"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Cercherò di proseguire nelle brevi delucidazioni che mi paiono funzionali all’insieme.
“L’essere ad occhio non nudo non lo vedo” confidava negli anni Quaranta del Novecento ai suoi allievi del seminario di Venegono, monsignor Carlo Figini.
Colpisce molto come, da quella che ha tutte le apparenze di una simpatica boutade, trapeli in realtà un ‘vissuto’ di doglianze che - mutatis mutandis - si apparenta con quelle di un cattolico ‘deluso’ del secolo precedente al suo, Alphonse de Lamartine:
“La vita è una triste cosa che non riesco a capire”.
Il secolo XIX, secolo che sul suo finire appunto potremmo definire del ‘modernismo’.
La frase ‘non vedo l’essere’, è frase che, tramite una bonaria ironia, si assume magari involontariamente, l’onere di fungere da critica verso eccessive ambizioni che l’essere umano potrebbe nutrire.
Del tipo di quelle dei bambini, quando dicono di aver visto l’America senza esserci mai stati o di stare regalando alla mamma una corona da principessa mentre le pongono sul capo un semplice nastro colorato.
O, ancora, del tipo del ‘disincanto’ figlio di un kantismo strisciante e mai risolto, nonostante le orge di idealismo che hanno tentato di venirne a capo: la realtà ‘vera’, ‘ultima’ di quello che io incontro e vivo, senz’altro non potrò mai incontrarla.
E qui si apre per molti - come apparentemente unica risorsa nonché ultima spiaggia - il filone emotivo/sentimental/pietistico di una fede e di un cattolicesimo che tentano di continuare ad essere in extremis quello per cui in realtà fin dall’inizio erano fatti: la salvezza dell’uomo.
Una salvezza alla portata ormai soltanto di chi ‘prova ‘ determinate cose, di chi ‘sente alcune esigenze’, di chi ‘ha la grazia della fede’…
Di chi è un ‘bravo ragazzo’ o ‘una brava ragazza’, insomma.
Tuttavia, come insegnano i titoli di alcune recenti pubblicazioni,  “Le brave ragazze vanno in cielo quelle cattive, dappertutto”: avere delle esigenze di purezza, onestà, sacrificio, è evidente, non paga.

 

Lezione 1 - parte 2

 

Intenzionalità