"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Ma si possono ritrovare benissimo.
Almeno penso…
In Quaresima si legge il libro dell’Esodo.
In esso, Dio, attraverso il grande evento della liberazione dall’Egitto e facendolo peregrinare per quarant’ anni nel deserto, va formandosi un popolo secondo il suo cuore.
Che in Dio coincide con l’intelligenza.
Quando è un po' che il popolo eletto cammina, avanza e si trascina, ecco che vengono impartite delle nozioni fondamentali per il futuro vivere come popolo di questo Dio e non di altri dei qualunque.
C’è un capitolo, il 23mo, che mi incanta perché, alla conclusione di una lunga lista di norme , alcune molto impegnative e vincolanti (“non molesterai il forestiero”; ”non maltratterai la vedova o l’orfano”; “se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole”; ”non bestemmierai “; ”non ritarderai l’offerta di ciò che riempie il tuo granaio”; “ti terrai lontano da parola menzognera”; “non farai deviare il giudizio del povero”; “non accetterai doni perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti”; ecc. ecc.) ecco che il Dio che ha creato cielo e terra ordina: ”Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo”…
Potrebbe sembrare che il Legislatore supremo, conoscendo appieno l’animo umano, dia per scontato che il ‘nemico’ (essendo, appunto, un essere umano -dico io-) non valga nemmeno la pena di stare a riprenderlo qualora commetta atti indebiti, persino verso le sue stesse bestie…
Sembrerebbe che ci venga comunicato un anticipo di certezza circa l’inanità degli sforzi a cimentarsi con chi è ‘nemico’.
Certo, l’Antico Testamento, distingue nettamente tra chi è del ‘popolo eletto ’ e chi è estraneo, quindi ‘nemico’ tout-court.
Tralasciando la svolta impartita a questa concezione ristretta di noi/altro da noi che Cristo impartirà in maniera memorabile, quello che mi colpisce è questa importanza data all’asino, forse proprio perché del ‘nemico’.
Infatti è più il tempo che -sovente- si perde a tentare di ragionare con chi si chiama fuori da ogni perimetro condiviso di certezze e di speranze, direi, che il tempo che invece si può meglio spendere per le vittime di questi campioni di orizzonti ristretti: per esempio, i loro asini.
Quanti asini sotto pesi imposti loro senza pietà, magari col consenso della bestia stessa: sono ciuchi, dopotutto !
Pesi enormi, che il ‘nemico’ mai porterebbe e che tu, cercando di fartelo ‘amico’ non ti accorgi che all’asino lo stanno già sfracellando …
Ecco, il grande spirito pratico del popolo eletto! Ci informa che è meglio guardare ai danni che -nel suo insipiente modo di vivere- può fare il ‘nemico’, piuttosto che involtolarsi in discussioni infinite con lui.
Dopo ore e ore di campagna elettorale, cioè di attacchi a ‘nemici’ vecchi e nuovi, l’asino è lì che quasi stramazza.
L’asino, cioè noi, coloro i quali vorrebbero un suolo su cui vivere e non solo su cui ricevere telefonate di vendite di abbonamenti alla luce, al gas o a un’altra società telefonica.
Una terra dove a scuola non si sia costretti a crescere sotto il tamburo battente di grandi ma vuote parole come quelle udite, e stigmatizzate, da Dostoevskij durante un viaggio in treno nel ‘lontano’ (ma quanto poi lontano….?) 1873: ”Un signore -ci racconta nel suo Diario- all’aspetto mondano ed ingegneresco, aspetto –comunque- tetro, ma con un morboso desiderio di avere chi lo ascoltasse si richiamava con incredibile frequenza alle scienze naturali ed alla matematica. Lui era il solo a parlare mentre gli altri non facevano che ascoltare: ”Io insegnerò a mio figlio ad essere un uomo onesto e basta!” con l’evidente convinzione che le buone azioni, la morale e l’onestà siano qualcosa di dato ed assoluto, che ci si può sempre trovare in tasca senza fatica, né dubbi, né perplessità.
C’erano ufficiali, dei vecchi e delle signore coi figli grandicelli.
E, tutti, nel lasciarlo, lo ringraziarono caldamente. Una signora, madre di famiglia vestita con una certa eleganza e assai carina, dichiarò che solo adesso avesse capito come nella sua anima prima non ci fosse ‘nient’altro che vapore’.
Questo signore non era di sicuro né un mascalzone né un furfante. Soltanto non capiva assolutamente nulla dei problemi che s’era accinto a risolvere.
La verità -continua un grande Dostoevskij- sta sotto gli occhi della gente per cento anni di fila, e nessuno se ne impadronisce, ma corrono tutti dietro qualcosa di inventato, proprio perché quella essi considerano come qualcosa di fantastico e di utopico.
A questo mondo è caduto completamente l’assioma che la verità sia la cosa più poetica che ci sia al mondo; anzi che è più fantastica di quanto potrebbe immaginare con le sue bugie l’abitudinario cervello umano”.
Cosa più poetico quindi del muso buono di un asino che paga col suo peso spropositato sulla schiena  l’indifferenza intorno a se stessi e alla propria coscienza del ‘nemico’?
Forse, più poetica dell’asino è solo la donna, sembra suggerire l’ortodosso quindi non più -per quanto religiosissimo- uomo dell’Antico Testamento, Dostoevskij.
L’asino e la donna si fanno compagnia, non c’è dubbio .
Pur ostentando una discutibilissima ansia di diventare uguale all’uomo, secondo la sottoscritta, non c’è poi molto da guadagnare per le donne in questa ‘battaglia’.
Per via –come dice Dostoevskij stesso, e scusate se è poco….-- di quella “tenacia, serietà ed onore, ricerca della verità e sacrificio, da sempre più elevato nella donna russa  (ma anche non solo russa, dài……) che negli uomini”.
E -continua Fedor- : ”Nonostante tutte le deviazioni attuali (chissà se vivesse oggi, dico io…) le donne dicono meno menzogne, molte anzi non mentiscono affatto, mentre non esistono quasi uomini che non mentiscano.
La donna vuole più seriamente dell’uomo l’attività per l’attività stessa, e non solo per apparire.
Davvero, non sarà da questa parte che dovremmo aspettarci un grande aiuto”?
Conclude il Grande Autore.
Io pure sono ‘questa parte’, come lo è l’asino.