu vuoi sempre aver ragione”!
E se così fosse?
Infatti, siccome la ragione delle cose esiste, talora capita di incontrarla e quindi non ci sarebbe che da cambiare e tentare di imitare chi, pur non essendo - quell'altro - sempre e solo noi, unico nostro vero ed ultimo punto di riferimento e criterio di metodo assoluto.
Certamente, se è di verità che si parla, non sarà assolutamente il frutto o il parto della mente pura e semplice dell’altro. Infatti - ricordava Benedetto XVI - la verità non è ‘merito nostro’.
Per rendere tutto più semplice, taluni hanno in maniera più o meno acquiescente e consapevole, deciso di passare ad una ben precisa posizione: negare che qualunque verità esista.
Allora in questo caso si diventa impositivi pur affermando che LA verità se esistesse farebbe violenza alle coscienze, si pretende che il fatto che non possa esistere la verità venga obbligatoriamente considerata lei come LA verità.
E si torna a capo.
Un esempio è la rabbia e il maniacale discredito che si vuole gettare sul World Family Congress di Verona.
Ci sono taluni che ritengono si possa essere ‘cattolici’ ma pretendere che non si dica che l’utero non va dato in affitto, che la famiglia è la forma fondamentale di socialità umana ed il luogo primo dove mettere al mondo dei figli, che la famiglia è quella che da sempre è stata, quella cioè dove ci sono un padre e una madre biologicamente tali, che le relazioni di coppia che soggiacciono “all'uso creativo dell’ultimo tratto intestinale” (Silvana De Mari, medico, psichiatra, scrittrice nonché relatrice al prossimo WFC) oltre che non dignitosamente umane sono anche dannose.
Il vecchio Aristotele diceva che se A non è uguale ad A e pertanto A non è diverso da B (negazione del principio di non contraddizione) sta praticamente comportandosi come un tronco: non può semplicemente parlare più di  nulla.
Parla, questo è possibilissimo, anzi attuale, senza però dire nulla.
E quanto del nostro vivere quotidiano sembra abitato da enormi tronchi…
Tronchi e basta anche se si agitano e si scalmanano da mattina a sera.
La cosa che però più mi stupisce è questa necessità di un redde rationem opposto a persone come la propria madre che hanno dato la vita per te.
Siccome è evidente che hanno fatto una scelta di campo incredibile (quella guarda caso più contestata al prossimo Congresso delle Famiglie di Verona), cioè che ‘fare la madre’, ’rinunciare’ a - se non tutto, moltissimo - per i propri figli - dedicarsi insomma - ecco che, percependo una motivazione che va ben oltre i propri ristretti ed egoistici modi di intendere tutto, viene urlato: ” tu vuoi avere ragione” .
Mentre  tu - magari - te ne stai semplicemente in cucina a girare il minestrone.
Cucinare un minestrone - soprattutto se per i propri cari - è una provocazione illimitata di libertà che, evidentemente, nessuna manager o donna in carriera può sbandierare.
E qui si genera il conflitto.
Ma non tra una questione od un'altra da porre sul tappeto e da discutere, come in un cantiere dove si sono trovate delle infiltrazioni di acqua là dove dovrebbero piazzarsi delle nuove pavimentazioni.
Qui il conflitto - sotto la falsa veste del ‘tu vuoi avere ragione’ - scaturisce da un non meglio chiarito quanto però non meno doloroso: ’Tu non PUOI avere ragione’!
Altrimenti - forse - invece che andare a gettare le ore in dubbi locali per dubbi happy hour dove far spazio solo ed esclusivamente al proprio narcisismo, si potrebbe essere afflitti dal dubbio se starsene a casa, a girare la minestra, non sarebbe forse meglio.

(immagine: H. MATISSE, 1908. La stanza rossa)