"L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera"
(Richard Bach)

Era nel 1974 e io mi trovavo esattamente a mezzo tra l’anno in cui avevo lasciato il grande amore dell’adolescenza (della vita?) e l’anno della maturità, della fine della giovinezza.
Di lì a poco partivo per il Nord, l’Università, il matrimonio.
Quell'anno, nel corridoio del Liceo, divenuto oggi location di lusso per start-up di lusso, circolavano studenti con, sotto il braccio, l’LP:
I buoni e i cattivi”
Nome premonitore, per me, forse, ripensandoci oggi.
Ma chi ci pensava, allora?
Sono passati tanti anni ed io, che cantavo spesso per i fatti miei, camminando, cucinando, giocando con i miei bambini (nati in frotta ed in fretta…), non canto ormai più da moltissimo tempo.
Me ne sono accorta mentre, leggendo due giorni fa la notifica che ho perso dopo tutto il resto, la mia casa che mi verrà confiscata a breve, mi sono rimessa a cantare ...
Cantavo?
Sì, cantavo: “MENTRE TU SEI L’ASSURDO IN PERSONA/E TI VEDI GIA’ VECCHIA E CADENTE RACCONTARE A TUTTA LA GENTE / DEL TUO FALSO INCIDENTE”
Cantavo gridando la reminiscenza di quei giorni con l’LP sotto il braccio nei corridoi del Liceo.
E a squarciagola.
E mi sentivo liberare da un peso.
Un peso terribile.
Quel peso che per non volerlo riconoscere come tale, stava rischiando di trasformare tutta una vita, una vita anche bella nel suo genere, niente più che in ‘un falso incidente’.
Mi ha fatto bene gridare più bennatamente possibile, cioè con la sua stessa rabbia anni ’70.
Mi sono però anche gridata a me stessa:


“A questo punto non devi lasciare
Qui la lotta è più dura ma tu
Se le prendi di santa ragione
Insisti di più.
Sei testardo questo è sicuro,
Quindi ti puoi salvare ancora
Metti tutta la forza che hai
Nei tuoi fragili nervi”.

Quando ho iniziato questo blog/sito o quel che è, desideravo soprattutto non chiudere   in me stessa lo sgomento per la gragnuola di colpi che stavano arrivando: due rinvii a giudizio, fango, tradimenti di cosiddetti ‘amici’(per fortuna solo dei ‘cosiddetti’: ma erano veramente tanti!) allontanamento perfino delle persone care, lettere minatorie, perdita di sostentamento, ultimamente e definitivamente perdita della  mia adorata casa.
Nel frattempo, son venuti anche i ladri - un anno fa - a prendere pure le ultime cose che ancora potevo conservare di mio.
I ricordi dei nonni, dei genitori, dei bambini.
Qui, è finita, dicevo.
Poi, sempre un filo, quello della Speranza che avevo incontrato, mi ha tenuto nonostante tutto attaccata alla vita. Compreso questo blog/sito o quel che è.
So che tanti lo leggono anche se tacciono e non comunicano con la sua autrice.
Lo so dalle statistiche.
E ne sono felice. Mi spiace solo di non poter comunicare cose molto più allegre.
Però qualcosa che può far scoprire ad una persona che se “un giorno si credeva giusta, in un altro si deve ricominciare da zero”.
A 17 anni non si pensava che di questi auguri ce ne fosse veramente bisogno.
Poi un giorno della tarda Primavera 2019, ecco che ti tornano in mente quelle che, forse, non erano ‘solo canzonette’:


“Fatti forza e va incontro al tuo giorno
Non tornare sui tuoi soliti passi
Basterebbe un istante”

 

Quell'istante, spesso così prossimo da poterlo temere, può trascinarti in fondo all'abisso.
Con queste parole vorrei pubblicare, per così dire, l’ultimo atto di tutto quanto già raccontato del dramma nella sezione ‘Kafkiana’.
È calato definitivamente il sipario su quel teatro dell’assurdo iniziato ormai 8 anni fa.
Purtroppo, il sipario cala anche definitivamente su questa mia casa dove ho lasciato gli anni più importanti e, spero, più buoni di tutta la mia vita.
Intendo il dispositivo della Corte di Cassazione con cui si motiva la sentenza del 21 Febbraio scorso.
Quella che ha visto Formigoni finire dietro le sbarre.
E a me, come ultima ruota del carro, rispondere picche alla richiesta di non togliermi l’unico mio bene, la mia casa appunto.
È un documento lungo che, volendo fare un archivio, è corretto pubblicare, ma che per quanto riguarda me, povera insulsa pedina di un gioco molto più grande, si parla soltanto nelle pagine finali.
Capirle - cosa che lascia abbastanza avviliti per l’insipienza con cui si è mossa la mia difesa - non è poi così importante.
Importante è capire che è finita.
Finita l’ambiguità per cui tanti ‘candidi’ come me (per i giovani di oggi, nemmeno più quella) si facevano i filmini degli ‘ideali’.
Prontamente raccolti e portati a livelli altissimi da venditori di fumo, con tonaca o senza.
Idealizzare - come insegna Freud - è fondamentale per sciogliersi dai lacci degli investimenti sul proprio esclusivo ombelico, sulle proprie pulsioni egoistiche.
Ma - spiega Freud - idealizzare non equivale a essere di colpo uomini liberi, veri, cioè a rimuovere ciò che ci angoscia. E da cui, con la scusa dell’Ideale, in realtà non facciamo altro che continuare pervicacemente a difenderci.
L’ideale può servire egregiamente solo a negare un po’ di più e meglio di quanto faremmo da soli quello che non abbiamo risolto.
Per vincere la paura, quella che ci tiene avvinti da dentro, occorre ‘sublimare’.
Che non significa quanto ci ripete la vulgata mistificatoria, dimenticare.
Sublimare vuol dire non accontentarsi semplicemente di spostare su un oggetto più ‘degno’ del nostro egoismo i desideri e amore, bensì modificare davvero quell'attaccamento che è solo e soltanto attaccamento a sé stessi.
Tanti abbiamo creduto, e tanti ci hanno fatto credere, che bastasse idealizzare per cambiare.
Volantinare a tappeto e porta a porta per un modo migliore, vendere giornali sulle strade, fare interventi logorroici nelle assemblee e nei cortei…
Non è affatto così.
E questa è la notizia che ho ricevuto a 60 anni passati.
Ma questa notizia è una grande notizia.
Questa sì, di liberazione.
E vorrei raccontarlo ad una persona che un tempo frequentavo, la quale forse oggi – dietro le sbarre del carcere dove si trova grazie agli ‘amici’ - è tragicamente, per davvero, l’ “assurdo in persona”.
A lui, nonostante tutto, auguro di non spegnersi sotto il suo falso incidente, bensì “Quando ti alzi e ti senti distrutto / Fatti forza e va incontro al tuo giorno”, anche se la luce del medesimo la vedrà per un po’ a scacchi.

 

sentenza cassazione 2019