"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Mi ha subito colpito e poi qualche tempo appresso ho dovuto fotografarla.
Tagliando via ovviamente tutto il resto del messaggio promozionale che mi interessa zero.
Mi interessa che qualcuno parli di ‘Opera’ ed evidentemente non solo in senso musicale anche se si è scelto di suggerirne l’idea tramite la bacchetta roteante di un direttore d’orchestra.
Il senso dell’Opera’ è ampio: va dallo stupore per un movimento emotivo come quello derivato dalla musica a quello in senso ‘costruttivo’ trovandosi di fronte qualcosa di ben congegnato e rappresentativo.
A livello architettonico ingegneristico ma anche a livello architettonico razionale.
“Opera omnia” è come si indica la ‘summa’ del pensiero di qualcuno che ha abbracciato vari settori del conoscere.
‘Opera’ è anche, modestamente ma infinitamente, la vita di ognuno di noi.
La differenza tra una ‘vita - opera’ ed una ‘vita - così’ sta tutta nel cambiamento.
Al proprio interno e, nostro malgrado, al nostro esterno, verso chi ci cammina accanto.
Non esiste una misura matematica o statistica per quantificare questo cambiamento.
Certamente esiste il fatto che, invece di guardare semplicemente, qualcuno, noi, abbiamo cominciato anche a vedere.
Sarebbe importante  proprio anche solo questo piccolo upgrade: dal guardare al vedere.
Certo, l’ideale sarebbe vedere come vede Dio.
Ma anche solo smettere di aprire gli occhi su macchie colorate che ci scorrono dinnanzi e iniziare a distinguere cose - persone - dolori - gioie - bellezze - bruttezze in maniera specifica e piena di voglia di abbracciarle, questo lo considero un grande traguardo.
Un’Opera, anziché puro scorrere del tempo.
Tempo che fugge a più non posso e - alla fine - se un’Opera non era, nulla ci resta tra le mani.
Si fanno purtroppo solo bilanci, come si fanno gli scatoloni e i bagagli per i traslochi.
Traslocando, tutto quello che deve essere infilato in uno scatolone per essere delocalizzato, ovvero tutto quello che in realtà non entrerà mai negli scatoloni perché l’altrove successivo non può contenerlo, pare chiedere conto se era stato usato per un’opera o per una vita così.
E, se era opera, non ti sembra di perdere nulla, sia pure dovendo lasciarlo.
Non sono una 2.0 e, quindi, a malapena sono riuscita a mettere in un sito un ‘archivio’ di cose sparse che non mi piaceva tenere chiuse nel PC.
Ho espresso un articoletto settimanale per la home page, anche - ultimamente - perché servisse da introduzione ai files delle conversazioni subequatoriali.
I tre che restano li metterò tutti insieme cosicché chi (Patrizia in primis) si arrischierà ad ascoltarli, avrà tempo per lasciarli srotolare con la calma delle ferie.
Non so se dopo le vacanze mi rimetterò a ‘comunicare’ ogni settimana come fatto finora.
Non so nulla di quello che accadrà a nessun livello.
Però parlare con Patrizia, che si è svelata poi non essere la sola a leggere queste righe, è stato carino.
Inoltre ritengo che qui, nel discorso sulla Libertà, con cui tutti i corsi di Antropologia che si rispettino devono concludersi, si  trovi la destinazione vera di ogni discorso.
Parlare dell’essere, e tutelare a spada tratta la metafisica, ci piace perché ci piace scoprire a quale grandezza di possibilità è chiamata la nostra libertà.
Io personalmente non so quanto ci sia riuscita, ma non è un problema.
Il problema, per me, un problema pari in bellezza allo stesso vivere, è, prima di tutto, dirlo.
Buone vacanze.

 

Libertà 1

 

Libertà 2

 

Libertà 3