"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

E io, da madre con il solito delirio di onnipotenza delle madri che vogliono a tutti i costi fare il bene dei loro figli, quella depressione volevo farla sparire.
Ma come?
Più fissavo il muro così bianco ed opprimente nel nulla che esso ostentava nella camera della casa che ci sarebbe stata sequestrata di lì a qualche anno per ragioni che soltanto una persona pura di cuore -dopo averle commesse- ci potrebbe raccontare, e più sentivo che quel candore minacciava i risvegli della mia adorata ‘bambina’ spingendola per forza a dichiararsi depressa…
Dunque: il muro.
Il muro doveva smetterla di accogliere lo schiudersi degli occhietti tanto amati con quella sua ottusa bianchezza!
E mi stavo impegnando ormai da giorni a renderlo degno di un sogno, anche una volta terminata la fase REM e tornata la fanciulla all’amara realtà quotidiana.
Ecco l’idea geniale: la dolce creaturina sarebbe stata accolta ad ogni risveglio da grappoli e grappoloni di romantici glicini violetti e indaco, che io mi andavo preparando a distribuire a colpi di pennello sul biancore diffuso.
Certo, essendo una profana di ogni arte pittorica, l’impresa mi si palesava alquanto ardua… forse per questo mi capitava di mio sostare a lungo in assorta contemplazione di cosa mai dovessi fare con quei disegni, pennelli e tinture, in quell’assolato pomeriggio di Luglio.
E, forse, visto il mio apparentemente inerte sostare davanti ad uno stupido muro, prese l’ardire di entrare dalla finestra spalancata il vicino che bighellonava qua e là.
Ma la realtà è -come per l’altro amico che nella puntata precedente mi aveva rivelato il suo personalissimo ‘metodo per salvare matrimoni’ (non mi si chieda però che fine abbia fatto poi il suo…)- che io devo avere qualche dote nascosta per cui a tutti quelli che non riescono a connettere parole con cose (piccoli deficit funzionali, che a me non disturbano più di tanto, se contenuti, ovvio…) venga voglia di farmi confidenze profonde di stampo quasi metafisico, oserei dire.
Me ne stavo lì, dunque, considerando quanto poco romantici fossero i miei grappoloni di glicine finora prodotti e quanto difficilmente quella loro aria di sconfitta a priori nei confronti del mondo che io avevo loro trasmesso, avrebbe potuto dare la spinta che tanto desideravo alla mia creatura per sorridere al nuovo giorno, che ecco, l’ombra in controluce e, poi, lui stesso, il vicino.
In quel giorno di assolata caldura sarda, fu così che il vicino, uomo separato da anni, cominciò a dirmi quanto per lui fosse un dolore -per quanto incredibile considerato quanto poco asceta per questo fosse lui poi diventato- questa separazione dalla moglie.
“Ma -e qui toccò l’apice della poesia nella sua non richiesta spiegazione- “dopo tutto mia moglie per me non era altro che un posacenere! Che cosa potevo pretendere? Che non mi lasciasse? Guarda, lei era un posacenere e stava sopra quel mobile lì, entrando in casa”.
Così facendo indicava qualche invisibile posto che vedeva solo lui alla sua sinistra.
“Un giorno son rientrato -proseguì- e quel posacenere lì, sul mobile, non c’era più”.
Quando fa caldo come in questi giorni e, in contemporanea, penso che non potrò mai più godermi il mio affresco sulla parete come del resto il fresco di tutta la casa, fatta sparire, puff! con autentico colpo di magia da colui il quale, senza nemmeno gli fosse chiesto, l’aveva donata alla nostra famiglia, bè ecco, mi torna a mente questa sconsolata espressione sul volto del vicino.
Di più: mi torna in mente come questo tale fosse stato per anni e anni invitato a ‘edificare’ coi suoi racconti, ‘testimonianze’, schiere di giovani universitari di un tale ‘Movimento’ e di come io ogni volta, pur trovandolo simpatico per raccontare barzellette inorridissi al pensiero… Però teniamo conto che io -secondo taluni- ero (e sono) una ‘moralista’.
(Grazie a Dio)!
Claudel definiva il matrimonio ‘un sacramento dell’impossibilità’, e la  donna una ‘promessa che non può essere mantenuta’.
Che dire se la moglie di costui, in realtà, avesse fatto di tutto per apparire un posacenere e poi…così, di punto in bianco, avesse deciso di essere altro?
Cioè un essere umano?
Forse esattamente quello che pensava già di essere per lui quando gli permise di metterla incinta prima delle nozze e poi gli scodellò due figlie una dietro l’altra…
Che sfacciataggine! Credere di essere una persona quando invece si è dei banali posacenere…
Comunque il matrimonio è veramente una cosa impossibile e la donna una promessa che non può essere mantenuta. Ma perché?
Perché -spiega Ratzinger nel suo volume su san Bonaventura- l’uomo è nostalgia di Dio.
Nostalgia di Dio che il dottor serafico interpreta come distintiva dell’esseri dotati di ragione.
Essere dotati di ragione significa non vedere i confini del proprio amore, della propria relazione in quelli dello ‘status naturae purae’.
Il problema si estende quindi al seguente: ”Può essere che l’uomo, esattamente come gli animali, le piante, le cose, (in questo caso, i posaceneri) realizzi la sua natura a prescindere dalla ricerca di quella beatitudine che è naturale aspirazione di tutto ma non può identificarsi con tutto?
E’ questa sottile, ma fondamentale, linea di separazione quella che ci fa distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è, al di là della forma esteriore di alcuni individui che talora può sembrare anche umanissima.
Essere dotati di ragione infatti è comprendere che parlare di fede -e penso ai malcapitati giovani ascoltatori incapaci di argomentare- non è uguale che avere la fede.
La fede infatti è ‘amor ordinatus’, ovvero come dice Agostino’ omnis amor virtus’.
Per alcuni, compresi tanti ‘cristiani’ e persino sacerdoti, altro non è, questo ‘amore’, che finalmente concedersi una gratificazione, un meritato(?) svago dai doveri(?) quotidiani, una zona franca dove mettersi comodi e sbattere il proprio io malato di narcisismo in faccia al/la proprio/a compagno/a.
Non basta aver letto delle argomentazioni sul bisogno che abbiamo di Dio per poi ritenere che questo bisogno sia veramente alla base di quanto mettiamo in piedi, vedi matrimoni, o di quanto dichiariamo, vedi amore.
Chi, oltre a dare l’assenso (dopotutto che difficoltà è? la fede è così ragionevole!) non dà tutto se stesso a ciò che dichiara credere essere la verità, in realtà non può che posare infiniti posaceneri su infiniti mobili.
E poi, tra un posacenere e l’altro, flagellarsi pubblicamente.
La parola ‘virtus’ tranne che per alcune squadre sportive, è considerata espunta dal vocabolario corrente.
Solo però da una vita ‘ordinata’, capace di mettere ogni particolare al giusto posto, ci consente uno spostamento effettivo dall’atteggiamento di chi semplicemente ‘conosce’, a quello di chi ama.
Da quello di chi ha occhi per vedere solo posaceneri a quello di chi ha occhi per meravigliarsi.
Anche della propria moglie, così banale, così ‘moglie’ e basta.
E’ facile altrimenti che, non solo la donna -quanto tragicamente si vede in continuazione nelle cronache- la quale ne è il memoriale più vistoso ed importante, ma nessuna promessa possa mai  essere mantenuta.