"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Ora, lui non c’è più da tanto tempo ma, mentre salivo in funivia a Soprabolzano in una domenica smagliante di sole e colori, la sua voce chiara e distinta echeggiava insistente come fosse ieri.
Prima di riconoscere il gigante che appariva all’orizzonte dal finestrino della funivia, come tale, la sua massa, la sua imponenza, la sua bellezza avevano attivato un ricordo e col ricordo indistinto prima ma poi sempre più chiaro, una voce: quella di mio padre che ne storpiava il nome.
Ed infatti, come tutti in funivia indicavano, in fondo allo squarcio di verde e pinete quello che si notava da lassù, era il Catinaccio.
Montagna che ha sovrastato pensosa per anni le nostre vacanze di bambini.
Pensosi anche noi, se pure bambini.
Quella che sentivo era proprio la voce di papà sgorgata da un banale automatismo visivo, esattamente come un automatismo olfattivo, il profumo di madeleines, attivava per Proust l’universo intero.
Domenica, osservando a lungo quella sagoma rocciosa, ho ripensato alle nostre lontane vacanze di famiglia.
Era un ricordare, certo, ma non era solo l’attivazione di un ricordo.
C’era qualcosa di più.
Il di più si chiamava struggimento.
Era iniziato al mattino quando, puntuale alla sua apertura, mi presentavo al museo di Otzi, la mummia del Similaun ritrovata nel 1991, il 19 settembre, durante una passeggiata in quota di una coppia, al confine tra Val Venosta e Austria.
Al museo tutto era, ovviamente, predisposto e organizzato da museo.
E che bel museo!
Una sequela di immagini, studi, dati e documentazioni inventariavano per i visitatori la quantità di notizie che il ritrovamento aveva fornito alla scienza e all’umanità intera.
Veramente un ritrovamento rivoluzionario: basti pensare che, grazie ad esso, l’età del Rame è ormai anticipata di un millennio.
C’era anche Otzi, naturalmente, chiuso in un contenitore sigillato che mantiene la temperatura a quella consona a non farlo disgregare in mille pezzettini dopo aver tenuto botta per ben 5350 anni!
Ma da dove, in tutto questo affastellamento di reperti e rendiconti scientifici, proprio lo struggimento?
Lo struggimento, come un fenomeno politicamente (e scientificamente...!) molto scorretto, mi ha preso visionando un filmato che andava a ripetizione, sul recupero della mummia.
Appena riportata la notizia, da Innsbruck si alza un elicottero di medici legali e si attiva come da protocollo, il recupero salma.
Ma... sorpresa! Non si tratta di morto qualunque... è un cadavere sì, ma come di pergamena! E infatti doveva essere molto antico, pensavano tutti: disidratato dalla neve e liofilizzato dal ghiaccio.
Probabilmente un soldato della prima guerra mondiale!
Era, invece, molto ma molto più antico.
Tuttavia nella sua lontananza temporale da noi, una ripresa sfugge al cameraman ed eccolo subito contemporaneo: un medico gli dà la mano.
Sembra un'asettica manipolazione di routine sanitaria, ma, in un magico rapidissimo attimo, cinque dita calde piene di vita si infilano tra quelle rattrappite dal rigor mortis di una mano sideralmente piovuta dal buio del passato.
Nello spasmo della morte, forse Otzi realmente aveva cercato una mano a cui aggrapparsi e guardando il filmato - mi dicevo: - ”eccola arrivata”!
5000 e passa anni azzerati in un attimo solo.
L’attimo in cui il vivo e il morto, lassù, contro i dirupi e il cielo delle vette, si danno la mano...
Così, da tempo passato a tempo passato, la mia restituzione l’ho avuta in funivia: il Catinaccio mi restituiva una voce, proprio come una mano sbucata dal mai più, a stringere la mia, che brancola così tanto, anche se non si deve dire perché anime candide potrebbero turbarsi: e sei tu, papà.